Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”





Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..  “ Non c’è niente di più profondo di ciò  che appare in superficie “





Pino Ciampolillo


Wednesday, September 13, 2017

2017 13 SETTEMBRE CGA SENTENZA 765 2017 ACCOLTO RICORSO COMUNE NON COSTITUITO 2014 11 SETTEMBRE 3 SETTORE ORDINANZA 48 RIPRISTINO STATO DEI LUOGHI DEHORS LUNGOMARE EUFEMIO 14 ARMETTA GIULIA GERVASI DOMENICO

2017 13 SETTEMBRE CGA SENTENZA 765 2017  ACCOLTO RICORSO COMUNE NON COSTITUITO 2014 11 SETTEMBRE 3 SETTORE ORDINANZA 48 RIPRISTINO STATO DEI LUOGHI DEHORS LUNGOMARE EUFEMIO 14 ARMETTA GIULIA GERVASI DOMENICO 

Numero 00765/2017 e data 13/09/2017 Spedizione

REPUBBLICA ITALIANA

CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
Adunanza delle Sezioni riunite del 13 giugno 2017

NUMERO AFFARE 01083/2015
OGGETTO:

Ricorso straordinario al Presidente della Regione Siciliana proposto da Armetta Giulia, contro il Comune di Isola Delle Femmine, avverso l’ordinanza n. 48 del 11/09/2014, di ripristino dello stato dei luoghi;
LA SEZIONE
Viste le relazioni n. 21871/7.15.8 del 13/10/2015 e n. 8321/7.15.8 del 7/4/2017 con cui la Presidenza della Regione Siciliana - Ufficio legislativo e legale -ha chiesto il parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa sull'affare consultivo in oggetto;
Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Giambattista Bufardeci;

Premesso e considerato
Con atto depositato presso la Presidenza della Regione Siciliana in data 14 gennaio 2015, Armetta Giulia, rappresentata e difesa unitamente e disgiuntamente dagli avvocati Carmela Puzzo e Rosaria Zammataro ed elettivamente domiciliata presso lo studio di quest'ultime in Palermo, ha proposto ricorso straordinario per l'annullamento dell'ordinanza del Comune di Isoladelle Femmine n. 48 dell’11 settembre 2014 con cui le veniva intimato di provvedere "al ripristino dello stato dei luoghi mediante lo smontaggio di un chiosco bar di tipo prefabbricato delle dimensioni in pianta di ml 6,00 x 4,00 per un totale di 24 mq., nonché di un gazebo pertinenziale delle dimensioni in pianta di ml. 7,00 x 7,00 per un totale di altri 49,00 mq. al cui interno risultano realizzati un w.c. donne e handicappati di mq. 4,00 circa ed un w.c. uomini di mq 2,00 circa, il tutto insistente su area demaniale comunale e realizzato in assenza di titolo abilitativo edilizio e della conseguente certificazione di agibilità".
La ricorrente lamenta che il provvedimento è illegittimo per difetto di legittimazione passiva atteso che la stessa non ha realizzato le strutture in questione, non è detentrice delle stesse e non è titolare di autorizzazione alcuna che possa fare pensare che ne sia l’utilizzatrice.
L’amministrazione comunale ha depositato la documentazione utile alla trattazione allegando l’istanza di sanatoria presentata dalla ricorrente, ai sensi dell’art. 36 del d.P.R. n. 380/2001, per il chiosco bar e le strutture connesse in data 23 aprile 2015.
Preliminarmente si rileva che l’Ufficio legislativo e legale nella sua relazione ha ritenuto il ricorso inammissibile in quanto la ricorrente, nel periodo intercorrente tra la notifica dell’ordinanza impugnata e la proposizione del gravame, ha presentato la suindicata istanza di sanatoria e quindi il gravame sarebbe carente di interesse ab origine in quanto l’atto impugnato era destinato ad essere sostituito da altre determinazioni.
Questo Consiglio nell’adunanza del 3 febbraio 2017, in ragione del parere n. 1233/2014 espresso nell’adunanza del 2 settembre 2015 che ha sostanzialmente rivisitato il precedente orientamento in materia, ha disposto la sospensione del parere e disposto che l’Ufficio legislativo e legale riferisse nel merito in tempo utile per la odierna adunanza.
Con relazione del 7 aprile 2017 l’Ufficio legislativo e legale ha rappresentato che la richiesta di conformità ex art. 36 d.P.R. n. 380/2001 presentata dalla ricorrente è stata denegata dal Comune di Isola delle Femmine per silenzio rifiuto.
L’Ufficio ha, comunque, concluso per la fondatezza del ricorso in quanto il provvedimento impugnato va considerato illegittimo avendo erroneamente individuato nella ricorrente la destinataria dell’ordine di demolizione.
Tale conclusione è pienamente condivisibile.
Dalla documentazione in atti è risultato, infatti, che la Armetta non solo non è proprietaria delle strutture di cui le si chiede lo smantellamento, ma non ne ha né il possesso, né la disponibilità ed, ovviamente, l’erronea presentazione della s.c.i.a. non può costituire titolo valido in tal senso.
Condivisibile orientamento giurisprudenziale, recentemente ribadito dal Consiglio di Stato (sez. IV, 12 giugno-16 luglio 2007, n. 4008) , ha affermato che “è vero che i provvedimenti repressivi di illeciti edilizi possono essere indirizzati anche a persone diverse da quelle che hanno materialmente realizzato l'abuso, ma è anche vero che, ai fini della legittimità delle relative ingiunzioni, è sempre necessaria la sussistenza di una relazione giuridica o materiale del destinatario con il bene (in mancanza della quale il destinatario dell'ordine deve intendersi del tutto estraneo alla violazione che si intende sanzionare ed i cui effetti si vogliono rimuovere)".
Nella fattispecie la suindicata relazione è insussistente in quanto la ricorrente, al momento della presentazione della richiesta di accertamento di conformità ex art. 36 d.P.R. n. 380/2001, aveva sottoscritto con il proprietario una semplice scrittura privata cui non era seguita la stipula del contratto di locazione, né la registrazione all'Agenzia delle Entrate, in quanto le strutture risultavano locate ad altro soggetto. A tal riguardo si osserva che le scritture private risultano, infatti, manifestamente inidonee a comprovare l'avvenuto trasferimento della proprietà, se non autenticate né registrate né trascritte (C.G.A., sez. riunite, 3 novembre 2009, n. 433/09).
Alla luce delle superiori considerazioni e della documentazione in atti il ricorso è pertanto meritevole di accoglimento.
P.Q.M.
Si esprime l’avviso che il ricorso sia accolto.

