È lì che Tina vuole che vengano ricordati i morti della Strage di Capaci. Ma talvolta non bastano le parole. E se il ricordo è labile, allora è meglio osservare. È per questo che Tina Montinaro ha intrapreso l’ennesima battaglia: nel giardino della memoria vuole portare la carcassa dell’automobile sulla quale viaggiavano Antonio e i colleghi uccisi.Ciò che resta della vettura, una Croma, è oggi conservato alla caserma Lungaro di Palermo.
“Avrebbe più senso – dice Tina – che i resti dell’automobile venissero portati lì dove mio marito è morto. Alla caserma Lungaro è come se fossero nascosti. Voglio che siano visibili a tutti, che la gente ricordi, che le nuove generazioni sappiano, che le persone capiscano”.
Sono passati molti anni, e la vita è continuata. Anche se in modo diverso, pur nell’assenza di chi non tornerà più.“Delle vittime di mafia – precisa energicamente Tina – si parla sempre come eroi. Di mio marito voglio che venga ricordata la normalità. Non era un eroe ma semplicemente un ragazzo come tanti che è morto svolgendo una professione in cui credeva, rispondendo ad un ideale che non ha mai abbandonato”.
Una normalitàche diventa – seppur attraverso la tragedia – emblematica del coraggio e della determinazionedi chi ha creduto nella giustizia sino alle estreme conseguenze. Non eroi forse, ma certamente storie e vite straordinarie.
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