Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”





Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..  “ Non c’è niente di più profondo di ciò  che appare in superficie “





Pino Ciampolillo


Saturday, October 26, 2019

2019 25 OTTOBRE Don Piddu, don Paolino e don Vincenzo IL SISTEMA MONTANTE ANTONELLO









Don Piddu, don Paolino e don Vincenzo IL SISTEMA MONTANTE ANTONELLO 


2


Don Piddu Madonia

Si è detto come le indagini sul conto di MONTANTE fossero state inizialmente articolate intorno all'ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa. Nei paragrafi che seguono verranno, dunque, ripercorsi i principali passaggi dell'incipit dell'indagine, evidenziando gli elementi illo tempore emersi.

La matrice genetica dell'attività di indagine può individuarsi nelle dichiarazioni di plurimi collaboratori di giustizia, i quali, in periodi temporali diversi, riferivano di un particolare rapporto di prossimità tra MONTANTE e la famiglia mafiosa di Serradifalco (CL), rappresentata dagli ARNONE. Detto rapporto, inizialmente di carattere personale (come si vedrà, gli ARNONE furono testimoni di nozze di MONTANTE), avrebbe, ad un certo punto, inciso sulla scalata dell'imprenditore, oggi imputato, all'interno delle associazioni degli industriali, nonché sulla longevità delle sue attività commerciali, poste al riparo da pretese estorsive.
E' stato, altresì, ipotizzato, in sede di indagine, che MONTANTE avesse remunerato gli appartenenti alla mafia, che lo avevano appoggiato, mediante dazioni di denaro derivanti da fondi neri ricavati dalle sue attività imprenditoriali.
Tale ipotesi, tuttavia, nonostante le "nitide opacità" - sia concessa la licenza ossimorica - riscontrate nella contabilità delle società esaminate riconducibili a MONTANTE, non è mai assurta alla dignità di certezza (con giudizio ovviamente limitato allo stato degli atti confluiti nell'odierno procedimento), a causa del sistematico boicottaggio, da parte dello stesso MONTANTE e dei
suoi accoliti, dell'attività di indagine in corso di espletamento, che ha ostacolato l'approfondimento della pista investigativa.
In ogni caso, a prescindere dall'aspetto eventualmente sinallagmatico della vicenda, non può tacersi come le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sui rapporti tra MONTANTE e soggetti appartenenti all'associazione mafiosa siano state integrate da quelle rese da Marco VENTURI, mentre rivestiva la carica di presidente di Confindustria Centro Sicilia (e già assessore regionale sotto il Governo LOMBARDO), e da Alfonso CICERO, presidente dell'I.R.S.A.P. (istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive), entrambi fuoriusciti dal "sistema MONTANTE", nel quale, con diverso grado di (in-)consapevolezza, avevano militato, assumendo variamente cariche politiche, associativo-imprenditoriali o amministrative.
Il momento di formale cesura di VENTURI e CICERO con il sistema MONTANTE, con le loro prime propalazioni innanzi alla D.D.A. nissena, si colloca nella data del 17 settembre 2015, subito dopo che, all'esito di articoli giornalistici che avevano raccolto fughe di notizie sull'indagine in questione (vd. supra), veniva pubblicato, sul quotidiano La Repubblica, un articolo intitolato “Trame e affari torbidi la svolta antimafia di Confindustria è solo un inganno”, riguardante il contenuto di una intervista, fortemente critica nei confronti di MONTANTE, rilasciata proprio da VENTURI (cfr. articolo in atti).