L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Giambattista BufardeciRosanna De Nictolis
IL SEGRETARIO
Giuseppe Chiofalo

C.G.A.ARMETTA GIULIA

Numero 00163/2017 e data 28/02/2017 Spedizione



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REPUBBLICA ITALIANA

CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
Adunanza delle Sezioni riunite del 3 febbraio 2017


NUMERO AFFARE 01083/2015
OGGETTO:


Ricorso straordinario al Presidente della Regione Siciliana proposto da Armetta Giulia avverso l’ordinanza del Comune di Isola delle Femmine n. 48 del 11/09/2014, di ripristino stato dei luoghi;
LA SEZIONE
Vista la relazione n. 21871/7.15.8 del 13/10/2015 con cui la Presidenza della Regione Siciliana - Ufficio legislativo e legale - ha chiesto il parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa sull'affare consultivo in oggetto;
Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Giambattista Bufardeci;


Premesso e considerato
Con atto depositato presso la Presidenza della Regione Siciliana in data 14 gennaio 2015, Armetta Giulia ha proposto ricorso straordinario per l'annullamento dell'ordinanza del Comune di Isola della Femmine n. 48 dell'11 settembre 2014 con cui le veniva intimato di provvedere "al ripristino dello stato dei luoghi mediante lo smontaggio di un chiosco bar di tipo prefabbricato delle dimensioni in pianta di ml 6,00 x 4,00 per un totale di 24 mq., nonché di un gazebo pertinenziale delle dimensioni in pianta di ml. 7,00 x 7,00 per un totale di altri 49,00 mq. al cui interno risultano realizzati un w.c. donne e handicappati di mq. 4,00 circa ed un w.c. uomini di mq. 2,00 circa, il tutto insistente su area demaniale comunale e realizzato in assenza di titolo abilitativo edilizio e della conseguente certificazione di agibilità".
La ricorrente lamenta che il provvedimento è illegittimo per difetto di legittimazione passiva atteso che la stessa non ha realizzato le strutture in questione, non è detentrice delle stesse e non è titolare di autorizzazione alcuna che possa fare pensare che ne sia l'utilizzatrice.
L'amministrazione comunale, con nota prot. n. 9483 del 28/7/2015, ha depositato documentazione utile per la trattazione del gravame, allegando l'istanza di sanatoria presentata dalla ricorrente ai sensi dell'art. 36 d.P.R. n. 380/2001, per il chiosco bar e le strutture connesse, assunta al protocollo del comune di Isola delle Femmine in data 23 aprile 2015.
Il ricorso, in quanto proposto nei termini di legge, è ricevibile.
Preliminarmente si rileva che l'Ufficio legislativo e legale nella sua relazione ha ritenuto il ricorso inammissibile in quanto la ricorrente, nel periodo intercorrente tra la notifica dell'impugnata ordinanza e le proposizione del gravame, ha presentato istanza ai sensi dell'art. 36 d.P.R. n. 380/2001, tendente a regolarizzare le opere abusivamente realizzate con ciò sostenendo, sulla scorta di un indirizzo giurisprudenziale anche di questo Consiglio, che il gravame sarebbe carente di interesse ab origine in quanto l'atto impugnato era destinato ad essere sostituito da altre determinazioni.
Questo Consiglio ritiene però di non condividere tale conclusione e ciò in ragione del parere espresso nell'adunanza del 2 settembre 2015, n.1233/2014, le cui considerazioni devono qui intendersi trascritte, che ha sostanzialmente rivisitato il precedente orientamento. Conseguentemente sospende l'adozione del parere disponendo che l'U.L.L. riferisca nel merito in tempo utile per la prossima adunanza di trattazione dell’affare che si fissa per il 13 giungo 2017.
P.Q.M.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa a sezioni riunite, in via interlocutoria, sospende l’adozione del parere e dispone che l'Ufficio legislativo e legale riferisca nel merito nei termini sopra indicati.
Rinvia la trattazione dell'affare all'adunanza del 13 giugno 2017.

L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Giambattista BufardeciRosanna De Nictolis
IL SEGRETARIO
Giuseppe Chiofalo

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=LXVRDISPK2CHHJ6VYVNFB5A3DA&q=ISOLA%20or%20DELLE%20or%20FEMMINE
3° Settore UrbanisticaAd. FOIA) Ordinanze dirigenzialiOrdinanza n. 48 del 11.09.2014 di ripristino dello stato dei luoghi a carico di Armetta Giulia e Gervasi Domenico

Monday, September 04, 2017

IL CIMITERO GESTITO COME ? REGOLE LEGGI REGOLAMENTI PROCEDURE QUESTE SCONOSCIUTE A ISOLA DELLE FEMMINE SONO DI INTRALCIO

E' MAI STATA REV0CATA LA ORDINANZA DI CUI SOPRA LA N 21??????????



Stefano Triboto Oggi 4 Settembre 2017, recandomi presso il cimitero di Isola delle Femmine ho constatato ancora una volta che il nostro Sindaco adotta due pesi e due misure anche per i nostri defunti e proprio cosi con il cimitero di Isola delle Femmine continua a fare il bello ed il cattivo tempo, desidero fermarmi qui perché di magagne da raccontare ce ne in quantità. 


Ecco perché due pesi e due misure, in chiesa sono in attesa di essere tumulati due Salme di cittadini che non hanno un posto, uno deceduto in data 23-08-2017 (Salvatore Limuti detto Salvino) e l'altro deceduto in data 28-08-2017.


La persona tumulata oggi 4 Settembre 2017 non è il nostro concittadino Salvino deceduto prima (23-08-2017) bensì quello deceduto dopo (28-08-2017).

I conti non tornano perché non è stato tumulato la salma in attesa di più tempo?
Il loculo in oggetto è stato requisito il 27 Luglio 2017 ordinanza n. 21, pubblicato all'albo online in data 03-08-2017 per la scomparsa prematura del mio Papà avvenuta il 4 Luglio 2017, tra l'altro una delle ordinanze più veloci redatte dal nostro Illustrissimo Sig. Sindaco, in solo 30 giorni, sacrificando il suo unico posto rimasto con questo atto D'AMORE che forse aveva altri fini.
Quindi trattasi di loculo requisito non più in possesso del legittimo proprietario, fin quando lo stesso proprietario in questo caso il sindaco non emette un'altra ordinanza che revocava l'ordinanza N. 21 del 27-07-2017 (non può concederla come se fosse un proprietario privato) . 
Come si evince da documento allegato ad oggi non vi è nessuna ordinanza Sindacale ma comunque una persona oggi è stata tumulata in quanto parente di un amico di viaggio oltre oceano, ed ecco il miracolo in solo 7 giorni.
Per quanto riguarda il defunto senza parenti illustri, occorre farlo soggiornare in chiesa in attesa di un altra requisizione di loculi.


