Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”





Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..  “ Non c’è niente di più profondo di ciò  che appare in superficie “





Pino Ciampolillo


Saturday, March 12, 2016

Silurato don Palmiro Prisutto, il prete che parla di strage di Stato e olocausto industriale





Silurato don Palmiro Prisutto, il prete che parla di strage di Stato e olocausto industriale


Il sacerdote di Augusta che da sempre si batte contro l’indifferenza di media e istituzioni dinnanzi al dramma dell’inquinamento del polo petrolchimico siracusano verrà rimosso. Si mobilitano i cittadini che hanno aperto una pagina Facebook in suo sostegno e che parlano apertamente di poteri forti a cui il prete non va giù…
Ha già più di mille fan la pagina Facebook aperta qualche giorno fa in sostegno di Don Palmiro Prisutto, sacerdote di Augusta da sempre impegnato contro la piaga dell’inquinamento ambientale nel “triangolo della morte” di Augusta-Priolo-Melilli.  Un sacerdote ‘speciale’ che, senza alcun timore, negli anni, ha denunciato l’indifferenza delle istituzioni e dei media nei confronti di un’area martoriata da tumori e malformazioni neonatali.
Una situazione drammatica che il sacerdote non ha esitato a definire “olocausto industriale”. Così come non ha esitato a parlare di “strage di Stato”. A lui sono andati diversi riconoscimenti -come il premio Nenni 2015-  che hanno tributato onore al suo impegno civile e cristiano.
“Dobbiamo morire, sì; ma non essere assassinati dalle istituzioni” ha scritto in una lettera indirizzata alle redazioni giornalistiche un paio di anni fa (che pubblichiamo integramente qui sotto). Dello stesso tenore la missiva inviata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in cui parla di uno Stato che ha abbandonato la gente della sua terra ad un triste destino (ne pubblichiamo uno stralcio in calce), mentre a Giorgio Napolitano aveva rivolto un invito a recarsi ad Augusta, per vedere con i propri occhi quello che la colonizzazione industriale aveva provocato.
Un prete coraggioso, un prete vero. Un prete troppo scomodo? Così pare. E’ notizia di questi giorni, infatti, che il vescovo di Siracusa, Salvatore Pappalardo, ha chiesto le sue dimissioni. Da qui la protesta dei cittadini di Augusta e dintorni che hanno aperto la pagina Facebook e che per domani hanno organizzato un flashmob. 
In pochi credono alle voci che parlano di dissapori con le confraternite locali. E non è difficile capire perché.
“Per chi non è di Augusta (SR), Don Palmiro Prisutto, sacerdote augustano, da circa trent’anni, combatte contro la piaga dell’inquinamento ambientale, nel “triangolo della morte”, Augusta-Priolo-Melilli, l’alta mortalità di cancro e l’alta incidenza di natalità con malformazioni- – si legge sulla pagina Facebook Io sto con Don Palmiro Prisutto–  Quindi, per i poteri forti, e nella Chiesa ce ne sono e come, sin dai tempi del sommo sacerdote del tempio, Kaifa, risulta essere un personaggio scomodo.

Noi, persone dall’alta coscienza civile, che prediligono la luce del Bene, dobbiamo fermare l’ennesimo scempio tutto italiano e tutto eclesiastico: la rimozione di un arciprete, di un uomo di buona volontà e di sano spirito cristiano, guida e faro di civiltà, cultura della legalità e spiritualità, anche per non credenti o diversamente credenti, da parte di un alto prelato dell’arcidiocesi di Siracusa spinto, dal fango buttato dalle confraternite interne alla chiesa Madre di Augusta. Fermiamo questa autentica vergogna, magari organizzando un sit in silenzioso e pacifico d’innanzi alla sede dell’arcivescovado di Siracusa”.