§ 3.2. Le dichiarazioni di Salvatore Ferraro
Le dichiarazioni che, con maggiore raggio retrogrado, interessano la biografia di MONTANTE venivano rese in data 18 maggio 2016 da Salvatore FERRARO, già appartenente a Cosa Nostra e soggetto particolarmente vicino a Paolino ARNONE, boss di Serradifalco (vd. verbale in atti).
Invero, secondo FERRARO, negli anni 1984-1985, MONTANTE, descritto attraverso una serie di riferimenti biografici (attività economica illo tempore svolta, stato coniugale, paternità, autovettura posseduta), gli sarebbe stato presentato da Paolino ARNONE, indicato come il rappresentante della famiglia mafiosa di Serradifalco, nonché esponente di rilievo di Cosa Nostra a livello
provinciale. ARNONE, infatti, ad avviso di FERRARO, aveva frequenti incontri con Giuseppe MADONIA, detto Piddu, capo storico di Cosa Nostra della provincia di Caltanissetta.
Aggiungeva il collaboratore che sarebbe stato proprio Paolino ARNONE a confidargli di essere avvinto da un forte legame affettivo ("lo aveva nel cuore") a MONTANTE, tanto che:
~ il figlio di Paolino ARNONE, Vincenzo, anche lui uomo d'onore, sarebbe stato il testimone di nozze di MONTANTE (circostanza riferita a FERRARO anche dallo stesso Vincenzo ARNONE);
~ il predetto Paolino ARNONE avrebbe finanziato l'espansione economica di MONTANTE, quando questi era ancora agli arbori della carriera imprenditoriale.
[…] Al fine di verificare l'attendibilità delle dichiarazioni rese da FERRARO, gli inquirenti ricercavano una serie di riscontri. Da tale punto di vista, a parte la verifica dell'effettivo possesso, da parte di MONTANTE, della vettura che gli veniva attribuita da FERRARO (vd. file excel,
in cui risultano annotati un acquisto per leasing e un ulteriore acquisto, nel 1988, da parte di Luigi MONTANTE, padre di Antonio, di due vetture di quel marchio; cfr. annotazione della squadra mobile di Caltanissetta del 27 gennaio 2016, in atti, sull'effettiva disponibilità della vettura da parte del predetto Luigi MONTANTE), veniva puntualmente accertato che non solo Vincenzo ARNONE, come ricordato da FERRARO, ma anche lo stesso Paolino era stato testimone di nozze di MONTANTE (cfr. annotazione della squadra mobile di Caltanissetta n. 862/15 del 26 marzo 2015).
E' appena il caso di osservare, a tal proposito, come MONTANTE, escusso quale persona informata dei fatti in altro procedimento (n. 636/11 R.G.N.R. mod. 21-bis) il 12 dicembre 2011 (cfr. verbale in atti), avesse provato ad accreditare la tesi della propria ignoranza della caratura mafiosa di Paolino
ARNONE e del figlio Vincenzo, di cui egli era stato soltanto compagno di scuola, cercando di spostare in avanti - nel 2000-2001 - le lancette della sua conoscenza delle vicissitudini giudiziarie di Paolino ARNONE.
MONTANTE, inoltre, aveva escluso di avere mai avuto rapporti lavorativi con gli ARNONE, sminuendo anche il significato della loro partecipazione “qualificata” alle sue nozze e sostenendo cli non ricordare neppure chi, nella concitazione dei preparativi, ebbe poi a firmare, quale testimone, l'atto di matrimonio.
[...]
Pretermettendo ogni considerazione sulla professione di amnesia di MONTANTE circa l'identità dei testimoni di nozze, professione che supera abbondantemente la soglia della verosimiglianza, l'assunto della sopravvenuta conoscenza dello status di indagato per mafia dell'amico
Vincenzo ARNONE è certamente smentito dalle cronache dell'epoca, che avevano dato ampio risalto alle vicissitudini giudiziarie del predetto ARNONE e, in particolare, al suo coinvolgimento nella c.d. operazione Leopardo.
ARNONE, infatti, era stato indicato dal collaboratore di giustizia Leonardo MESSINA quale appartenente a Cosa Nostra di Serradifalco con dichiarazioni che, rese nel corso delle indagini preliminari (cfr. verbale di interrogatorio del 7 luglio 1992; verbale di interrogatorio del 1 dicembre 1992) e confermate dalla individuazione fotografica dell'accusato (cfr. verbale di interrogatorio del
14 ottobre 1992), erano state ribadite nel corso dell'udienza dibattimentale, celebratasi nell'ambito del processo scaturito dall'operazione Leopardo, l'11 gennaio 1995 (cfr. verbale di udienza dell'11 gennaio 1995, con la deposizione dibattimentale di Leonardo MESSINA in seno al procedimento
penale n. 59/94 R.G.N.R. a carico di Vassallo Calogero + altri).
Ebbene, quelle dichiarazioni accusatorie, già durante la fase delle indagini preliminari e, dunque, ancor prima della pubblicità dibattimentale, erano state ampiamente divulgate dai quotidiani dell'epoca (cfr. atti allegati all'annotazione n. 3677/16 del 17 dicembre 2016 redatta da appartenenti alla Squadra Mobile di Caltanissetta), con articoli che, tra l'altro, in qualche caso, riportando le interviste degli abitanti di Serradifalco, avevano ricordato la carcerazione patita anche dal padre dell'odierno imputato, Luigi MONTANTE, sia pure nel contesto di un diverso procedimento penale.
[…] Del resto, l'annotazione, presente nel file excel di MONTANTE, della morte per “suicidio”, nel 1992, di Paolino ARNONE, dopo il suo arresto nell'operazione Leopardo, dimostra in maniera scarsamente controvertibile che il predetto MONTANTE avesse seguito le disavventure giudiziarie dei suoi testimoni di nozze