MEMBRI DEL GRUPPO A VOI LA PAROLA.





1998 5 LUGLIO  VENTIMIGLIA LUCIA  LOTTO 66 BRUNO FRANCO NUOVA TOMBA ABUSIVA 3 LOCULI FERRANTE LAURA E FRANCESCA 


a proposito di ordinanze urgenti e contigibili le sentenze fan giurisprudenza? : 










https://www.facebook.com/groups/268085223364771/?fref=ts 







ALONGI,BOLOGNA,BRUNO FRANCO,LIMUTI SALVINO ,ciampolillo, CIMITERO,DE BLASI FORTUNATO, EQUITALIA, FACEBOOK, GRADINO, MANNINO, MONTI MASSIMO, RAPPA ROCCO, TRIBOTO, TRIBUTI, SCALA,VENTIMIGLIA LUCIA, VERMIGLIO, 

Friday, August 25, 2017

N. 00376/2017REG.PROV.COLL N. 00973/2015 REG.RIC.CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA LIDO MIRAMARE CATALDO ORAZIO

N. 00376/2017REG.PROV.COLL  N. 00973/2015 REG.RIC.CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA LIDO MIRAMARE CATALDO ORAZIO 



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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
in sede giurisdizionale
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 973 del 2015, proposto da:
Orazio Cataldo Nella Qualità di Titolare del Lido Balneare "Lido Miramare", in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Giovanni Immordino, Giuseppe Immordino, con domicilio eletto presso lo studio Giovanni Immordino in Palermo, via Liberta' 171; 
contro
Comune di Isola delle Femmine, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Giancarlo Pellegrino, con domicilio eletto presso il suo studio in Palermo, via Principe di Granatelli, 37; 
per la riforma
della sentenza del T.A.R. SICILIA – PALERMO, Sez. I, n. 1015/2015, resa tra le parti, concernente la certificazione di agibilità e l’autorizzazione edilizia rilasciate al “Lido Miramare”, nella parte in cui circoscritte alla sola stagione estiva.

