Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”





Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..  “ Non c’è niente di più profondo di ciò  che appare in superficie “





Pino Ciampolillo


Thursday, February 18, 2016

In Sicilia centinaia di Comuni ‘viaggiano’ ormai verso il fallimento




In Sicilia centinaia di Comuni ‘viaggiano’ ormai verso il fallimento


A differenza del Comune di Palermo – dove il sindaco Orlando, i suoi assessori e i consiglieri comunali che sostengono l’Amministrazione pensano che i cittadini palermitani sono limoni da ‘spremere’ all’infinito – in quasi tutti gli altri Comuni, come ci dice il vice presidente di ANCi Sicilia, Paolo Amenta – la pressione fiscale non può essere aumentata perché è ormai ai massimi livelli. I dati di Confcommercio sullo scenario nazionale e i ‘numeri’ della Sicilia tenuti nascosti
Ieri la Confcommercio nazionale, in materia di tasse a carico degli italiani, ha reso noti dati che fanno rabbrividire. La pressione fiscale non è, come ci hanno raccontato, al 43%, ma al 47%. Non solo. Le imposte locali, negli ultimi vent’anni – dal 1995 al 2015, sono aumentare del 248%, passando da 30 a 103 miliardi di Euro! E in Sicilia? Confcommercio ha fornito dati nazionali. Ma c’è il dubbio, tutt’altro che infondato, che nell’Isola la situazione sia ancora più grave e che venga tenuta nascosta per evitare rivolte sociali.
Un’esagerazione? Non esattamente. Basti pensare ai tagli che il governo Renzi ha effettuato in tutti i Comuni italiani. Penalizzazioni che per i Comuni siciliani sono state più pesanti, se è vero che nella nostra Regione la legge nazionale sul federalismo fiscale è stata applicata a senso unico: i Comuni sono stati penalizzati, ma non hanno usufruito della perequazione fiscale e infrastrutturale che avrebbe dovuto attenuare i tagli nazionali.
Non va meglio nel rapporto tra Sicilia e Regione siciliana. Fino a qualche anno fa la Regione erogava ai Comuni dell’Isola circa 900 milioni di Euro all’anno (Fondo regionale per le Autonomie locali). In questa somma erano comprese anche le somme per le Province, oggi commissariate, che ammontavano a un decimo circa del Fondo regionale per le Autonomie locali.
Allo stato attuale lo scenario è drammatico. La Regione deve ancora erogare ai Comuni 250 milioni di Euro del 2015.
Per quest’anno lo stanziamento regionale, per i Comuni, sulla carta, ammonta a 345 milioni di Euro. Perché diciamo sulla carta? Semplice: perché di questi 345 milioni di Euro bisogna toglierne 114: sono 114 milioni di Euro – dato desumibile dalla manovra economica e finanziaria 2016 che è già in discussione all’Assemblea regionale siciliana – che verranno erogati quando lo Stato (cioè il governo Renzi) erogherà alla Regione i ‘famigerati’ 550 milioni di Euro. Sono i soldi che Roma erogherà alla Regione solo se la stessa Regione taglierà una somma identica, se non maggiore, nella manovra che Sala d’Ercole dovrà discutere e approvare.
Fine dei disastri finanziari dei Comuni? Niente affatto! La Regione, sempre per quest’anno, ha tagliato agli enti locali la cosiddetta ‘quota capitale’: sono altri 115 milioni di Euro con i quali i Comuni pagano le rate dei mutui che hanno contratto con il sistema bancario. E siccome quasi tutti i Comuni sono in scopertura con le banche tesoriere di riferimento, non pagando le rate dei mutui si ritroveranno – non il prossimo anno, ma tra qualche mese, se non tra qualche settimana – con i ‘rubinetti’ delle banche chiusi.