Tra l'altro, anche l'ulteriore asserzione negatoria di MONTANTE circa l'esistenza di pregressi rapporti di lavoro con gli ARNONE non risulta corrispondente al vero. Infatti, le dichiarazioni di FERRARO, secondo cui egli aveva appreso da Paolino ARNONE dell'iniziale finanziamento economico, da parte di quest'ultimo, in favore dell'attività d'impresa di MONTANTE, appaiono congruenti con le dichiarazioni rese da altri collaboratori, ed in primis da Aldo RIGGI e Pietro
RIGGIO.
Essi, infatti, pur non parlando di finanziamenti economici da parte di Paolino ARNONE a beneficio di MONTANTE, riferivano dell'esistenza di rapporti di lavoro tra quest'ultimo e la famiglia degli ARNONE.
§. 3.3. Le dichiarazioni di Aldo Riggi
Aldo RIGGI, sentito nell'interrogatorio del 13 marzo 2009 e, amplius, in un successivo atto istruttorio del 19 marzo 2009, affermava che, nei primi anni '90, in epoca antecedente all'operazione Leopardo, MONTANTE, impegnato – in società con altro soggetto di Serradifalco - nella costruzione di un palazzo a Caltanissetta, in via Amico Valenti, aveva commissionato allo stesso RIGGI il compimento delle opere di sbancamento e il trasporto del materiale. Tuttavia,
successivamente, in spregio degli accordi iniziali, MONTANTE lo aveva esonerato dall'attività di trasporto per affidarla a Paolino e Vincenzo ARNONE, i quali avevano nel frattempo perso buona parte delle commesse legate alla miniera di Pasquasia.
Nell'occasione MONTANTE aveva replicato alle rimostranze di RIGGI spiegando che gli ARNONE, oltre ad essere suoi amici e compaesani, erano anche soggetti mafiosi, ai quali non poteva “dire di no” ("a tanti punti di vista, io non gli posso dire di no, no, sia da un punto di vista che siamo paesani e amici e poi, dici, non gli posso dire di no, quindi, nel frattempo, entra in qualità di..., di mafioso"). RIGGI, inoltre, forniva un dettaglio afferente alla gestione della società di
MONTANTE, ossia il coinvolgimento in essa del fratello di quest'ultimo, Gioacchino, del quale tuttavia il collaboratore non ricordava la presenza in cantiere.
[...]
I risultati delle indagini eseguite dalla squadra mobile di Caltanissetta (cfr. annotazione n. 862/15/Cat. II-MOB/SCO 3° Gr. del 26.3.2015) offrivano, inoltre, importanti riscontri all'aspetto nucleare delle dichiarazioni di RIGGI, ossia quello relativo all'esistenza di rapporti lavorativi prima tra Antonio C. MONTANTE e lo stesso RIGGI, titolare della ditta Edil.Fin, e poi tra il citato
MONTANTE ed ARNQNE, nonché all'ulteriore dato, non certo secondario sul piano ricostruttiva, della flessione, a partire dall'agosto del 1990, delle commesse ordinate dall'ITALKALI - società che gestiva la miniera di Pasquasia - agli ARNONE per il trasporto del materiale estratto dalla predetta miniera (con ciò spiegandosi l'imprevisto subentro della ditta di ARNONE a quella di Aldo
RIGGI nella esecuzione dei trasporti necessari al cantiere nisseno di via Amico Valenti, condotto dalla Italia Costruzione s.r.l. dei MONTANTE).
In particolare, venivano rinvenuti:
un preventivo redatto, in data 18 gennaio 1990, dalla ditta Edi/.Fin s.r.l. In favore della Italia Costruzioni s.r.l., avente ad oggetto il "nolo mezzi, sbancamenti di terra, fornitura e trasporto di inerti nei Vs. cantieri di Caltanissetta";
una dichiarazione, datata 18 giugno 1990, con la quale Gioacchino MONTANTE, nella qualità di amministratore unico della Italia Costruzioni, comunicava alla Edil.Fin che il "materiale edile o prestazione fornita da codesta ditta serve per la costruzione di fabbricati di civile abitazione non di lusso” e di conseguenza chiedeva che "il materiale o prestazione" venisse “assoggettato all'aliquota agevolata del 4%";
una dichiarazione, datata 15 marzo 1991, con la quale Gioacchino MONTANTE, nella medesima qualità, comunicava alla Edil.Fin. s.r.l. L'avvenuta variazione della sede legale e amministrativa della Italia Costruzioni s.r.l.;
un appunto manoscritto relativo ai "clienti" della Edil.Fin., tra i quali figura, al n. 14, anche la Italia Costruzioni s.r.l., quale società che fruiva dell'Iva agevolata al 4%;
una copia del libro giornale dell'AUTOTRASPORTI ARNONE VINCENZO & C. s.r.l. (società confiscata) per il periodo dall'1 agosto 1990 al 31 dicembre del 1993, dalla cui consultazione si ricava che la società in questione aveva emesso in favore della Italia Costruzioni s.r.l. la fattura n. 390 del 30 novembre 1990 (con relativo versamento del 28 dicembre 1990) e la fattura n. 158 del 31 maggio 1991;
rubrica telefonica, rinvenuta nei locali della società di ARNONE e, perciò, da ritenersi funzionale a finalità lavorative, recante i numeri di "MONTANTE ANTONELLO AMMORTIZZATORI GIMON S/DIFALCO” e "MONTANTE ANTONELLO CL”. Inoltre, l'esame delle fatture emesse da AUTOTRASPORTI ARNONE VINCENZO & C. s.r.l. verso l'ITALKALI, nonché di un altro documento rinvenuto nella ditta di ARNONE, conduce a ritenere che dall'agosto 1990 la parabola dei rapporti commerciali tra vettore e mittente avesse iniziato la fase discendente. Per un'analisi dettagliata delle evidenze investigative, può essere utile il richiamo ad un passo dell'ordinanza cautelare (da p. 47), che, in quanto meramente ricognitivo di dati documentali oggettivi, non merita particolari considerazioni argomentative:


Infine si riusciva anche ad accertare - attraverso attività esperite presso l'ITALKALI di Palermo (società che aveva in gestione la miniera di Pasquasia) e, in particolare, mediante l'acquisizione in copia dei tracciati informatici e dei movimenti contabili - che la “AUTOTRASPORTI ARNONE VINCENZO & C. s.r.l.” aveva intrattenuto con tale società un rapporto lavorativo, iniziato in data 10.02.1990 (giorno in cui veniva emessa la prima fattura in favore della ditta “Autotrasporti ARNONE Vincenzo & C. s.r.l.”, avente nr. 34, per un importo di £ 300.000 per costi accessori - in genere trasporti - di acquisto di materiali per esercizio di pronto impiego) e terminato in data 27.12.1993 (giorno in cui veniva emessa l”ultima fattura n. 195 per trasporti vari per un importo di £ 1.300.000).
[…] In ogni caso, dal libro giornale della ditta di autotrasporti di ARNONE si evincono, senza tema di smentite, pregressi rapporti contrattuali tra la stessa e altra società riconducibile a MONTANTE, ossia la GIMON Italia s.r.l., poi divenuta M.S.A. s.r.l. (MEDITERR SHOCK ABSORBERS), società diversa dalla GIMON s.r.l., costituita solo nel 1994.
Altri documenti (fatture e liste clienti), segnalano, poi, il dato della prosecuzione delle relazioni commerciali tra gli ARNONE e MONTANTE, tramite la citata società M.S.A. s.r.l.
Ecco quanto ricostruito in sede di indagine (e confluito nell'ordinanza cautelare, da p. 48), sulla base delle evidenze del libro giornale in questione e delle annotazioni contenute nel più volte citato file excel. Ed invero:
la consultazione del libro giornale della società dell'ARNONE – riportante le relative scritture per il periodo riferibile dall'1.8.l990 al 31.12.1993 – consente di rilevare che la società GIMON Italia s.r.l. figurava, nell'arco di tempo di che trattasi, tra le ditte interessate da apertura e chiusura di conti patrimoniali (cfr. annotazione nr. 862/ 15 del 26.3.2015 redatta da appartenenti alla Squadra Mobile di Caltanissetta in atti).
A tal proposito va evidenziato, onde evitare di operare una indebita commistione, che GIMON ITALIA s.r.l. era la precedente denominazione dell'attuale M.S.A. e che, quindi, si tratta di soggetto giuridico ben diverso dalla quasi omonima GIMON s.r.l., altra società sempre nella disponibilità del MONTANTE, ma che veniva però costituita nel 1994.
[…]
Si spiega, perciò, adeguatamente poiché tali rapporti con GIMON ITALIA s. r. l. si datino in un arco di tempo in cui l'altra (e distinta) società (sia pure avente denominazione simile e cioè la GIMON s. r. l.) non era ancora costituita.
Veniva, altresì, rinvenuta traccia di una fattura emessa dalla AUTOTRASPORTI ARNONE in favore della MSA. in data 31.7.1999, che sta, quindi, ad attestare rapporti lavorativi instaurati anche in epoca successiva e più recente rispetto a quelli poc'anzi descritti (cfr. allegato nr. 31 all'annotazione nr. 1709/15 del 26.6.2015 redatta da appartenenti alla Squadra Mobile di Caltanissetta);
inoltre, all'interno dei locali ove era custodita la documentazione riferibile alla ditta delllARNONE (che è, ormai, in amministrazione giudiziaria), veniva rinvenuta una lista clienti (con su apposta la data del 10.11.2007) nella quale è indicata, tra le altre, le società MEDITERR SHOCK ABSORBERS (cfr. allegato nr. 41 all'annotazione nr. 1709/15 del 26.6.2015 redatta da appartenenti alla Squadra Mobile di Caltanissetta).
L'insieme di tali elementi consente di affermare che, diversamente da quanto sostenuto da MONTANTE e coerentemente con quanto dichiarato da FERRARO e RIGGI, il predetto MONTANTE aveva intrattenuto rapporti di lavoro con gli ARNONE.