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Isola delle Femmine;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 10 maggio 2017 il Cons. Nicola Gaviano e uditi per le parti gli avvocati Giovanni Immordino e M. B. Miceli su delega di Giancarlo Pellegrino;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
1 Il sig. Orazio Cataldo, titolare di concessione demaniale marittima per la gestione di uno stabilimento balneare attivo sotto la denominazione di “Lido Miramare” nel Comune di Isola delle Femmine, con ricorso al T.A.R. per la Sicilia impugnava gli atti (autorizzazione edilizia n. 12 del 9.5.2013 e certificazione di agibilità n. 9 del 11.6.2013) con cui il Comune aveva circoscritto alla sola stagione estiva (con termine al 30 settembre) l’efficacia del certificato di agibilità e dell’autorizzazione edilizia rilasciati per tale Lido, e aveva imposto, senza distinzione fra le sue diverse parti, lo smontaggio di tutte le sue strutture e il ripristino dello stato dei luoghi entro quindici giorni dalla fine della stagione estiva.
Il ricorrente deduceva, in particolare, che il concessionario demaniale marittimo avrebbe avuto il pieno diritto, ai sensi dell’art. 2 della L.R. n. 15/2005, previa una mera comunicazione all’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente (in seguito, semplicemente A.R.T.A.), di prolungare anche nella stagione invernale l’occupazione delle aree oggetto di concessione e mantenere in situ le strutture adibite a servizio dello stabilimento balneare (nella specie, un chiosco bar e relativi annessi).
Con il ricorso si lamentava, inoltre: la contraddittorietà della condotta del Comune, che negli anni precedenti avrebbe autorizzato l’utilizzo del chiosco bar anche nel periodo invernale; la carenza di motivazione; la mancata indicazione dell’interesse pubblico sotteso a una scelta fortemente lesiva dell’interesse privato; la mancata comunicazione di avvio del procedimento.
Il Comune resisteva all’impugnativa del sig. Cataldo rappresentando, in sintesi, quanto segue.
Lo stesso A.R.T.A., nel riscontrare, con la sua nota del 14 febbraio 2012, la comunicazione con cui l’interessato aveva manifestato la propria intenzione di mantenere anche nel periodo invernale il menzionato chiosco bar con i relativi annessi, lo aveva invitato a produrre a supporto dell’istanza “copia della concessione edilizia rilasciata dal Comune di Isola delle Femmine … e provvedere all’accatastamento delle opere in questione”, in quanto il mantenimento delle opere in situ per tutto l’anno ne avrebbe escluso eo ipso la natura precaria.
La Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali, inoltre, con nota del 30 aprile 2012 aveva rappresentato di non aver mai “emesso alcuna autorizzazione in merito all’intera struttura dello stabilimento balneare in oggetto”, precisando che nella specie non sarebbe stato applicabile l’art. 46 della L.R. 17/2004 (silenzio assenso) in quanto le opere si trovavano entro i 150 metri dalla battigia, fascia soggetta ex lege a inedificabilità assoluta in forza dell’art. 15 L.R. n. 78/1976.
Il Comune evidenziava, infine, che la limitazione dell’efficacia temporale degli atti impugnati sarebbe scaturita, nelle more dell’approvazione del Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo, sia dall’art. 19 delle N.T.A. del vigente P.R.G., che circoscriveva appunto l’impianto di attrezzature strumentali alla balneazione al solo periodo estivo, sia dall’art. 15, lett. a), L.R. n. 78/1976, che escludeva dal generale vincolo di inedificabilità entro la fascia dei 150 metri dalla battigia le sole opere destinate alla “diretta fruizione del mare”, categoria entro la quale il chiosco non sarebbe stato sussumibile in quanto organismo privo di diretta strumentalità con la fruizione del mare.
La domanda cautelare di parte ricorrente veniva respinta dal T.A.R. con ordinanza recante la seguente motivazione: “Ritenuto che, ad una sommaria cognizione, il ricorso non appare assistito da adeguato fumus boni juris avuto riguardo alle articolate deduzioni difensive di cui alla memoria del Comune resistente e, in particolare, al richiamato disposto dell’art. 15, lettera a, della l.r. n. 78/1976 ed alla prospettabilità della destinazione alla diretta fruizione del mare solo relativamente alla stagione estiva”.
Questo C.G.A. riformava però il provvedimento di prime cure con ordinanza del 17 gennaio 2014, osservando che “si manifestano anche sotto il profilo del danno attuale profili di rilevanza per le ragioni del ricorrente che giustificano la richiesta misura cautelare”.
Il ricorrente, infine, dopo aver puntualizzato che “la materia del contendere non verte sulla pacifica legittimità delle opere installate, ma sulla possibilità o meno di mantenerle anche dopo la chiusura della stagione balneare”, insisteva sul proprio “diritto alla destagionalizzazione” assicurato dall’art. 2 L.R. n. 15/2005, da riferirsi “non solo al titolo demaniale, ma anche a quelli relativi ad interessi pubblici concorrenti”.
2 Il Tribunale adìto con la sentenza n. 1015/2015 in epigrafe respingeva il ricorso, reputandolo infondato.
3 Seguiva avverso tale sentenza la proposizione del presente appello da parte del soccombente, che riproponeva le proprie doglianze e sottoponeva a critica gli argomenti con cui il Tribunale le aveva disattese.
Il Comune appellato resisteva all’impugnativa dell’interessato anche nel nuovo grado di giudizio, deducendone l’infondatezza e concludendo per la conferma della sentenza di prime cure.
La domanda cautelare proposta unitamente all’appello trovava accoglimento con ordinanza del 17-18 dicembre 2015.
Il Comune ribadiva le proprie tesi con una successiva memoria, cui faceva riscontro ex adverso uno scritto di replica con il quale l’appellante riprendeva i propri argomenti e contro deduceva alle obiezioni dell’Ente, insistendo per l’accoglimento dell’appello.
Alla pubblica udienza del 16 novembre 2016 la causa è stata trattenuta in decisione.
4 L’appello richiede un preventivo inquadramento in fatto e in diritto della materia del contendere.
5a La controversia, com’è stato già osservato dal Tribunale, verte sulla previsione dell’art. 2 della L.R. n. 15/2005, secondo il quale “La gestione di stabilimenti balneari è consentita per tutto il periodo dell'anno, al fine di svolgere le attività collaterali alla balneazione avvalendosi della concessione demaniale in corso di validità, delle licenze e delle autorizzazioni di cui sono già in possesso per le attività stagionali estive, previa comunicazione di prosecuzione dell'attività all'autorità concedente competente per territorio con l'indicazione delle opere e degli impianti da mantenere installati”.
5b In proposito giova subito ricordare che l’attuale appellante si è avvalso di tale previsione in occasione della propria domanda del 23 dicembre 2008 di autorizzazione di variazioni alla concessione demaniale già assentitagli, come si evince, in particolare, dalla relazione tecnica del 4 marzo 2008 allegata alla domanda (figurante negli allegati all’appello come doc. 6), recante appunto l’enunciazione della “intenzione del committente di proseguire, anche nel periodo invernale, le attività collaterali alla balneazione, quali ristorazione e somministrazione di cibi e bevande, ai sensi dell’art. 2 della L.R. n. 15 del 2005”.
Va dato inoltre atto che l’A.R.T.A. con il proprio provvedimento dell’8 febbraio 2010 risulta avere assentito tale domanda nei termini in cui era stata proposta. Ciò si desume dalla clausola della pag. 2 del provvedimento, che prescrive che “Tutte le strutture situate entro la fascia di 20,00 mt dalla linea di battigia dovranno essere comunque rimosse alla fine della stagione balneare”. La clausola lascia difatti intendere, a contrario, come alcuna rimozione sia dovuta, alla fine della stagione estiva, per le strutture del Lido ubicate a più di 20 metri dalla battigia.
DIRITTO