Di lui Terra e Liberazione scrive:  “Vescovo e confraternite “tradizionaliste” (?!) vogliono tappare la bocca a padre Palmiro Prisutto… Padre Palmiro Prisutto, che ogni ventotto del mese, nella gremita Chiesa Madre di Augusta, dedica la messa serale ai tanti concittadini morti a causa di un tumore. Grazie al nostro vecchio amico “prete combattente” il censimento dell’Olocausto petrolchimico&affini è giunto a circa 800 nomi e cognomi. Altro che confraternite “tradizionaliste” dell’altro ieri!. Chi le usa contro padre Prisutto?. Non hanno altro da fare, nella Vita? Ad Augusta? Ne riparleremo. Don Palmiro lo conosciamo da trentanni. Lo abbiamo affiancato sempre nella battaglia contro l’Olocausto dei vel-ENI. Don Palmiro è un vero siciliano. Un anticolonialista cristiano come ce ne sono pochi”. 
Per capire chi è Don Prisutto e, soprattutto, per capire a chi possa veramente dare fastidio, basta leggere alcuni sui scritti. Ecco dunque la lettera alle redazioni e, a seguire, uno stralcio di quella inviata al Presidente Mattarella nel Febbraio del 2015:
LA LETTERA AI GIORNALI:  
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“Dobbiamo morire, sì; ma non essere assassinati dalle istituzioni! C’era una volta… Marina di Melilli. Non è l’inizio di una favola, ma una delle pagine più oscure e vergognose della storia italiana. Io sono un cittadino di Augusta, quarantamila abitanti, una città tra Catania e Siracusa, dove c’era anche Marina di Melilli. Il nome di Augusta, di solito, ormai, si trova unito a Priolo e Melilli, con le quali condivide un destino amaro: l’olocausto industriale. Forse, un giorno, questa tragedia entrerà a pieno titolo nei libri di storia come Bhopal, Chernobyl, Minamata, Seveso, Hiroshima, Auschwitz. 
“Sono poche, credo, in Italia, – prosegue Don Prisutto nella lettera- le città che come Augusta, si trovano esposte a ben tre rischi: sismico, chimico-industriale e militare. Ma di questa città e del suo triste destino si preferisce non parlare. Ma quando se n’è parlato, lo si è fatto quasi sempre perché era successo qualcosa di grave. Non è di tutti questa sorta di “guiness dei primati”: su 40 kmq di territorio sono stati concentrate 12 industrie ad alto rischio (tre centrali termoelettriche, una fabbrica di cloro a celle di mercurio, quattro raffinerie, un cementificio, un inceneritore, una fabbrica di magnesio, un depuratore, ed altro). Un territorio con viabilità fatiscente ed insufficiente, disseminato di discariche – non se ne conoscerà mai il numero esatto; un territorio più volte interessato da eventi sismici rilevanti; un territorio su cui insistono basi militari italiane, Nato ed Usa; un territorio con una grave emergenza igienico-sanitaria in atto (accertato tasso di mortalità per cancro superiore al 30%; 1000 bambini nati malformati negli ultimi dieci anni; patologie legate al degrado ambientale del territorio;mare non balneabile dove è stato scaricato perfino mercurio in enormi quantità… su un territorio dichiarato dal ministero dell’Ambiente nel 1990 ad alto rischio di crisi ambientale, e recentemente definito dal prof. Corrado Clini, assimilandolo a Porto Marghera, area in piena crisi ambientale, come se tutto ciò non bastasse, per decisione dell’attuale classe politica dirigente della Regione Sicilia, una centrale termoelettrica sarà, in parte, riconvertita a carbone ed in parte trasformata a “termovalorizzatore” per il trattamento di 500.000-650.000 tonnellate annue di rifiuti urbani indifferenziati provenienti dalle province di Enna, Catania, Siracusa e Ragusa”.
“Rimane irrisolto un altro problema: dove saranno smaltite le altre 173.000 tonnellate/anno di rifiuti tossici e nocivi della zona industriale di Augusta-Priolo? Non c’è da preoccuparsi: detti rifiuti è stato decretato che verranno smaltiti nella progettata piattaforma polifunzionale che, guarda caso, sarà costruita anch’essa ad Augusta. All’inquinamento attuale, che si protrae da oltre 50 anni, si aggiungerà anche quest’altro voluto dal presidente della Regione Cuffaro.
“Se mettessimo insieme il numero dei morti e dei feriti degli incidenti industriali, degli infortuni sul lavoro, e se unissimo ad essi il numero di morti per tumori ed il numero dei bambini malformati, potremmo parlare, senza alcuna retorica, di strage: ma di una strage di stato. Forse un giorno, – chiosa il sacerdote- verranno le telecamere a documentare l’ennesimo disastro, ad innescare polemiche, dibattiti e passerelle. Ma non sarebbe opportuno che le telecamere venissero ora per evitare ulteriori disastri”?
Distinti saluti. Sac. Prisutto Palmiro. 
LA LETTERA A MATTARELLA:
Don Prisutto invita il Presidente Mattarella ad occuparsi di  una strage silenziosa che ha fatto più vittime dell’incidente di Marcinelle e delle Fosse Ardeatine che lei da presidente, ha recentemente visitato. L’assassino silenzioso è il cancro, provocato dall’inquinamento industriale che dura pressocchè impunito da oltre sessanta anni. Quella Repubblica di cui lei è capo da qualche giorno, ha abbandonato al suo triste destino questa città, la Costituzione sulla quale lei ha giurato e che in teoria avrebbe dovuto tutelare la salute, la vita, il lavoro, il territorio e gli stessi abitanti di questa città, qui, è palesemente violata da chi ritiene che col denaro si può fare tutto: dalla corruzione delle istituzioni che ci dovrebbero difendere fino a comprare il silenzio delle vittime e delle loro famiglie. Una logica aberrante – ha aggiunto- il ricatto occupazionale, la monetizzazione del rischio, da oltre mezzo secolo unitamente all’inquinamento generale di tutto l’ecosistema costringe gli abitanti di Augusta e dintorni ad affermare che è meglio morire di cancro che di fame”.
Distinti saluti. Sac. Prisutto Palmiro
Gela, disastro ambientale: il pm chiede il processo per 22 tecnici del petrolchimico

Gela, disastro ambientale: il pm chiede il processo per 22 tecnici del petrolchimico

Chiusa la maxi inchiesta su dieci anni di inquinamento, tra gli imputati la società Eni "Raffineria di Gela". Ultimo atto in città del procuratore Lucia Lotti, trasferita a Roma. L'Eni: "Nessun inquinamento, fiducia nei magistrati". I 5Stelle: "Più valore al referendfum no-triv"
GELA (CALTANISSETTA) -  Con la richiesta di rinvio a giudizio, per disastro colposo innominato, di 22 tra direttori e tecnici della Raffineria di Gela e dell'Enimed, la procura della Repubblica, diretta da Lucia Lotti, ha chiuso la maxi inchiesta sull'inquinamento ambientale causato nell'ultimo decennio dalle emissioni del petrolchimico dell'Eni, dalla ricerca e dallo sfruttamento dei pozzi petroliferi. Magistrati, forze dell'ordine, capitaneria di porto e consulenti tecnici (Ctu) hanno svolto anni di indagini, acquisito migliaia di documenti, effettuati decine di incidenti probatori, accertando nel territorio gelese presunte contaminazioni atmosferiche, del suolo e del sottosuolo, con grave inquinamento delle falde acquifere.


Tra gli imputati (che rischiano da 3 a 12 anni di reclusione) c'è anche la società "Raffineria di Gela". Tutti dovranno rispondere anche delle omesse bonifiche, di getto pericoloso di cose e di violazione dei codici ambientali. Lotti, come previsto dalla legge, ha informato i ministeri dell'ambiente, della salute e delle politiche agricole, che potranno costituirsi parte civile già nella prossima fase dell'udienza preliminare (ancora da fissare), per le gravi ricadute che l'inquinamento ambientale avrebbe avuto sull'ecosistema, sulla catena alimentare e sulle persone.