§ 3.4. Le dichiarazioni di Pietro Riggio e Dario Di Francesco
Anche Pietro RIGGIO, organico alla famiglia di Cosa Nostra di Caltanissetta dalla fine del 2000-inizi del 2001, rendeva dichiarazioni (interrogatori del 19 dicembre 2008 e del 17 maggio 2016) sul conto di MONTANTE, riferendo fatti appresi tramite Dario DI FRANCESCO, divenuto, dal marzo
del 2001, il reggente della famiglia di Serradifalco a seguito dell'arresto di Vincenzo ARNONE.
Lo spunto colloquiale tra RIGGIO e DI FRANCESCO nasceva dalle intenzioni del primo di sottoporre ad estorsione i fratelli MONTANTE per le attività economiche svolte nella città capoluogo.
Nell'occasione DI FRANCESCO avrebbe riferito a RIGGIO di avere intercesso, intorno alla metà degli anni '90, presso Totino RIGGI, esponente di vertice della famiglia mafiosa di San Cataldo, per garantire ad Antonio Calogero MONTANTE, ivi impegnato nella realizzazione di un fabbricato, di potere eseguire le opere in maniera indisturbata rispetto agli appetiti di Cosa Nostra. In quel caso, la famiglia mafiosa di San Cataldo, pur "autorizzando" i lavori nel suo territorio, avrebbe richiesto di potere effettuare le forniture necessarie per il cantiere (interrogatorio del 19 dicembre 2008).
DI FRANCESCO aveva anche precisato, parlando con RIGGIO, che il cantiere di MONTANTE, per cause sopravvenute, non era riuscito, di fatto, a concludere le opere intraprese.
[...]
Orbene, le indagini compiute sull'attendibilità delle dichiarazioni di RIGGIO consentivano di raccogliere numerosi riscontri oggettivi ed esterni.
Infatti, proprio nel territorio di San Cataldo e nel luogo indicato dal predetto collaboratore, si accertava la realizzazione, tra il 7 marzo 1994 (data inizio lavori) e il 17 aprile 1997 (data fine lavori), di un edificio, destinato ad abitazione di tipo civile, ad opera della società AN.CO EUROPA s.r.l. (voltura della concessione edilizia in suo favore nell'ottobre del 1993), della cui compagine MONTANTE aveva fatto parte fino al 1996 (cfr. annotazione n.2855 del 26 settembre 2014 della squadra mobile di Caltanissetta, e relativi allegati, tra i quali visura camerale della società).
Anche il dettaglio circa la incompiutezza delle opere eseguite trovava uno specifico riscontro, posto che un'annotazione della Guardia di Finanza del 23 maggio 2002, confluita del procedimento n. 774/2000 R.G.N.R. Mod. 21 (di cui meglio si dirà nel prosieguo), evidenziava che, alla data di redazione dell'atto di polizia giudiziaria, "l'immobile non risulta ultimato" poiché, tra le altre cose, “gli appartamenti ....si trovano privi di ogni rifinitura ad eccezione dei pavimenti".
Un ulteriore riscontro veniva ricercato nella fonte primaria della conoscenza di RIGGIO, ossia Salvatore Dario DI FRANCESCO, già reggente, come detto, della famiglia di Serradifalco, determinatosi alla collaborazione dopo l'operazione di polizia c.d. Colpo di grazia (11 marzo 2014), che aveva portato all'arresto di numerosi appartenenti a Cosa Nostra. DI FRANCESCO, se inizialmente aveva escluso di essere a conoscenza di notizie su lavori edili eseguiti da MONTANTE nel territorio di San Cataldo (interrogatorio del 17 maggio 2016), in sede di confronto, eseguito con
RIGGIO in data 18 maggio 2016, ricordava la vicenda, pur affermando, diversamente da quest'ultimo, che l'intercessione presso Totino RIGGI, nell'interesse di MONTANTE, fosse da attribuire non a sé stesso, ma a Vincenzo ARNONE. Versione, quest'ultima, la cui correttezza, sempre in sede di confronto, non veniva smentita da RIGGIO, il quale, dopo avere
confermato di avere appreso della vicenda, di cui si tratta, da DI FRANCESCO, dichiarava di non potere ricordare con certezza se l'intervento di mediazione anticipata fosse stato esperito da Vincenzo ARNONE ovvero dallo stesso DI FRANCESCO (cfr. registrazione audio del confronto del 18 maggio 2016 tra Pietro RIGGIO e Dario DI FRANCESCO, in atti).
E' dunque evidente come l'aspetto centrale dei fatti - intercessione di un esponente mafioso di spicco della famiglia di Serradifalco, presso la famiglia di San Cataldo, nell'interesse di MONTANTE - veniva riferito in maniera sovrapponibile dai due collaboratori, mentre è la questione della individuazione dell'autore della intercessione ad essere controversa, essendo tuttavia comprensibile che, nel fluire dei ricordi sollecitati a distanza di tempo, RIGGIO potesse avere eliso i dettagli della vicenda. In ogni caso, la segnalata discrepanza appare scarsamente significativa sul
piano confutatorio, posto che:
1) la rievocazione tardiva dei fatti può comportare un involontario sfrondamento dei ricordi, a fortiori su particolari che, sul piano ricostruttivo, appaiono di esigua rilevanza (l'opera di intercessione è comunque riferita alla medesima famiglia mafiosa di Serradifalco, della quale Di FRANCESCO aveva assunto la reggenza dopo l'arresto di Vincenzo ARNONE);
2) non può ipotizzarsi alcun pactum fraudis, in pregiudizio di MONTANTE, tra i collaboratori RIGGIO e DI FRANCESCO, altrimenti non si spiegherebbero né l'iniziale amnesia del secondo sulla vicenda riesumata dal primo né la persistenza, all'esito del confronto tra i due, di (sia pure)
marginali divergenze rievocative, che appaiono distoniche rispetto ad una ipotesi di congiura calunniatoria.
Inoltre, a suffragio dell'attendibilità delle dichiarazioni rese dagli stessi giova ricordare come, nel periodo in cui dovrebbe collocarsi la descritta intercessione, ossia tra la fine del 1993 (nell'ottobre di quell'anno fu volturata la concessione edilizia in favore della società edile) e il 7 marzo
1994, data di inizio dei lavori, Vincenzo ARNONE, Dario DI FRANCESCO e Totino RIGGI godevano tutti dello stato di libertà (quest'ultimo fu tratto in arresto il 21 dicembre 1994).
Peraltro, la individuazione in Totino RIGGI del referente sancataldese di Cosa Nostra appare validata dal ruolo effettivamente assolto da quest'ultimo all'interno del sodalizio, come tratteggiato dal collaboratore Ciro VARA già nel 2002 (interrogatorio del 18 dicembre 2002: "durante il
blitz Leopardo la persona di fiducia a San Cataldo il primo periodo era un certo Petitto che era collettore non era un uomo d'onore collettore dell'estorsione di fiducia di Terminio e poi lì si sono interessati anche i vari Vaccaro quelli di Serradifalco con il Riggio”) e scolpito dalle risultanze dei
procedimenti penali a suo carico (vd. sentenze in atti).
Nonostante le numerose conferme alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, gli investigatori non sono riusciti, però, ad accertare, verosimilmente a causa del decorso di un significativo lasso di tempo dai fatti, l'inserimento di ditte mafiose, quale contropartita per l'esonero dal pizzo, in segmenti esecutivi dell'attività di cantiere di San Cataldo, condotta dalla società (almeno in parte) riconducibile a MONTANTE.