Con il ricorso di primo grado l’attuale appellante ha impugnato in parte qua due provvedimenti amministrativi emanati dal Comune di Isola delle Femmine, vale a dire:
a) la certificazione di agibilità n. 9 del giorno 11.6.2013, nella parte in cui l'Ufficio Tecnico — III Settore — Urbanistica - Edilizia Privata del Comune di Isola delle Femmine ha imposto, con riferimento allo stabilimento balneare denominato "Lido Miramare" che "... la presente certificazione di agibilità si intende valida per la sola stagione balneare 2013 e comunque fino alla data del 30.9.2013, così come previsto dalla relativa concessione con obbligo di smontaggio delle strutture entro i gg. 15, fatte salve eventuali altre proroghe che l 'A.R.T.A. intenderà rilasciare in forma esplicita e che potrà essere concessa in virtù del relativo provvedimento...;";
b) la precedente autorizzazione edilizia n. 12 del 9.5.2013, notificata 1110.5.2013, con riferimento alla parte in cui lo stesso Ufficio ha disposto con riferimento allo stabilimento balneare "Lido Miramare" che "... a conclusione della stagione balneare, vengano smontate le strutture e ripristinato lo stato dei luoghi entro il termine di gg 15 dalla fine stagione balneare fissata per il 30.09.2013";
L’impugnazione dei due provvedimenti è avvenuta in parte qua poiché il ricorrente si lamenta esclusivamente della violazione dell’articolo 2 della leggere regionale n. 15 del 29 novembre 2005, deducendo che la apposizione di un termine ai detti provvedimenti, non accompagnato da l’esercizio motivato di un potere, viola la norma stessa.
Giova precisare e sottolineare che gli unici provvedimenti impugnati sono quelli citati in epigrafe e altresì che la materia del contendere è stata limitata, sin dal ricorso di primo grado, alla sola legittimità della apposizione di un termine alla dichiarazione di agibilità e dell’ordine di rimozione decorsa la medesima data.
Sono, e sono state sempre, del tutto estranee al presente ricorso le questioni inerenti l’onere del titolare di munirsi o meno di concessione edilizia e di provvedere all’accatastamento delle costruzioni. Altresì estranee al thema decidendum è la eventuale necessità di munirsi della autorizzazione della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali, o della localizzazione delle strutture entro i 150 metri dalla riva, di cui all’articolo 15 della legge regionale n. 78 del 1976 o infine dell’avvenuto perfezionamento del silenzio assenso ex articolo 46 della legge regionale n. 17 del 2004 sulla domanda di autorizzazione.
Tali questioni sono state prospettate in sede di difesa dal Comune quali eccezioni, ma non hanno mai trovato ingresso nel corpo dei provvedimenti impugnati né, a maggior ragione, hanno mai costituito la giustificazione e la motivazione degli stessi. Questi hanno esclusivamente recato una temporizzazione stagionale, come d’uso per altro prima della citata legge regionale, alle facoltà del privato ed esattamente sulla legittimità di questa ultima disposizione verte l’intera causa e non altro.
Pertanto, giova ribadire, non afferiscono alla materia del contendere considerazioni spurie circa le valutazioni della soprintendenza, motivazioni di ordine urbanistico o edilizio, il regime definitivo delle concessioni marittime in Sicilia, l’obbligo o meno di munirsi di licenza o permesso di costruire, la durata delle concessioni etc., tutti argomenti incidenter tantum toccati dalle parti e dal Tar ma che, all’evidenza, sono estranei al petitum e alla causa petendi, e che non sono mai stati prospettati nei provvedimenti impugnati.
Sin dai motivi esposti in primo grado, infatti, il ricorrente ha invocato il disposto dell’articolo 2 citato, nella parte in cui opera la così detta destagionalizzazione delle strutture balneari. La norma, giova rammentarlo, riconosce ai concessionari demaniali marittimi di prolungare anche nella stagione invernale l’occupazione delle arre oggetto di concessione e di mantenere le strutture adibite a servizio dello stabilimento balneare (nella specie si tratta di un chiosco bar).
In altri termini, a seguito della sola dichiarazione della volontà di destagionalizzare, l’occupazione del sito demaniale sarebbe sic et simpliciter permessa al concessionario anche nel periodo invernale quale esercizio di un diritto soggettivo perfetto.
In questi rigidi termini la tesi non è pienamente condivisibile, mentre è fondata, come poi si vedrà, con alcune precisazioni.
Come ha osservato convincentemente CGA 10 luglio 2014 n. 408, “Il Collegio ritiene che il problema debba essere risolto nel senso di riconoscere all’amministrazione poteri valutativi delle intenzioni del concessionario, alla luce di apprezzabili interessi pubblici, per le ragioni che seguono, con esclusione quindi di un rifiuto dell’amministrazione che si fondi unicamente sul termine di mantenimento degli impianti, apposto nell’atto di concessione.
Il Collegio, in primo luogo, considera che l’attività del privato si svolge, in forza di un provvedimento di concessione, su un bene pubblico, qual è il lido del mare, che per sua natura, appartenendo al c.d. demanio necessario, è destinato a soddisfare esigenze pubbliche. … Per quanto quindi il concessionario possa godere di tutele della sua attività, soprattutto in termini di durata della medesima, non può ritenersi che egli sia sottratto a ogni potere di intervento dell’amministrazione nel caso in cui i modi di conduzione dell’attività arrechino evidente danno agli interessi tutelati dall’amministrazione e quindi arrechino danno alla collettività. Questi princìpi, che il Collegio ritiene corretti, se da un lato non confliggono con la possibilità riconosciuta al concessionario di mantenere intatte le strutture realizzate in forza della concessione oltre il termine stagionale, portano a ritenere che l’amministrazione possa intervenire quando, in maniera documentata, constati il prodursi di conseguenze nocive per la collettività per negligenze del concessionario stesso.”
Già con questa pronuncia, quindi, il CGA ha ritenuto che sia illegittimo il provvedimento che impone una scadenza temporale per il mantenimento delle strutture, sia pure prevista in provvedimenti amministrativi precedenti, avulsa da una puntuale valutazione degli interessi pubblici alla rimozione, in presenza del contrario disposto del citato articolo 2, il quale per rescriptum principis elide qualsiasi temporalità del mantenimento delle strutture precedentemente recata in provvedimenti amministrativi.
In altri termini, la norma di cui all’articolo 2 permette il mantenimento delle strutture per l’intero anno solare travolgendo qualsiasi temporizzazione precedentemente imposta in via amministrativa, fatto salvo il potere della Amministrazione, nel caso concreto e con motivazione esplicita e puntuale, individuare altre ragioni di interesse pubblico che, a prescindere dalla temporizzazione, rendano indifferibile la rimozione. La ratio, è noto, è quella di permettere lo svolgimento di attività imprenditoriali turistiche e ricreative anche nel periodo invernale e quindi favorire una gestione aziendale non puramente stagionalizzata con tutte le conseguenze negative dal punto di vista di economia aziendale proprie di tali tipi di aziende.
Il Legislatore regionale ha colto l’esistenza di un interesse pubblico concreto alla destagionalizzazione, dato che l’equilibrio dei costi aziendali possibile mediante una migliore utilizzazione, e quindi ammortamento, delle strutture fisse nel periodo invernale permette l’esercizio concorrenziale estivo nei prezzi dei servizi balneari, altrimenti seriamente compromesso dalla mera stagionalità della impresa gravata da costi fissi e organizzativi affrontabili solo con un ridotto tempo di esercizio. Sussiste quindi anche un interesse pubblico a favorire la destagionalizzazione che ridonda a favore anche dei cittadini fruitori del mare.