Restano incardinate in fase dibattimentale altre inchieste sull'esposizione all'amianto, sulle morti tra gli ex dipendenti dell'impianto "Clorosoda", sugli incendi al reparto "Topping" e sugli sversamenti a mare di sostanze inquinanti. Nel tribunale civile invece si stanno trattando le richieste di risarcimento danni dei bambini malformati e degli ex dipendenti ammalatisi per l'inquinamento nei posti di lavoro.

L'ordinanza di rinvio giudizio è l'ultimo atto come procuratore di Gela di Lucia Lotti appena trasferita a Roma dal Csm, dove andrà a ricoprire l'incarico di aggiunto e dove ha lavorato per 17 anni alla Direzione distrettuale antimafia. "Lavorare a Gela è stata un'esperienza straordinaria - ha detto il pm -. In questi anni, mi sono particolarmente legata a questa città, contrassegnata da mille problematiche. "Sin da subito - ha detto il magistrato - quando ho messo piede a Gela, mi sono sentita a casa mia. Sono arrivata il 4 aprile del 2008. Gli incarichi direttivi per legge non possono durare più di 8 anni. Avrei potuto chiedere il trasferimento dopo 3 anni ma non l'ho fatto. Il Csm ha già calendarizzato la nomina del nuovo Procuratore Capo. L'obiettivo è quello di garantire la continuità perchè ci sono da affrontare molte questioni impegnative. Sono 6 ad oggi, i magistrati che hanno presentato domanda per prestare servizio a Gela". Lucia Lotti  lavorerà fino
all'ultimo giorno. La partenza avverrà, infatti, dopo le festività pasquali, durante le quali sarà pubblico ministero di turno per consentire ai colleghi di andare in ferie.

Il processo potrebbe influire indirettamente anche nella vertenza sullariconversione dello stabilimento gelese in raffineria green. Spesso durante i dibattimenti in sede civile sui risarcimenti alle vittime dell'inquinamento i legali dell'Eni hanno affermato che la società, se condannata, non avrebbe potuto garantire gli investimenti necessari alla riconversione.

L'Eni: "Nessun inquinamento, fiducia nella magistratura". Eni prende atto, in una nota, della richiesta della procura. "Procedimento - puntualizzala nota - nel quale la Procura ha riunito altri procedimenti aventi ad oggetto sempre contestazioni legate alla tutela ambientale". Eni ricorda che "l'impatto ambientale dello stabilimento industriale di Gela è stato oggetto sia di una valutazione preventiva da parte delle Autorità Amministrative competenti in fase di rilascio delle autorizzazioni necessarie ad operare, sia successivamente, nell'ambito delle attività di monitoraggio e controllo svolte dagli Enti preposti". "Tutte le analisi effettuate - sottolinea Eni - hanno sempre confermato l'osservanza delle norme, disposizioni e prescrizioni impartite per la corretta gestione delle attività industriali e in particolare, in relazione al rispetto delle norme in materia di emissioni in atmosfera, scarichi idrici e bonifiche". "I risultati delle indagini ambientali realizzate dagli Enti pubblici competenti sulle matrici ambientali circostanti lo stabilimento confermano l'assenza di un inquinamento diffuso nell'area e soprattutto di rischi per la popolazione della città di Gela. Eni - conclude la nota - si affida con assoluta serenità all'operato della Magistratura e alle sue decisioni, collaborando con gli organi inquirenti con correttezza e serietà".

I 5Stelle "I magistrati ci danno ragione".  La richiesta di rinvio a giudizio per i dirigenti del petrolchimico di Gela dà ragione alla nostra politica: quell'impianto inquina, Crocetta è ancora convinto che lo sviluppo dell'isola passa ancora dal petrolio?". I deputati del M5S all'Ars commentano così la chiusura delle indagini sulla maxi inchiesta della Procura. "La battaglia per il ripristino della legalità ambientale e per il rispetto della salute dei cittadini - afferma Giancarlo Cancelleri - passa attraverso scelte politiche che chi ha governato la città e la Regione in questi anni non ha intrapreso. L'unica voce fuori dal coro è stata quella del M5S, che non ha esitato a mettere sul piatto la poltrona del sindaco di Gela per tenere la barra diritta su un tema importante non solo per Gela, ma anche per quei siti che ospitano insediamenti di questo tipo. La decisione di oggi dà ragione alla nostra politica". "La richiesta di rinvio a giudizio - afferma Giampiero Trizzino - carica

IL POPOLO INQUINATO NON PIANGE, MA LOTTA WE SHALL OVERCOME









 IL POPOLO INQUINATO NON PIANGE, MA LOTTA WE SHALL OVERCOME

A sua eccellenza il prefetto di Siracusa

Al portavoce M5s Commissione Ambiente della camera dei deputati on. Claudia Mannino

Al portavoce M5s Commissione Affari sociali e Sanità della camera dei deputati on. Giulia Grillo

All'assessore regionale all'Ambiente Maria Rita Sgarlata

All'Assessore regionale alla Sanità Rita Borsellino

Al presidente IV Commissione Ambiente Ars Giampiero Trizzino

Al portavoce M5s Commissione Antimafia Ars on. Stefano Zito

Ai sindaci del quadrilatero industriale: Rizza, Palmeri, commissari di Augusta

Alla procura di Siracusa

Alle procure antimafia Palermo

Alla corte dei conti

Alla comunità Europea

Il 15 aprile dello scorso 2013 una delegazione del movimento 5 stelle di Siracusa, Melilli, Priolo, Augusta, guidata dalla dott.ssa Mara Nicotra, ricercatore esperto in problematiche ambientali della IV Commissione Ambiente M5S Siracusa, incontra il presidente della IV Commissione Ambiente dell'Ars Giampiero Trizzino (M5S) per attenzionare l'inquinamento industriale dell'aria siracusana di natura delle raffinerie.