§ 3.5. Le ulteriori dichiarazioni di Dario Di Francesco.  Le dichiarazioni di Carmela Barbieri e Ciro Vara
Alle dichiarazioni già esaminate di FERRARO, RIGGI, RIGGIO e DI FRANCESCO si aggiungono quelle ulteriori rese da quest'ultimo, nonché quelle rese dai collaboratori Carmelo BARBIERI (cfr. verbale del 15 aprile 2009, in atti) e Ciro VARA (cfr. verbale di interrogatorio del 18 maggio
2016, in atti).
Per ragioni di agilità espositiva, giova richiamare l'ordinanza cautelare (da p. 59), nella parte in cui contiene una sintesi fedele delle dichiarazioni rese dai predetti collaboratori, oltre che la loro riproduzione testuale:
Ulteriore elemento che serve a delineare i rapporti tra il MONTANTE ed esponenti dell'organizzazione criminale denominata “cosa nostra” proviene dalle dichiarazioni rese a questa D.D.A. da Carmelo BARBIERI, il quale, nel corso di un interrogatorio (cfr. verbale del 15 aprile 2009, in atti), ha evidenziato che:
attorno alla fine del 1996, unitamente a Carmelo ALLEGRO ed a Luigi ILARDO, si era trovato, nel corso di una riunione, a discutere di possidenti della provincia di Caltanissetta;
in tale contesto Carmelo ALLEGRO, nel fare riferimento alla famiglia MONTANTE - in specie al padre ed all”odierno indagato - li aveva indicati come “.. un amico nostro e... con suo padre e anche con lui", facendo, poi un eloquente riferimento al fatto che stessero crescendo economicamente e si volevano espandere “si stavano spostando, dovevano andare fuori a lavorare o stavano investendo fuori”.
A margine di tali dichiarazioni, ha ritenuto la Procura della Repubblica (vd. richiesta di misura cautelare), in passaggi argomentativi che non sono confutati nell'ordinanza cautelare, che “le dichiarazioni del BARBIERI hanno il pregio di restituire la natura dei rapporti esistenti tra il MONTANTE e gli esponenti mafiosi della provincia di Caltanissetta, in specie quelli radicati in territorio di Serradifalco, essendo oltremodo chiaro, in termini mafiosi, il senso della "vicinanza ed amicizia” di cui aveva parlato Carmelo ALLEGRO nell'occasione descritta dal collaboratore. Del resto, si trattava di un incontro - quello cui aveva assistito il BARBIERI - che si era tenuto tra esponenti mafiosi di rilievo della provincia di Caltanissetta (Carmelo ALLEGRO, in quel momento, era capomandamento del territorio in cui insiste, appunto, la famiglia di Serradifalco, Gino ILARDO era soggetto di vertice, assieme ai VACCARO, della provincia mafiosa nissena e Carmelo BARBIERI esponente mafioso di rilievo del clan Emmanuello di Gela e trait d'union tra costoro e la famiglia di sangue di Piddu MADONIA) e ciò rende ben chiaro che i discorsi che si erano affrontati in quell'occasione non potessero che riguardare dinamiche involgenti proprio l'organizzazione mafiosa".
Tali conclusioni meritano uno spazio di riflessione. Ad avviso di questo giudice, alcune dichiarazioni di BARBIERI, isolatamente considerate e lette esclusivamente in chiave testuale, non paiono segnalare in maniera univoca una prossimità qualificata di MONTANTE all'organizzazione
mafiosa, per esempio nella parte in cui il collaboratore dichiara espressamente che Carmelo ALLEGRO, nell'alludere al rapporto con MONTANTE, "sicuramente si riferiva a un contesto amichevole abbastanza stretto, non... poi se era riferito al contesto mafioso questo non mi sento di confermarlo”. `
Tuttavia, tale affermazione deve essere correlata a quella precedente, in cui BARBIERI parla di una vicinanza di MONTANTE “a loro”, espressione, quest'ultima, che parrebbe riferirsi ad un contesto associativo anziché ad una amicizia di carattere individuale.
L'aspetto che, tuttavia, colpisce maggiormente è che la dichiarazione di "vicinanza", riferita da BARBIERI, è attribuita a Carmelo ALLEGRO, che, come detto, era al vertice del mandamento che comprende Serradifalco, ossia del mandamento nel quale ricade la famiglia ARNONE.
Lo scenario che si dischiude, dunque, è quello non già di un'amicizia personale di MONTANTE con gli ARNONE (amicizia che, in realtà, aveva importato anche forme di collaborazione economica), bensì quella di un'amicizia del medesimo MONTANTE anche con altri esponenti mafiosi, appartenenti ai diversi livelli della gerarchia nissena.
In effetti, le dichiarazioni di BARBIERI appaiono congruenti rispetto a quelle rese da Ciro VARA, il quale, a sua volta, riferiva degli attestati di stima che gli ALLEGRO riservavano a MONTANTE: […]
Gli accertamenti compiuti dalla squadra mobile (cfr. all. n. 5 all'annotazione di P.G. n. 2062 Cat. E1/12 Mob. SCO 3° Gr. dell' 8 agosto 2015) hanno condotto alla emersione di elementi di riscontro alle dichiarazioni di VARA, con speciale riferimento all'attività economica svolta da MONTANTE, atteso che quest'ultimo, benché avesse iniziato a produrre biciclette soltanto in data 1 aprile 2011
attraverso la società ITALIAN DESIGN EVENT MONTANTE S.R.L. (costituita con atto del 18 ottobre 2010), aveva veicolato coram populo l'idea secondo cui la Cicli Montante sarebbe stata la più antica fabbrica di biciclette siciliana, sorta già negli anni '20 dello scorso secolo grazie alla capacità imprenditoriale del nonno Calogero, il quale, in breve tempo, aveva iniziato a distribuire le
biciclette prodotte “in tutto il meridione dotando i reparti dellallora Reale Arma dei carabinieri, della P. S. ” e “divenendo fornitore anche delle nobili case reali" (cfr. annotazione ult. cit.).
Del falso storico creato ad arte da MONTANTE - gli accertamenti compiuti dalla squadra mobile hanno condotto ad acclarare che il nonno dell'odierno imputato aveva soltanto un'attività artigiana di riparazione cicli e moto - vi è riscontro nel menzionato file excel, in cui è accuratamente annotato che il nonno avrebbe creato la prima bicicletta Montante nel 1927 e avrebbe commerciato in
biciclette con una ditta individuale sorta nel 1930: […] Orbene, ciò posto deve evidenziarsi come, nonostante il collaboratore non ricordi esattamente le ragioni dell'apprezzamento riservato dagli ALLEGRO a MONTANTE, il cardine delle dichiarazioni si identifica nell'esistenza di un
rapporto di stima nutrito dai primi verso il secondo, che appare fondato su motivi di riconoscenza ("[...] perché si era prestato ad aiutare economicamente la famiglia di Serradifalco o perché si fosse “comportato bene” per altre situazioni”) .
Tali dichiarazioni, che corroborano quelle di BARBIERI sulla coltivazione dei rapporti di "amicizia" o "vicinanza" tra MONTANTE e gli ALLEGRO, risultano a loro volta armoniche rispetto a quelle provenienti da Dario DI FRANCESCO (interrogatorio del 28 marzo 2015), secondo cui "i rapporti tra Vincenzo ARNONE e Antonello MONTANTE di cui ho parlato erano noti anche ad altri esponenti della famiglia di Serradifalco quali il MISTRETTA e l fratelli ALLEGRO, per come mi fece intendere lo stesso Vincenzo ARNONE anche se non in
maniera esplicita” (aggiungendo: "preciso, infatti, di non aver mai assistito ad alcun discorso inerente i rapporti tra l'ARNONE e il MONTANTE con altri affiliati alla famiglia di Serradifalco, come era normale che fosse non essendo io, al tempo, formalmente organico a cosa nostra ”).
Peraltro, le dichiarazioni di BARBIERI circa gli investimenti che la famiglia MONTANTE si apprestava a fare "fuori" (cfr. verbale del 15 aprile 2009, in atti: "Gliene sentii parlare... stiamo... discutiamo di... sempre intorno al '96, fine '96... così... infatti alla... alla presenza di ILARDO pure questo discorso avvenne, perché si parlava di gente... della zona, di possidenti, che avevano attività
artigianali, imprenditoriali e lui citò questo MONTANTE che... non ricordo se disse che il padre si stavano spostando, dovevano andare fuori a lavorare o stavano investendo fuori, non... non ricordo male, [...]”), lette in connessione con quelle di FERRARO sull'aiuto ad espandersi dato dagli ARNONE a MONTANTE, spiegano un sinistro effetto sonoro se rilette alla luce dell'importanza degli investimenti effettuati da quest'ultimo proprio nell'ultimo scorcio degli anni '90.
Infatti, secondo il menzionato file excel, la società M.S.A. s.p.a., in data 30 aprile 1998, operava un aumento di capitale sociale da 40 milioni a 199 milioni delle vecchie lire e, meno di due mesi dopo, realizzava un investimento economico trasferendo l'unità locale (stabilimento di produzione) da San Damiano d'Asti a Castell'Alfero, mentre, decorsi altri due anni, deliberava un nuovo aumento del capitale sociale, trasformandosi, dopo un ulteriore anno, in società per azioni […].
Preso atto di quanto ricostruito in sede di indagini, è doveroso osservare che il dato secco della "crescita" economica di MONTANTE non assume, isolatamente considerato, valenza determinante, in quanto, allo stato, non si dispone di ulteriori elementi, quali l'ammontare annuo dei redditi prodotti/dichiarati dallo stesso, per verificare una eventuale ipertrofia ingiustificata dei suoi investimenti.
Non è noto, infatti, quali risorse fossero confluite nell'aumento dei capitale sociale, risorse che, in ipotesi, potevano anche derivare da parallele e propedeutiche azioni di disinvestimento.
Per converso, come vedremo nel paragrafo che segue, esistono agli atti importanti dichiarazioni rese da Dario DI FRANCESCO, che valgono a munire di palpabilità materica le asserzioni fin qui esaminate circa la vicinanza di MONTANTE agli ambienti mafiosi, avendo il collaboratore indicato uno specifico percorso attraverso il quale Vincenzo ARNONE, boss di Serradifalco, concorse a gettare le basi del successo industriale ed associativo (il riferimento è all'associazione degli industriali) di MONTANTE.