Tornando al merito del ricorso, quindi, non è condivisibile l’eccezione del Comune per cui la limitazione dell’efficacia temporale degli atti impugnati sarebbe scaturita, nelle more dell’approvazione del Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo, sia dall’art. 19 delle N.T.A. del vigente P.R.G., che circoscriveva appunto l’impianto di attrezzature strumentali alla balneazione al solo periodo estivo, sia dall’art. 15, lett. a), L.R. n. 78/1976, che escludeva dal generale vincolo di inedificabilità entro la fascia dei 150 metri dalla battigia le sole opere destinate alla “diretta fruizione del mare”, categoria entro la quale il chiosco non sarebbe stato sussumibile in quanto organismo privo di diretta strumentalità con la fruizione del mare.
Sul primo punto, basta ribadire che la limitazione al solo periodo estivo invocata dal Comune è appunto contenuta nelle NTA del P.R.G.C. , vale a dire in un provvedimento amministrativo generale superato e travolto dalla disposizione primaria. Si è detto, e si ribadisce, che l’articolo 2 ha voluto sopprimere qualsiasi limitazione temporale amministrativamente già imposta, ivi comprese quelle scaturenti dal PRGC e dalle NTA..
Sul secondo punto, si osserva che il vincolo di inedificabilità si riferisce alla realizzazione di opere definitive che rechino una modifica permanente del territorio, mentre nella specie si tratta sempre e comunque di opere precarie, destinate a una precisa utilizzazione transeunte, sempre sottoponibili a rinnovate valutazioni degli interessi pubblici, che prescindano dalla più o meno ampia loro temporizzazione.
Infatti, l’interpretazione rigida sopra segnalata, e cioè che l’articolo 2 abbia del tutto obliterato i poteri pubblici di gestione del bene demaniale e del territorio comunale entro il quale il bene è situato individuando un diritto soggettivo perfetto in capo al concessionario, non è del tutto condivisibile, come si accennava. Come ha osservato il CGA nella sentenza citata, residua sempre e comunque la potestà degli organi gestori dei diversi interessi pubblici (demaniali, comunali, paesaggistici, urbanistici etc.) di incidere sulle posizioni giuridiche soggettive del concessionario, ove sussistano motivi di interesse pubblico tali da rendere incompatibile la permanenza delle strutture per motivi ovviamente diversi da quello del mero rispetto della scadenza originariamente fissata dato che questa è stata irrimediabilmente travolta dal disposto dell’articolo 2.
Orbene, nella fattispecie, il petitum del ricorso di primo grado, riproposto in grado di appello, è appunto esclusivamente e semplicemente la dichiarazione di illegittimità della apposizione di una data alla validità della agibilità e alla permanenza delle strutture e quindi del conseguente obbligo di smontaggio, avulsa da una valutazione qualsivoglia degli interessi pubblici danneggiati dalla continuazione dell’attività e della occupazione. In tutta evidenza ciò è esattamente il contrario di ciò che ha voluto il Legislatore regionale, come spiegato, il quale esclude che il solo decorso del tempo sia giustificazione per l’ordine di smontare le strutture.
E’ appena il caso di osservare che i provvedimenti impugnati non contengono altra giustificazione e motivazione che la scadenza del termine già contenuto nel provvedimento di concessione e che le impugnazioni in parte qua riguardano appunto esclusivamente questa apposizione di termine.
Non è condivisibile, quindi, la sentenza impugnata quando ritiene che l’articolo 2 in questione si riferisca esclusivamente all’esercizio delle potestà demaniali e quando dal mantenimento in capo al Comune del potere di gestione del territorio che si esercita mediante le potestà urbanistiche, fa discendere in automatico la legittimità della apposizione del termine per la rimozione.
La questione è in realtà molto più articolata. Il Tribunale si fonda sulla considerazione che la norma regionale, nell’intento di favorire lo sviluppo delle attività turistiche anche oltre il consueto orizzonte temporale, abbia operato un’estensione ex lege dei relativi titoli abilitativi, privando l’autorità preposta al rilascio di tali concessioni del potere di subordinarle a una valutazione discrezionale propriamente intesa. La norma, tuttavia, secondo il TAR sia pure in questa ottica di deprivazione del potere discrezionale, sarebbe, “con ogni evidenza, tesa alla (sola) regolamentazione del potere (regionale) di gestione del demanio marittimo e non pare aver inteso sovrapporsi, torcendola, sull’ordinaria ripartizione della potestà amministrativa in punto di gestione del territorio.”
Sarebbe pertanto “ragionevole … riferire gli effetti dell’art. 2 alle sole deliberazioni dell’autorità cui compete la gestione del demanio marittimo: conseguentemente, la “destagionalizzazione” della concessione demaniale marittima prosciuga (…) lo spatium deliberandi dell’autorità demaniale, ma non determina anche la parallela evaporazione degli altri e diversi presidi autorizzativi (urbanistici, sanitari, ambiental-paesistici) previsti dalla legge ed esclusi dalla “liberalizzazione” proprio perché afferenti (quanto meno anche) ad altri interessi pubblici e (non a caso) attribuiti alla cura di diverse autorità.”
In altri termini, secondo il TAR, la destagionalizzazione riguarderebbe solo il provvedimento di concessione demaniale marittima. Una tale posizione non è condivisibile nella misura in cui circoscrive il superamento dei liniti temporali esclusivamente all’esercizio dei poteri della autorità demaniale e dei relativi provvedimenti autorizzatori, e quindi ritiene ininfluente la norma quanto ai poteri propri del Comune. Infatti, sia la formulazione letterale della norma sia la sua ratio legisconducono a ritenere che essa si riferisca a qualsiasi provvedimento autorizzatorio da qualsiasi autorità emanato relativamente all’esercizio dell’attività in questione.
Sotto il primo profilo letterale, l’espressione “avvalendosi della concessione demaniale in corso di validità, delle licenze e delle autorizzazioni di cui sono già in possesso per le attività stagionali estive …” in tutta evidenza si riferisce a qualsiasi provvedimento ampliativo sia stato emanato nella circostanza per l’esercizio dell’attività in questione, e quindi a qualsiasi termine di scadenza qualunque di essi abbia mai contenuto.
Sotto il secondo profilo, l’obiettivo della legge sarebbe del tutto frustrato se a fronte di un legittimo mantenimento delle strutture dal punto di vista del Demanio, si sovrapponesse una limitazione temporale derivante dall’automatismo della scadenza di provvedimenti non demaniali.
Pur non afferendo alla questione in esame, giova precisare, però, che l’articolo 2 nemmeno produce quella che il TAR chiama con immaginifico linguaggio balneare “evaporazione” o “prosciugamento” totale delle potestà pubbliche di tutti i soggetti competenti alla rimozione dei limiti per l’esercizio di tale attività e l’espansione del diritto di impresa, residuando, come si è detto sopra, comunque i normali poteri pubblici interdettivi ove congruamente fondati su comparazioni di interesse valutate e motivate. E ciò vale, anche, per i poteri esercitati dall’Autorità demaniale, come già posto in luce a suo tempo da CGA 18 settembre 2012, n. 782, la quale da un lato è vincolata al rispetto di una concessione e di una autorizzazione alle opere non più limitate nel tempo, ma dall’altra mantiene pur sempre il potere di valutare “la compatibilità del protrarsi dell’occupazione con gli interessi pubblici coinvolti”.
Ne consegue che i provvedimenti impugnati in primo grado sono illegittimi nella parte in cui limitano ad una scadenza (30 settembre) il riconoscimento dell’agibilità delle strutture balneari destinate alla destagionalizzazione e ne impongono la rimozione dopo tale termine.
Resta impregiudicato, ovviamente, l’esercizio autonomo dei poteri di tutela e interdittivi propri del Comune, e di qualsiasi altro soggetto pubblico dotato di potestà sulla gestione del territorio e dei beni pubblici coinvolti, da esercitarsi nei consueti modi previsti dalla legge e ove ne sussistano i presupposti.
In conclusione l’appello è fondato e va accolto.