Ed è anche logico: non ci possiamo lamentare con le banche, accusate di non erogare il credito a famiglie e imprese siciliane, se poi si pretende che le stesse banche non dicano nulla e continuino ad erogare credito ai Comuni in presenza di una morosità di 115 milioni di Euro (considerando soltanto le somme note – cioè la ‘quota capitale’ della Regione, perché ci potrebbero essere, in ogni Comune, altre scoperture con le stesse banche: cosa probabilissima con i tempi che corrono).
Che faranno i Comuni siciliani? Si sa che una delegazione di ANCI Sicilia (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), capeggiata la presidente, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha illustrato questi dati alla presidenza dell’Ars, che li avrebbe già ‘girati’ ai gruppi parlamentari. Un mezzo gioco della parti, perché i deputati di Sala d’Ercole sanno benissimo come stanno le cose.
Il Comune di Palermo – lo ripetiamo spesso – risolve i problemi aumentando a dismisura la tassazione locale, se è vero che la pressione fiscale, negli ultimi tre anni, è aumentata di 150 milioni di Euro all’anno.
“Ma un conto è Palermo, altra e ben diversa cosa sono gli altri Comuni della Sicilia – sottolinea il vice presidente dell’ANCI Sicilia, Paolo Amenta -. I Comuni siciliani hanno portato ai massimi livelli le aliquote fiscali. Più di così i cittadini siciliani non possono essere penalizzati. Se i parlamentari dell’Ars e, soprattutto, l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, non si renderanno conto di quello che sta succedendo nei territori, l’epilogo inevitabile sarà il dissesto di centinaia di Comuni”.
In effetti – e siamo già a Febbraio – ci sono oltre 200 Comuni dell’Isola che non hanno approvato i bilanci per mancanza di fondi. In tutto questo il governo regionale di Rosario Crocetta ha trasformato uno scenario che è già drammatico nella solita operazione clientelare: ha inviato negli uffici dei Comuni i commissari, che dovrebbero approvare i bilancio 2015 e farsi pagare dagli stessi Comuni senza soldi. Può sembrare una barzelletta, ma il governo Crocetta queste cose (e anche altre cose) li fa veramente!
E’ interessante quello che scrive il sito Un’Europa diversa (come potete leggere qui) a proposito della crisi finanziaria dei Comuni italiani. E dei rimedi che gli stessi Comuni hanno adottato sulla pelle dei cittadini.
“La più stupefacente invenzione dei Comuni – leggiamo su Un’Europa diversa – è il ticket per attraversare le Zone a Traffico Limitato (ZTL) o Area C che dir si voglia. Il balzello è stato giustificato come un intervento anti-smog. In realtà, è solo un modo per tirar su un po’ di soldi considerando che per entrare basta pagare. Per tacere del fatto che, in molti casi, pagano anche i residenti”.
E’ proprio quello che sta succedendo a Palermo, dove l’Amministrazione guidata dal già citato Orlando – in assoluto l’Amministrazione comunale più tassaiuola della Sicilia – sta per appioppare ai palermitani (e ai disgraziati che arriveranno a Palermo: si pensi a tutti i pendolari che, ogni giorno, arrivano dai paesi vicini, per non parlare chi chi deve rifornire gli esercizi commerciali che operano dentro la ZTL) una salatissima tassa di 100 Euro ad automobile, facendo pagare i residenti (come potete leggere qui).
Un’Europa diversa conclude la propria analisi spiegando che “il 2016, a differenza di quanto il governo (Renzi ndr) ama ripetere, sarà l’anno della grande stangata”. Per i palermitani sarà una doppia stangata: perché alle tasse che il governo Renzi (o il governo che eventualmente lo sostituirà nel caso in cui il segretario del PD si dovesse rifiutare di tartassare gl’italiani) ha in cantiere si sommerà la ZTL del Comune. Per i palermitani, tasse su tasse su tasse.
Forse qui gli unici che possono frenate la furia tassaiuola del Comune di Palermo sono i giudici, bloccando questa follia.