La Nicotra spiega a Trizzino, con dati scientifici alla mano, che taluni degli inquinanti emessi in atmosfera dalle industrie petrolchimiche ed immessi nell’aria ambiente, anche potenzialmente ad attività cancerogena con possibili conseguenti effetti sulle comunità limitrofe alla fonte di emissione, non sono normati dall'attuale decreto nazionale (155/2010) sulla qualità dell'aria ambiente.

Tra l’altro, parte di essi vengono emessi nel corso degli sfiaccolamenti continui delle torce degli impianti, le quali, ben visibili anche a distanza, restano accese senza apparente motivo data la loro funzione di sistemi di sicurezza. Da ciò deriva la necessità che nelle aree industriali oltre ai classici inquinanti dell’aria ambiente urbana, come NOx e SO2, assumono particolare incidenza anche altre sostanze, tipo benzene “orario”, acido solfidrico, specifici idrocarburi non metanici e mercaptani, abbondantemente presenti, ogni ora del giorno, come ampiamente rilevato, nelle aree a rischio siciliane.

Il problema non sta ovviamente nella predisposizione di qualche decreto, spiega Gioacchino Genchi, chimico già dirigente del Servizio “Tutela dall’inquinamento atmosferico” del dipartimento ambiente della regione siciliana – come si ricorderà rimosso dall’incarico per non aver, tra l’altro, concesso la realizzazione di un mega inceneritore (500 mila tonnellate) che doveva sorgere a Punta Cugno dentro lo stabilimento Enel Augusta, accanto ad altri 4 grandi impianti di combustione, Gespi, Oikothen, Buzzi, Unicem, ma nella assenza totale di un piano complessivo di risanamento ambientale, nonostante che nel 1995 fossero stati predisposti i piani per le aree a rischio di Siracusa e Gela ed il Ministero dell’Ambiente avesse stanziato per essi 100 e 40 miliardi di lire, il cui utilizzo rimane ancora “materia oscura”.

Analoga è la situazione per la terza area della regione dichiarata a rischio nel 2002 che comprende i 6 comuni del Comprensorio del Mela. In questo caso il piano di risanamento non è mai stato redatto ed i 7.500.000 euro stanziati dall’ARTA per il piano e gli interventi formano anch’essi “materia oscura”.

Nel 2007, invece, l’ARTA approva con un decreto assessoriale un c.d. piano regionale di risanamento ambientale dell'aria, che alla prova dei fatti risulta il frutto di un copia incolla dell’omologo della regione Veneto (peraltro già bocciato dalla Commissione Europea) e di numerosi altri documenti. Si apre un putiferio mediatico, partono le inchieste, ma il piano è ancora, incredibile ma vero, sul sito web dell’ARTA, nonostante le numerose audizioni e processi in atto, che confermano l'irresponsabilità dei soggetti controllori.
Su questa vicenda il deputato all'Ars (M5S) Stefano Zito presenta 2 interrogazioni parlamentari e in un tavolo prefettizio dichiara che nel quadrilatero siracusano oltre ad non esserci i dovuti controlli negli impianti, carenti e poco attendibili sono le centraline sulla qualità dell'aria, considerato che su 365 giorni l’anno funzionano forse per la metà..

Si evidenzia anche il grande conflitto di interessi che esiste tra ASP-industrie e comuni del quadrilatero industriale siracusano. Nel senso che non solo manca una normativa ad hoc riguardante l'inquinamento industriale dell'aria che si respira, ma i comuni consentono ancora all'industria, attraverso il Cipa (Consorzio per la protezione Ambiente degli industriali), di stare all'interno di una rete di rilevamento pubblica attraverso un protocollo di intesa istituito nel 2005 per contrastare tale inquinamento. 

Ci chiediamo: è normale che chi deve essere controllato diventi controllore di se stesso? 

E’ normale che l'industria attraverso il Cipa, il cui presidente è anche il coordinatore del registro tumori della Sicilia orientale, debba controllare la qualità dell'aria delle centraline della provincia alla stessa stregua di una Arpa, che è l’organo di controllo istituzionale? Ma allora è per questo motivo che l'Asp Siracusa non fa correlazioni tra il dato ambientale e patologie tumorali nonostante Arpa e provincia inviano loro i dati degli inquinanti petrolchimici non normati ma comunque rilevati?

Ma come fanno i sindaci che rappresentano la massima autorità sanitaria a non intervenire quando si verifica un picco orario di benzene (ben noto cancerogeno) o quando sanno chi delle industrie ha causato l’incidente o emesso sostanze chimiche maleodoranti?

Come fanno a tacere e non intervenire sapendo che la gente del quadrilatero sta morendo di cancro? Ma perché ogni qualvolta che si registra uno sforamento di PM10 subito scatta l’allarme e invece per il benzene, l’H2S e gli idrocarburi non metanici, mai?

Non è mai avvenuto neanche quando esisteva il decreto regionale 888/17 detto “codice di autoregolamentazione”, che avrebbe dovuto far abbassare alle aziende l’emissioni di idrocarburi non metanici ogni qualvolta superavano 200 ug/m3 ogni 3 ore. Ma questo limite era vincolato all’Ozono, quindi il tutto si attribuiva allo smog urbano. In ogni caso tale decreto non ha mai funzionato!

Ma chi sono i Sindaci? Politici alla stessa stregua di tutti gli altri che occupano posti di governo o di opposizione a Palermo e a Roma e che fino ad oggi non hanno mosso un dito per risolvere il problema. Dallo stato dell’arte emerso dai dati dello scorso convegno del 25 luglio possiamo ancora fidarci della politica?
Vorremmo dire di si, ma abbiamo perso ogni speranza, ed allora riversiamo tutta la nostra aspettativa verso le Procure, e già un primo segnale forte lo abbiamo ottenuto. Non a caso il 25 luglio al convegno abbiamo avuto l’onore e il piacere di vedere la presenza del dott. Francesco Paolo Giordano, procuratore capo della procura del tribunale di Siracusa che ascoltava le relazioni scottanti dei nostri relatori, ove emergevano situazioni veramente drammatiche, come ad esempio il caso per cui ogni ora del giorno si registrano concentrazioni cancerogene di benzene soprattutto a Priolo.