P.Q.M.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando, accoglie l 'appello e, per l'effetto annulla in parte qua i provvedimenti impugnati, nei limiti e nei sensi di cui in motivazione.
Condanna il Comune di Isola delle Femmine al pagamento delle spese, competenze ed onorari dei due gradi del giudizio che liquida in complessivi n€ 4.000,00 (quattromila/00) oltre ad IVA e accessori di legge se dovuti, oltre al rimborso del contributo unificato del primo e secondo grado.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 10 maggio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Claudio Zucchelli, Presidente, Estensore
Giulio Castriota Scanderbeg, Consigliere
Nicola Gaviano, Consigliere
Giuseppe Barone, Consigliere
Giuseppe Verde, Consigliere
 
 
IL PRESIDENTE, ESTENSORE
Claudio Zucchelli
 
 
 
 
 
IL SEGRETARIO


Wednesday, August 02, 2017

Vaccini: Mentana non risponde ma la lettera che lo blasta diventa virale lo stesso

Vaccini: Mentana non risponde ma la lettera che lo blasta diventa virale lo stesso



da Michele


Riportiamo la lettera che un papà ha scritto a Enrico Mentana dopo che quest’ultimo si era messo a fare apologia delle vaccinazioni sul suo profilo Facebook. Mentana risponde a molti commenti eppure questo dev’essergli sfuggito. Ma tanto la rete non funziona come la televisione e quindi, anche se Mentana evita, volontariamente o meno, di dargli visibilità, la lettera è stata letta lo stesso da migliaia di persone.
Vista la pioggia di messaggi che mi chiedono dove trovare la mia lettera-risposta al post di Enrico Mentana, il quale raccontava che coi vaccini va tutto «liscio come l’olio», e che si è persa tra i commenti dei suoi post, la riporto qui. Vista anche la richiesta massiva di estensione delle fonti, aggiungo link di approfondimento facilitatori.
Gentile Dott. Mentana,


non permetto al Ministro di prendermi in giro, figuriamoci se lo permetto a Lei.




Ecco i dati da fonti ufficiali che smentiscono il fact checking dell’ISS:


1) che i vaccini causino danni anche gravi lo hanno stabilito (solo in USA) 4.150 richieste di risarcimento con oltre 2.100 sentenze passate in giudicato, per oltre 3,7 MILIARDI di dollari di risarcimento.






1.2) che i vaccini causino autismo lo dichiara lo studio della GLAXO (produttore stesso dei vaccini), contenente dati in merito alla sicurezza che poi non sono stati riversati nei foglietti illustrativi. Purtroppo, tra gli eventi avversi indovini un po’ cosa c’è?






1.3) che i vaccini causino autismo lo dichiara il foglietto illustrativo dello stesso vaccino del trivalente Tripedia:


«Adverse events reported during post-approval use of Tripedia vaccine include idiopathic thrombocytopenic purpura, SIDS, anaphylactic reaction, cellulitis, autism, convulsion/grand mal convulsion, encephalopathy, hypotonia, neuropathy, somnolence and apnea. Events were included in this list because of the seriousness or frequency of reporting. Because these events are reported voluntarily from a population of uncertain size, it is not always possible to reliably estimate their frequencies».




(Foglietto illustrativo del vaccino Tripedia pag. 11: Vaccine Shoppe)


Lo traduca, Mentana, Lei che fa giornalismo e si informa da fonti ufficiali.


E’ agghiacciante, sia nella lista di reazioni (che include ovviamente l’autismo e la MORTE DEL BAMBINO – SIDS), che per le terrificanti considerazioni finali «siccome questi eventi avversi sono stati segnalati spontaneamente dalla popolazione, non sappiamo quanti siano», alla faccia dei test clinici d’obbligo secondo protocolli scientifici, studi in doppio cieco ecc…




Studio che allinea con regressione lineare (“regression” del titolo, non sta per regressione della patologia) le vaccinazioni siano correlate con la Infant Mortility Rate (frequenza di morte infantile).






1.4) aggiunta post-lettera delle ulteriori ricerche che stiamo portando avanti su fonti ufficiali come PubMed.


Interessantissimo studio che correla vaccino e autismo, fonte PUBMED.




Lista di 137 studi che correlano vaccini e autismo pubblicati in gran parte su PUBMED.


2) i vaccini contengono formaldeide.


Mi spiace doverla contraddire, ma la formaldeide c’è.




Quanta sia in quantità sembra non sia dato saperlo.


Lei dice che non c’è, così come lo dice l’articolo dell’ISS che nega in modo ASSOLUTO la presenza di formaldeide.

Ne prendo uno a caso, che Lei probabilmente neanche conosce. L’esavalente Infanrix hexa.
Il bugiardino ufficiale dice che non si deve somministrare agli allergici alla formaldeide, e che il medicinale “può” contenere formaldeide.


Lei, in quanto giornalista, dovrebbe chiedersi come mai questi della Glaxo dicono che «può contenere formaldeide». Lei dovrebbe chiedere loro, in qualità di giornalista di inchiesta (se lo fosse davvero): «ragazzi della Glaxo, il vostro prodotto, la contiene o non la contiene questa formaldeide, visto che dal 2016 è stata tolta da ogni prodotto domestico o alimentare in quanto CANCEROGENA CERTA?»






3) riveda la frase su test e esami sulla predizione degli eventi avversi, perché suona veramente come una supercazzola. Davvero, Lei l’ha capita?
4) Lei, giornalista, afferma che il calo delle coperture vaccinali ha fatto tornare il morbillo.


Il caso Mongolia (uno dei tanti) parla chiaro sulla non validità dell’immunità di gregge e del raggiungimento del 95% dei vaccinati: paese dichiarato infatti «morbillo free» dalla OMS nel 2014 e registra 50.000 casi di morbillo nel 2015-6 nonostante il 99,9% di copertura vaccinale.






La stampa internazionale riporta spesso 50.000 casi in due anni (2015-2016) ma fidiamoci di quello che dice OMS con accertati 23.888 solo nel 2016.
4.2) a tal proposito, Lei lo sa che la polio è data per eradicata dalla OMS?


Lei lo sa che quest’anno ci sono stati più casi di polio dovuta al virus da vaccino (28 casi con 17 paralisi infantili), che casi di polio vera da virus selvaggio (6 casi con 0 paralisi infantili)?




Lo sa che quando con il vaiolo, si è giunti a questo paradosso, si è smesso di vaccinare e la malattia è scomparsa per sempre?


(FONTE OMS – sito web Polioeradication.org, alla voce POLIO «polio today»)



4.3) C’è un problema di morbillo?


Vaccinassero per il morbillo.




Troppi pochi soldi per ripagare le farmaceutiche?


5) la sicurezza dei vaccini che lei tanto decanta trova falle imponenti nei bugiardini stessi e nel sistema di applicazione dei vaccini che Lei e la Lorenzin ritenete «impeccabile».
La sicurezza dell’esavalente non è stata MAI TESTATA su bambini di età superiore ai 36 mesi e oggi lo si vuole inoculare a bambini di età da 0 a 16 anni.


(Fonte bugiardino Infarin Hexa, già linkato sopra).