ANTONELLO MONTANTE - DAL TG3 DEL 30/04/2007 

In Sicilia, come in tutto il meridione d’Italia, si fanno due scelte … si possono fare due scelte: o la scelta di legalità o di illegalità. Noi abbiamo fatto la scelta della legalità. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Per dieci anni Antonello Montante è stato il paladino dell’antimafia. Il capofila degli imprenditori di Confindustria che hanno detto basta al pizzo, talmente osannato da riuscire a intitolare una strada al nonno accanto a quella di don Puglisi. Poi, nel 2015 finisce sotto inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa e il 14 maggio scorso il Tribunale di Caltanissetta lo arresta per corruzione, spionaggio e accesso abusivo a sistema informatico. L’antimafia è finita nella polvere. Ma chi ha creato questo falso eroe, costruttore di ammortizzatori e biciclette? 

TENUTA DEL PRESIDENTE - CASTEL PORZIANO 20/04/2007 ANDREA CAMILLERI – ROMANZIERE Siccome non avevo notizie da venti giorni di mio padre presi una bicicletta in casa di questa zia che ci ospitava - era una bicicletta come questa, identica - e con un mio cugino che si era portato lui una bicicletta sua, alla terza foratura di mio cugino io lo lasciai e proseguii con questa bicicletta che per 50 km non mi tradì mai. 

LORELLA CUCCARINI – PRESENTATRICE Ma quante sono le copie? 