Si evidenziano i giorni: 25 dicembre 2009 ove la popolazione priolese è stata costretta a respirare per ben 15 ore consecutive oltre 450 ug/m3 di benzene e l'8 marzo 2013 per la festa delle donne in cui si riscontrano oltre 700 ug/m3 di benzene per 19 ore consecutive (Nicotra, 2014-Che aria tira nel quadrilatero siracusano? Un decreto per normare-pubbl. Convegno 25 luglio Siracusa).

Ci viene di affermare che questo è un omicidio se ci dovesse venire un cancro (cit. Don Palmiro Prisutto), poiché la soglia cancerogena espressa dalla letteratura scientifica non deve superare 260 ug/m3 di benzene al giorno che equivale ad una soglia bassa di benzene di 0,26mg/m3 (Crum & Allen 1984; Paxton et al. 1994) .

La conferma che esiste un nesso tra cancro e inquinamento industriale è stato il tema della relazione del prof. Burgio dell’ECERI.

Queste sostanze, a Priolo, tra l’altro, sono presenti contemporaneamente nelle stesse ore del giorno ad altri composti tossici e odorigeni, quali l’idrogeno solforato e talune classi di idrocarburi non metanici. Stessa situazione si riscontra ad Augusta, Melilli e Belvedere.

Dalla correlazione dei dati monitorati in ciascuna di queste stazioni viene fuori che all'aumentare dell'H2S aumentano in modo esponenziale anche gli idrocarburi non metanici, mentre, a Melilli, a differenza di Priolo, all'aumentare del benzene aumenta in modo esponenziale l'H2S.

Tali dati vengono confermati in maniera ancora più incisiva dal direttore dell'Arpa Siracusa dott. Gaetano Valastro, il quale, da relatore anch'egli al convegno, ha anche lamentato che ogni anno alla struttura vengono diminuite sempre più risorse umane e finanziarie.

Sarà un caso?

Ci chiediamo:

voluto da chi?

Perché la regione siciliana non è intervenuta negli anni sugli aspetti gestionali dell’ARPA?

Perché l’ARTA non ha esercitato, come dovuto, la vigilanza sull’operato dell’ARPA, sulla deriva dei controlli ambientali, ecc. , che via via ne hanno depotenziato le già limitate attività a tutto vantaggio dei “controllati”?

In un documento Arpa (vedi allegato) pervenuto all’Assemblea Regionale Siciliana su richiesta dell’on. Angela Foti della IV Commissione Ambiente emerge che il benzene nelle stazioni industriali siracusane supera quasi sempre il limite annuale che è 5 ug/m3 (decreto 155/2010).

Se così è, allora come si spiega che il prof. Sciacca presidente Cipa e del registro tumori di mezza Sicilia possa affermare che l’aria della zona industriale di Priolo, Melilli e Augusta è OK? 

Che le polveri sottili derivano dal deserto e che tumori derivano dai metalli pesanti dell’Etna?

Non vi sembrano queste affermazioni offensive per il “POPOLO INQUINATO”?

Ad Augusta Don Palmiro Prisutto ogni 28 del mese celebra una messa funebre ricordando quanti giovani e bambini muoiono per cancro. Don Palmiro sta dimostrando che ogni 2 decessi uno è morto per cancro.



 
Il 18 maggio 2013 Melilli (SR) viene invasa dall’ennesima nube tossica di mercaptani L'odore nauseabondo già ad una concentrazione di oltre 20 ug/m3 dalle ore 12 alle ore 22:30 circa, infastidisce parecchi residenti e come al solito le industrie del petrolchimico siracusano davano come risposta al prefetto e al sindaco di Melilli Pippo Cannata "qui tutto a posto".

Come se non sapessimo che solo 2 raffinerie nel territorio siracusano: Esso e Isab producono tale sostanza.

Due giorni dopo all’Isab impianti Nord muore un operaio di Priolo per aver respirato in maniera off limits dell'acido solfidrico probabilmente ad una concentrazione oltre 500 ppm, proveniente da un guasto dell'impianto da cui veniva prodotto questo gas dall’azione tossica simile all’acido cianidrico. E se per un verso l’evento luttuoso ripropone ancora una volta in maniera drammatica il problema della sicurezza degli impianti ad alto rischio di incidenti rilevanti, per altro verso va considerato che le concentrazioni misurate a Melilli, Priolo e Belvedere dell’acido solfidrico vanno oltre 70 ugNm3 e cioè oltre la soglia odorigena fissata dall'OMS che e' 7ug/Nm3. Un ulteriore conferma alla richiesta che detto inquinante, normato in fase emissiva, debba trovare altrettanti limiti normativi, in atto mancanti, anche a livello di aria ambiente. 

 Ci chiediamo a cosa servono i controlli alle emissioni, ammesso che siano sufficientemente adeguati, se le multinazionali titolari degli impianti se ne infischiano di sistemare i loro impianti nel rispetto dell’adozione delle migliori tecnologie disponibili e la fanno sempre franca anche quando ci scappa il morto?