Trivalente e quadrivalente dichiarano che il vaccino NON DEVE ASSOLUTAMENTE essere inoculato in soggetti allergici ai composti.






Lei e la Lorenzin, avete previsto un piano di test pre-vaccinali sulle allergie a tutti i composti del vaccino, tra cui, ancora una volta, il cancerogeno formaldeide?
Non mi sembra. Questo è una dimenticanza seria. Sembra che Lei abbia perso tempo a riscrivere in bella appunti che Le ha fornito qualcuno, e non abbia dedicato neanche il tempo di un caffé ad approfondire le evidenze scientifiche e le contraddizioni del decreto e della pratica vaccinale prevista dal governo (governo che afferma che non c’è alcuna emergenza tramite Gentiloni, e poi afferma il giorno dopo, tramite Lorenzin, che siamo in epidemia).
6) Lei lo sa che l’immunità generata dal vaccino del morbillo dura solo pochi anni, mentre quella derivata dall’acquisizione della malattia vera e propria, dura a vita?


Lo sa che l’immunità da virus naturale genera anticorpi veri che possono essere passati dalla mamma ai figli tramite allattamento, mentre gli anticorpi farlocchi da vaccino, non vengono trasmessi in alcun modo?




(fonte OMS e PUBMED)


Lei lo sa che da foglietti illustrativi, i bambini vaccinati con MPR devono stare 6 settimane assolutamente lontani da qualsiasi soggetto debole, o donne gravide, poiché portatori del virus vivo e che devono stare lontano da tutti i bambini non ancora vaccinati?

Perché questo decreto non prevede la quarantena per i bambini vaccinati che diventano pericolosi untori per 6 settimane?
Secondo Lei, è una questione trascurabile?
(Fonte dati Infanrix Hexa, Varivax, NIH, Pubmed, JAMA ecc…)


«Children with naturally acquired immunity had significantly higher titres than children with vaccine-induced immunity titres»






7) relativamente al mercurio e alluminio, davvero vuole raccontarci che i microscopi elettronici tedeschi e italiani siano tarati peggio di quello che Lei, NON POSSIEDE?


Per quanto ancora, di fronte a problemi di sicurezza evidenti, Lei giornalista, anziché chiedere conto al governo, o recarsi da Stefano Montanari, ripete a pappagallo quello che Le impongono di dire?




E se l’alluminio non è nei vaccini, come Lei e ISS affermate, come mai il governo US ci racconta che la presenza di alluminio è fondamentale nei vaccini in quanto “audiuvante”?






E perché la maggior parte degli studi pubmed che correlano o analizzano vaccini ed autismo, sono incentrati sull’analisi degni effetti dell’alluminio e altri metalli presenti nei vaccini?
8) aggiungiamo un po’ di punti alla sua scarna lista.
Lei, giornalista, ha chiesto al ministro come mai abbia dovuto fornire dati inesatti (in due dirette TV) sui 270 bambini morti a Londra, e rivelatisi poi ZERO sul sito sanità UK?
Lei, giornalista, ha chiesto al ministro come mai abbia dovuto fornire dati inesatti dicendo che i nostri vecchi si ammalano di tetano per mancanza di immunità di gregge, quando il tetano non si trasmette da uomo a uomo?




Lei, giornalista, ha chiesto al ministro come mai dice che l’obiettivo di questo decreto è «raggiungere il 95% di copertura per innescare l’effetto gregge», quando le vaccinazioni obbligatorie copriranno solo il 15,8% della popolazione (la popolazione 0-16 anni)?


Il ministro ha risposto che «non ci sono i soldi per vaccinare tutti».


Lei non si accorge che il ministro spende 1 miliardo di euro per portare il 90% di 16% al 95% del 16%?

Se sa fare due conti, Lei, giornalista, può capire che passeremo dal 15,8% al 16,2%.
Una grande presa per il sedere a spesa degli italiani.
Questi sono gli scienziati che dicono che la velocità della luce non si decide per alzata di mano?
Questi stessi che fanno matematica creativa?


Lei, giornalista, si è chiesto come mai da un giorno all’altro la meningite sia stata tolta dal piano vaccinale?


L’abbiamo debellata da un giorno all’altro?


Lei, giornalista, ha mai chiesto al ministro di radiare dall’albo fornitori del Ministero della Salute, l’azienda GLAXO, che si è resa colpevole di crimini contro l’umanità e di episodi di corruzione a livello GLOBALE (tra cui morte di 14 bambini per sperimentazione illecita di vaccini su bambini estratti da ceti poveri e falsificazione delle autorizzazioni dei genitori)?


(Fonte: El Pais e ogni altro quotidiano mondiale)


Lei si chiede come mai i pediatri di alcune regioni sono pagati a cottimo sulle vaccinazioni?
Lei si chiede come mai Carlo Rienzi (CODACONS) afferma che nel presente piano vaccinale sia stato scritto dall’80% da persone che sono stati o sono ancora in rapporti finanziari con le farmaceutiche?
Non lo vede, Lei, giornalista, il conflitto di interessi?
Lei non si chiede come mai, esistono sentenze in Italia che certificano danni da vaccino, autismo compreso, da 20 anni a questa parte?


(Una delle fonti: Repubblica)


Lei, non si chiede, come mai, AIFA abbia rilasciato i dati sulle reazioni avverse a seguito di un esposto al tribunale di torino e non li abbia resi pubblici anno dopo anno sul proprio sito?


«Anche perché questo documento è in realtà la replica dell’AIFA a una precisa e circostanziale richiesta della procura di Torino».


(Fonte: CODACONS)



Lei, non si chiede come mai, tali dati, abbiano confutato i sostenitori del decreto Lorenzin i quali hanno affermato, con fare ossessivo, che le reazioni avverse erano 1 su 2 milioni, quando AIFA le porta a 21.500 circa in tre anni?




Lei, non si chiede come mai, soggetti come Villani, presidente della Società Italiana Pediatria, dica che non c’è alcun conflitto di interesse se la GLAXO e le altre farmaceutiche finanziano a suon di centinaia di migliaia di euro le associazioni pediatriche o di medici di base ecc… SIP compresa?



Lei, non si chiede come mai debbano essere semplici cittadini a fare queste domande a un ministro nominato da un governo che si è insediato grazie ad una legge elettorale dichiarata illegittima dalla consulta costituzionale?
In ultimo, una domanda: quando si dimette?
Grazie e buon lavoro.

https://www.informarexresistere.fr/vaccini-mentana-non-risponde-ma-la-lettera-che-lo-blasta-diventa-virale-stesso/





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