Baccei chiude la porta in faccia ai Comuni siciliani: potete pure fallire


Riproponiamo questo articolo poiché si sta verificando quello che avevamo previstomentre i precari minacciano di occupare i Comuni non solo perché non saranno stabilizzati, ma anche perché da qualche mese non sono neanche pagati: la Regione, che si è fatta derubare i soldi dal governo Renzi, deve erogare ai Comuni dell’Isola oltre 500 milioni. Ma Baccei nell’incontro con i vertici di ANCI Sicilia ha detto che non ha soldi (non ha detto, però, che sono stati lui e Renzi, con la connivenza di Crocetta e del PD siciliano, a far fallire la Regione)
La Regione siciliana chiude la porta in faccia ai Comuni. Il governo di Rosario Crocetta non ha ancora erogato ai Comuni oltre 500 milioni di Euro previsti dalla legge. Ma non ha i soldi. E così, ieri, l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, ha detto ai rappresentanti dell’ANCI Sicilia (Associazione Nazione dei Comuni Italiani) che, da qui a fine anno, non erogherà quanto previsto dalle leggi.
Insomma, per l’assessore Baccei i Comuni dell’Isola possono pure fallire. E i sindaci che dicono? Aspetteranno due tre giorni, poi scenderanno in piazza a protestare.
Duro il comunicato di Paolo Amenta, vice presidente dell’ANCI Sicilia con delega alle questioni finanziarie: “Nessuna certezza per il futuro dei Comuni siciliani che ad oggi hanno ricevuto appena il 20% dei fondi spettanti da parte della Regione per il 2015. L’assessore Baccei oggi (ieri per chi legge ndr) ci ha fornito solo un’analisi della drammaticità dei conti della Regione, ma nessuna garanzia di avere quanto ci spetta. È chiaro che a rischio sarà la tenuta sociale”.
Al vertice erano presenti il presidente di ANCI Sicilia, Leoluca Orlando, e il neo assessore alle Autonomie Locali, Luisa Lantieri.
A Baccei i sindaci hanno rappresentato il quadro ormai drammatico nella quale versano i Comuni senza liquidità e con circa 540 milioni di Euro ancora da ricevere per il 2015 sui 675 spettanti. “Una situazione desolante – spiega Amenta – che manderà in dissesto la quasi totalità dei Comuni, e con essi quanti hanno rapporti con la pubblica amministrazione, quindi imprese sociali, ditte, fornitori di materiali e di servizi”. Insomma, dice il vice presidente dell’ANCI Sicilia, a fallire non saranno solo i Comuni, ma centinaia di aziende che vantano crediti nei confronti degli stessi Comuni.  
Pagheranno anche i cittadini siciliani, che resteranno privi di servizi. “E proprio i servizi – dice Amenta – saranno i primi a saltare. Poi i precari per cui la Regione, su 200 milioni di Euro del Fondo di riequilibrio per il personale, quest’anno è riuscita a trasferirne solo 80, insufficienti a pagare gli stipendi e i debiti per scopertura di cassa che i Comuni stanno affrontando con le Tesorerie per pagare i precari, così come sono insufficienti i 55 milioni di Quota corrente ricevuti sui 360 milioni di Euro di diritto. Mentre neanche un centesimo è arrivato nelle ‘casse’ dei Comuni dei 115 milioni di Euro relativi alla Quota in conto capitale di cui invece, sino a questa mattina, i Sindaci e l’ANCI hanno chiesto la liquidazione”.
Dal canto suo l’assessore Baccei ha reso noto che è in corso la trattativa con lo Stato per i conti 2016 che, attraverso una modifica statutaria, il prossimo anno dovranno garantire i trasferimenti ai Comuni.
“Ma per l’anno in corso, che si sta chiudendo nel modo più nero – aggiunge il vice presidente dell’ANCi Sicilia – l’unica cosa che siamo riusciti ad ottenere è la promessa di una ricognizione dei conti dei vari dipartimenti, per verificare l’esistenza di spazi finanziari che verrebbero trasferiti ai Comuni. Quindi, ad oggi, siamo al punto di partenza”.
Brutte notizie anche sul fronte dei fondi europei: è molto probabile che Regione e Comuni debbano restituire all’Unione Europea i finanziamenti dei Fondi strutturali, per le difficoltà più volte denunciate nella rendicontazione entro il 31 Dicembre di quest’anno. “Parliamo di un miliardo e 200 milioni di Euro – precisa Amenta -. Baccei ha confermato che ad oggi non c’è in programma alcuna proroga, anche se domani a Roma, nell’incontro Stato-Regione per le garanzie dei conti 2016, si tratterà anche di questo”. “Infine – continua il vice presidente di ANCI Sicilia – per quanto riguarda il futuro dei precari dei Comuni, e della proposta del PD e del sottosegretario Davide Faraone di creare un’Agenzia unica, si è concordato che potrà essere motivo di confronto serio tra ANCI e Regione. Ma la situazione drammatica – afferma ancora Amenta –  come personalmente ho rappresentato a Baccei, resta quella della liquidità che non c’è nelle ‘casse’ dei Comuni, considerato che non abbiamo più accesso a scoperture di Tesoreria, né il tentativo di  raschiare il fondo del barile di una Regione ormai al collasso potrà dare garanzie in tal senso”.
“La nostra preoccupazione di sindaci e amministratori – conclude Amenta – è che a rischio è la tenuta sociale dei territori, in un momento in cui tutti gli indicatori ci danno in fondo alla classifica per crescita della disoccupazione e della povertà. E allora aspetteremo 2-3 giorni, il tempo che si concludano le trattative tra Stato e Regione. Se neanche da quel momento arriveranno notizie positive, vuol dire che i Comuni scenderemo in piazza e protesteremo così come tutti gli altri settori”.
10 MILIARDI DI EURO, CONTRAFATTO, BACCEI, BOLOGNA, COMUNI, BELLOLAMPO, CROCETTA, DECRETO 118 2011, DELIBERA 124 10 8 2015, M5S, MONTEROSSO, MUTUO, AMAP, RIACCERTAMENTO RESIDUI ATTIVI, ORLANDO, TRASFERIMENTI ERARIALI,

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