A seguito di questo incidente il 26 maggio 2013 la IV Commissione Ambiente della regione siciliana si riunisce ad un tavolo tecnico al comune di Melilli e, acquisito lo stato dell'arte sulla cattiva qualità dell'aria del quadrilatero industriale, il presidente Trizzino e il deputato Zito fanno notare ai presenti (industrie, deputati regionali, Arpa, Asp, Sindacati, Sindaci) che è evidente che c'è stato uno spreco di denaro pubblico dagli anni 90 ad oggi e che un intervento di risanamento e/o di bonifica non è stato mai fatto. Gli stessi dopo qualche giorno sporgono denuncia, specificando che nel territorio di Siracusa sono spariti in totale 100 miliardi delle vecchie lire del piano di risanamento mai attuato in quest’area così come i 40 miliardi per l’area di Gela, ricordando anche le mancate bonifiche per le quali nel 2005 vennero stanziati 770 milioni di euro dall’allora ministro dell’ambiente Prestigiacomo Si ricorderà, infatti, che l’accordo di programma prevedeva anche la riconversione e riqualificazione degli impianti, le bonifiche sia per i fondali al mercurio della rada di Augusta che per i suoli e i pozzi al benzene di Priolo, oltre che la previsione di dare respiro pure al Porto Grande di Siracusa e complessivamente all’intera area industriale. Purtroppo apprendiamo dai tavoli tecnici prefettizi che quell'accordo di programma non andò avanti perché solo Isab partecipò alla transazione con ben 30 milioni di euro. In un siffatto scenario dove il principio del “chi inquina paga” è platealmente violato gli unici a pagare, con la vita però, sono i residenti e gli operai che lavorano negli stabilimenti industriali. Tutto ciò è pure scritto nell’Atlante regionale sanitario e gli studi epidemiologici di recente pubblicazione su Sentieri ne confermano la veridicità.

Le inchieste e le interrogazioni parlamentari di Stefano Zito continuano, così come quelle dell'on. Amoddio, dalla quale attraverso la stampa si apprende che di quei 770 milioni di euro ne sono rimasti solo 50 mila nei fondi CIPE. Ci chiediamo: il resto in quale tasca sono finiti?

Nel frattempo montano le proteste e le azioni legali del "popolo inquinato" di Gela, Milazzo e Priolo. Un consigliere comunale Giuseppe Marano viene denunciato da ENI per procurato allarme ad un risarcimento di 400 mila euro, mentre a Gela la stessa ENI chiede a David Melfa un risarcimento di un milione di euro per lo stesso motivo.

E’ mai possibile che quando c'è qualcuno che difende la salute dei cittadini viene perseguitato piuttosto che protetto?

Sarà vero che a distanza di 9 lunghi e funesti anni il ministero all'Ambiente mette a disposizione i primi 115 milioni di euro per le bonifiche del Sin di Priolo? Oppure è solo passerella politica come è successo in passato con i soldi della bonifica della rada di Augusta? basteranno?

O sono stati stanziati solo sulla carta come precedentemente fatto?

E gli altri soldi, quelli sbandierati nel 2005 dall'ex ministro all'ambiente Prestigiacomo durante la sua bella campagna elettorale chi li ha intascati? Certo di stranezze se ne vivono tante al punto tale che il successore della Prestigiacomo, Clini, è stato arrestato per aver intascato mazzette per 600 milioni di euro inerente lo scandalo idrico che lo legava alla Libia.

Il 13 settembre Mara Nicotra, cittadina anch'essa del popolo inquinato di Siracusa, Priolo, Melilli e Augusta, stanca di morire di puzza e di veder morire amici, genitore e parenti di cancro a causa degli inquinanti industriali immessi nell'aria, presenta a sua eccellenza il prefetto di Siracusa un esposto, con tutta una serie di proposte operative da realizzare al più presto possibile nel nostro territorio. Come per es. implementare centraline di rilevamento aria; estromettere il Cipa dalla rete pubblica di monitoraggio dell'aria; potenziare Arpa Siracusa di risorse umane e finanziarie; realizzare un Simage con telerilevamento e sistema delle emergenze; realizzare una normativa riguardante, a livello di immissioni nell’aria ambiente gli inquinanti odorigeni e cancerogeni di derivazione delle raffinerie con sistemi di allarme e sanzioni previste per le industrie ree; far correlare all’Asp il dato ambientale con patologie tumorali; eliminare l’effetto bolla dai camini; adottare sistemi efficaci di controllo quali-quantitativi degli inquinanti emessi dalle torce, realizzare piano di risanamento aria; riconvertire impianti verso una chimica verde. Ma ad oggi non si è fatto nulla.

Il 26 settembre 2013 l’on. Trizzino convoca a Palermo un'altra Audizione di Commissione per far rimuovere dal sito web dell’ARTA quell’indecoroso piano di risanamento regionale dell'aria frutto del copia e incolla dal piano della regione Veneto e da altre fonti, tanto denunciato da numerose associazioni ambientaliste (Legambiente, Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, CGIL, ecc.) chiamando a rispondere l'assessore all'ambiente regionale del tempo Mariella Lo Bello, In quel contesto, fu chiesto all'assessore Lo Bello di rimuovere quel piano e fu posto il problema di intervenire a livello normativo su taluni inquinanti caratteristici dell’aria ambiente nelle aree industriali. L'assessore fu costretta ad ammettere la copiatura di parti del piano e si impegnò a convocare a breve termine un tavolo tecnico per le questioni normative. Da li a poco, in una successiva audizione, l'assessore si rimangiò ogni cosa e non diede poi seguito a nessuno degli impegni presi. 

Da allora (dicembre 2013) un'altra audizione su questo tema non si è più fatta.
Il 20 maggio 2014, Mara Nicotra, vittima di un altro cancro in famiglia, muore il fratello Mauro di anni 57, rompe il silenzio assordante da parte della regione siciliana, e sempre più imperterrita presenta una denuncia alla procura di Siracusa, allegando i risultati di uno studio sulla cattiva qualità dell'aria e del grosso conflitto di interessi che si muove tra industria, politica e Asp.

Nel frattempo la procura rinvia a giudizio Isab per aver avvelenato le falde acquifere di Melilli e per aver riscontrato ettari e ettari di terreno che galleggia sugli idrocarburi.

Ora il "popolo inquinato" di Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Gela e Milazzo dice basta a questo sterminio generato da un sistema di criminalità politico-mafiosa organizzata e pretende di essere ascoltato. Sta a Lei caro assessore Sgarlata dimostrare nei fatti e con azioni concrete di non volere seguire le strade battute dai suoi predecessori. Sta a Lei dimostrare di voler portare avanti tutte quelle azioni tecniche, scientifiche, legali e legislative cui i suoi predecessori si sono sottratti di adempiere. Ritiri una volta per tutte l’obbrobrio del piano copiato, avvii, anche con la collaborazione delle associazioni ambientaliste e dei comitati civici, la realizzazione di un piano di risanamento ambientale sulla qualità dell’aria che affronti, tra le prime problematiche, la valutazione a livello di immissioni nell’aria ambiente di limiti tabellari alle sostanze odorigene e cancerogene dei petrolchimici. Una bozza di proposta è stata illustrata al convegno del 25 luglio a Siracusa dalla dott.ssa Nicotra.

IL POPOLO INQUINATO NON PIANGE, MA LOTTA WE SHALL OVERCOME


Popolo inquinato del quadrilatero siracusano
Popolo inquinato di Gela
Popolo inquinato di Milazzo
Meetup "Costruiamo insieme M5S Siracusa"
IV Commissione Ambiente meetup "Costruiamo insieme M5s Siracusa"
Comitato Ambiente Belvedere
Movimento 5 stelle Priolo
Movimento 5 stelle Melilli- Villasmundo- Città Giardino
Movimento 5 stelle Augusta
AugustAmbiente
Decontaminazione Sicilia
ECERI
Comitato Cittadino Isola Pulita


Firmatari referenti impegnanti nella battaglia in prima persona:

Arturo Andolina referente popolo inquinato del quadrilatero siracusano
David Melfa: referente popolo inquinato di Gela
Giuseppe Marano referente popolo inquinato di Milazzo
Rosario Messina portavoce del meetup “Costruiamo insieme M5S Siracusa”
Mara Nicotra: referente IV Commissione Ambiente meetup “Costruiamo insieme M5S Siracusa”
Massimo Marino referente Comitato Ambiente Belvedere
Giorgio Pasqua portavoce M5S Priolo
Domenico la Scala portavoce del M5S Melilli-Villasmundo-Città Giardino
Giusy Chiaramonte portavoce del comitato Priolo Verde
Padre Palmiro Prisutto
Sarah Marturana attivista M5S Augusta
Mauro Caruso attivista M5S Augusta
Luigi Solarino presidente AugustAmbiente
Pino Pisani presidente Decontaminazione Sicilia
Gioacchino Genchi, già dirigente chimico Regione Siciliana
Mario Casella responsabile mailing list Decontaminazione Sicilia
Ernesto Burgio ricercatore e responsabile ECERI
Pino Ciampolillo Comitato Cittadino Isola Pulita


Premesso che: 

- con D.P.C.M. del 30/11/1990, cioè quasi 25 anni fa, i territori dei comuni di Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Floridia e Solarino e quelli dei comuni di Gela, Butera e Niscemi venivano dichiarati “Aree ad Elevato Rischio di crisi Ambientale”; 

- con due D.P.R. del 17/01/1995, cioè più di 19 anni fa, venivano approvati i rispettivi Piani di Disinquinamento, destinando loro, nell’ordine, le somme di 100 e di 40 miliardi di lire; 

- a gennaio del 1996 venivano istituiti i Comitati di Coordinamento per le due Aree per l’attuazione dei Piani; 

- a novembre del 1996 il Ministero dell’Ambiente trasferiva alla Regione Siciliana le somme complessive di 100 e 40 miliardi, di cui l’ARTA, a fine dicembre, impegnava 300 milioni in favore del Comitato di Coordinamento di Siracusa e 28 milioni per quello di Caltanissetta; 

- nel corso degli anni 1997-1999 venivano sostenute soltanto spese per il funzionamento dei Comitati di Coordinamento e delle relative Segreterie; 

- stante l’inerzia della Regione Siciliana, in data 21/07/2000 il Ministero dell’Interno emanava l’Ordinanza n. 3072 ex art.12, con la quale toglieva ogni potere alla Regione, nominava Commissari, per la realizzazione degli interventi delle due Aree, i Prefetti di Siracusa e Caltanissetta e disponeva che le somme relative fossero trasferite sulle contabilità speciali intestate ai Commissari; 

- con D.A. n. 50/GAB del 04/09/2002 l’ARTA dichiarava area ad elevato rischio di crisi ambientale i territori dei comuni del comprensorio del Mela (Condrò, Gualtieri Sicaminò, Milazzo, Pace del Mela, S. Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela, San Pier Niceto), istituiva la "Commissione Stato-Regione, Provincia, Enti locali, per la definizione del piano di risanamento ambientale e rilancio economico del Comprensorio del Mela" e stanziava € 7.500.000 per la redazione del Piano e per gli interventi da adottare; - al 31/12/2004 scadevano i termini delle dichiarazioni ministeriali per le aree di Siracusa e Gela ed i compiti dei Prefetti-Commissari; le somme erogate dall’ARTA ammontavano 

• Commissario Delegato per Siracusa € 30.829.827,35; 

• Comune di Siracusa € 68.238,87; 

• Comitato di Coordinamento di Siracusa circa € 875.000; 

• Commissario Delegato per Caltanissetta € 8.263.310,38; 

• Comitato di Coordinamento di Caltanissetta circa € 140.000; - restavano disponibili le somme: 

• per l’Area di Siracusa, circa € 19.878.623,79; 

• per l’Area di Caltanissetta, circa € 11.894.965,58.

- con i DD.AA. 189/GAB e 190/GAB del 11/07/2005 l’ARTA emanava una nuova dichiarazione di aree a rischio per le aree di Siracusa e Caltanissetta;

- Con Delibera di Giunta n. 306 del 29/06/2005 veniva istituito l’Ufficio Speciale “Aree ad elevato rischio di crisi ambientale” che assorbiva tutte le competenze dei Prefetti-Commissari, dei Comitati di Coordinamento e della Commissione Stato- Regione, Province ed Enti Locali;

- Con Delibera di Giunta n. 257 del 14/07/2009 l’Ufficio veniva soppresso in ragione della “vastità e complessità delle problematiche ambientali che informano i territori ricadenti nelle Aree…”;

- Con D.P.Reg. n. 5/Area 1/S.G. del 17/01/2011 veniva ricostituito l’Ufficio Speciale, questa volta denominato “Sportello unico per il risanamento delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale nel territorio regionale – Agenda 21 – Amianto”, sempre sotto la direzione dello stesso dirigente;

- Al 31/12/2012 l’Ufficio Speciale veniva definitivamente chiuso ed articoli di stampa riportavano notizie in merito ad indagini in corso da parte della Procura della Repubblica di Catania;

- Con D.A. n. 176/GAB del 09/08/2007 l’ARTA approvava il c.d. “Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente”, che alla verifica dei fatti risultava frutto di un “collage” di copia ed incolla di ampie parti del Piano di Risanamento della qualità dell’aria della Regione Veneto dell’anno 2000, peraltro già bocciato dalla Commissione Europea, e di numerosi documenti già editi da altri Enti;

- In particolare, dalla semplice analisi comparativa della documentazione e dal conteggio delle righe copiate il c.d. Piano Siciliano risulta composto per l’85-91% da righe interamente copiate dal Piano del Veneto e da altre fonti;

- Incredibile ma vero, a distanza di 7 anni il c.d. Piano figura ancora inserito nel sito web dell’ARTA come documento/strumento di programmazione istituzionale in tema di qualità dell’aria, nonostante che le ripetute denunce delle Associazioni ambientaliste ne abbiano da tempo richiesto il ritiro e che, da ultimo, sia intervenuta la sentenza di condanna del Tribunale di Palermo ad 1 anno ed 8 mesi nei confronti del dirigente responsabile della sua redazione, sentenza che fa riferimento alle numerose e vistose copiature ivi presenti;

e considerato che

- sulle Aree di Siracusa e Caltanisetta, a fronte degli ingenti finanziamenti erogati dal Ministero dell’Ambiente, nulla è dato a sapere in merito a: se i Piani originari (del 1995) sono stati attuati ed in che parte, se essi sono stati aggiornati ed attuati ed in che parte, quale utilizzo hanno avuto i finanziamenti erogati e qual è la consistenza delle somme se ed ancora disponibili, se e quali interventi strutturali di ordine impiantistico in situ, oltre che normativi ed amministrativi, sono stati adottati nel tempo e da quando le competenze sono ritornate all’ARTA (gli ultimi 2 anni) per contrastare e ridurre l’inquinamento atmosferico e delle altre matrici ambientali;

- sull’Area del Comprensorio del Mela, a fronte del finanziamento stanziato dall’ARTA nel 2002, nulla è dato a sapere in merito a: se è stato redatto il Piano di Risanamento, quale utilizzo ha avuto il finanziamento originario e qual è l’eventuale consistenza delle somme se ed ancora disponibili, se e quali interventi strutturali di ordine impiantistico in situ, oltre che normativi ed amministrativi sono stati adottati nel tempo e da quando le competenze sono ritornate all’ARTA (gli ultimi 2 anni) per contrastare e ridurre l’inquinamento atmosferico e delle altre matrici ambientali; - da 14 anni a questa parte, solo a voler focalizzare il periodo dai commissariamenti ministeriali in poi, senza per questo dimenticare lassismi, inerzie ed inadempienze precedenti, si è assistito ad una girandola di ben 11 assessori all’ARTA e di un numero quasi analogo di dirigenti generali al dipartimento ambiente, tutti distintisi per annunci e dichiarazioni di intenti rimasti puntualmente disattesi; - i risultati riguardo alle Aree a rischio, alla tutela della qualità dell’aria ed alla salvaguardia della salute delle popolazioni esposte sono al cospetto di tutti e si sintetizzano oggi in 2 ex Presidenti della Regione (Cuffaro e Lombardo) e 4 ex assessori dell’ARTA (Cascio, Interlandi, Sorbello e Di Mauro) sotto processo per omessi interventi antismog, nel Piano della qualità dell’aria copiato, inattuabile e pur tuttavia non revocato, nel sistema dei controlli e, in generale del sistema ARPA, ultradeficitario (a fronte di finanziamenti POR 2000-2006 di € 36.307.052 e POR FERS 2007-2013 di € 35.000.000), il tutto nell’incredibile scenario che la tutela dall’inquinamento atmosferico non ha mai figurato né continua a figurare tra gli obiettivi strategici dell’ARTA (!!!).



le Organizzazioni ed i Comitati scriventi, per i motivi su esposti e con l’urgente priorità che la situazione necessita, chiedono al Sig. Assessore di fissare un incontro nei prossimi giorni (prima della metà di agosto), riservandosi fin d’ora di intraprendere ogni ulteriore passo presso le Autorità competenti perché si accertino una buona volta responsabilità e responsabili riguardo a mancati interventi, inerzie, lassismi, spreco di risorse economiche e quant’altro ai danni dell’ambiente e della salute della gente, con particolare riferimento ai Piani di risanamento fasulli ed alle Aree dichiarate ad elevato rischio ambientale. 

IL POPOLO INQUINATO NON PIANGE, MA LOTTA WE SHALL OVERCOME


GELA, ISOLA DELLE FEMMINE, Italcementi, M5S, MILAZZO, PETROLCHIMICO, MANNINO,AUGUSTA MELILLI,PRIOLO,INQUINANTI,TUMORI,NEOPLASIE,DON PALMIRO PRISUTTO

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