ANTONELLO MONTANTE – IMPRENDITORE Confermo, sono cinque pezzi. 

LORELLA CUCCARINI – PRESENTATRICE Cinque pezzi. E gli altri chi li ha? Vogliamo sapere. 

ANTONELLO MONTANTE – IMPRENDITORE La prima il professore Camilleri. La numero due ce l’ha Fiorello che è un mio amico. La numero tre il presidente Napolitano che ringrazio per accettarla, anche la moglie che è accanto. E la quarta, Montezemolo. 

PAOLO MONDANI Andrea Camilleri nel ’43 sfolla qui a Serradifalco con la famiglia. Poi un giorno prende la bicicletta Montante, lui scrive, per raggiungere suo padre che era rimasto a Porto Empedocle. 

GIANPIERO CASAGNI – GIORNALISTA CENTONOVE Sicuramente il nonno di Antonio Calogero Montante, aveva, diciamo, una passione per le biciclette, ha partecipato a varie gare. Ma qui a Serradifalco una fabbrica di biciclette non c’è mai stata. L’unico riscontro che si trova a qualcosa che abbia a che vedere con la bicicletta è una società che nasce nel 1957 che si occupa di riparazione di biciclette e cessa la sua attività nel 1992. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Andiamo alla vecchia officina del nonno di Montante. 

GIUSEPPE MARIA DACQUÌ – EX SINDACO COMUNIE DI SERRADIFALCO Mio padre mi disse che Calogero Montante non aveva mai avuto una fabbrica di biciclette, ma una semplice rivendita in corso Garibaldi. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Andrea Camilleri è il grande narratore che conosciamo, ma Antonello Montante nobilita se stesso con storie di fantasia e ci riesce così bene che nel 2008 riceve dal Presidente Napolitano il titolo di Cavaliere del Lavoro, il più giovane d’Italia. Eppure Montante non era nuovo alle invenzioni. 

GIANPIERO CASAGNI – GIORNALISTA CENTONOVE Nel 2002 ad un certo punto un quotidiano locale pubblicò la notizia che Montante aveva ricevuto una laurea honoris causa dal Presidente della Repubblica. Una laurea della Sapienza in un albergo romano, l’Excelsior. 

PAOLO MONDANI Il presidente…? 

GIANPIERO CASAGNI – GIORNALISTA CENTONOVE Il presidente era Ciampi. Ovviamente arrivò una ufficiale smentita. E qualche giorno dopo il giornale scrisse che aveva sbagliato, non era una laurea alla Sapienza, bensì alla Berkeley. Lasciando intendere che fosse quella americana; in verità era quella senza una “e”, quella da 3mila dollari a laurea. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Antonello Montante è accusato di aver costruito una rete di spie per difendersi dagli avversari. Nella sua casa a Serradifalco, un paesino di seimila abitanti nel cuore della Sicilia, è stato trovato un archivio pieno di fascicoli sui suoi nemici: giornalisti, imprenditori e politici. Nella sua rete figurano i vertici dei servizi segreti civili, esponenti delle forze dell’ordine, il senatore Renato Schifani e l’ex governatore della Sicilia Rosario Crocetta. Ma c’è anche un boss mafioso, Vincenzo Arnone. 

PAOLO MONDANI L’unica cosa che avrei voluto chiederle è sapere quando aveva visto Montante l’ultima volta. 

VINCENZO ARNONE – IMPRENDITORE MAFIOSO - AL TELEFONO Io per giunta, non posso neanche parlare al telefono perché sono agli arresti domiciliari. Quindi mi scusi perché ho preso il telefono solo perché ero sotto la doccia e avevo sentito il citofono e mi sembravano i carabinieri. Non sapendo questo numero di chi era, ho chiamato. Mi scusi, eh. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Il 23 dicembre 1980 Vincenzo Arnone e il padre Paolino, boss di Cosa Nostra di Serradifalco, sono testimoni di nozze di Antonello Montante. Successivamente la ditta di autotrasporto degli Arnone lavorerà per Montante e nonostante venga arrestato nel 2001, Arnone e la sua impresa entrano in Confindustria e qui Antonello e Vincenzo sono insieme in bella posa. 

PAOLO MONDANI Ad un certo punto a Confindustria di Caltanissetta spariscono gli archivi. Lei parla di documenti sottratti dal Montante… ma per quale fine? 

PASQUALE TORNATORE – IMPRENDITORE – ASSESSORE COMUNE CALTANISSETTA Mah, il tutto è legato soprattutto a quella adesione di Arnone. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Il 27 aprile del 2010 Arnone viene nuovamente arrestato per mafia, a casa sua i carabinieri trovano molte foto che lo ritraggono insieme a Montante. Evidentemente allarmato, Montante chiama Letterio Romeo, il colonnello che ha fatto l’operazione: “Fai attenzione a quello che fai perché altrimenti ti rompo tutti i denti, hai capito? Fai il bravo, altrimenti ti rompo tutti i denti”. 

PAOLO MONDANI Ad un certo punto a Confindustria Caltanissetta arriva un imprenditore che si chiama Vincenzo Arnone. Voi che dite? 

IVAN RANDO – EX PRESIDENTE GIOVANI IMPRENDITORI CONFINDUSTRIA CALTANISSETTA Dopo scopriamo, quando viene arrestato, che anche lui era diventato tra l’altro il reggente della cosca di Serradifalco, al posto del padre. Eh ma la cosa che poi più destò scalpore fu che lui fu presidente dei saggi. 

 PAOLO MONDANI Vincenzo Arnone il mafioso era entrato nella commissione dei saggi di Confindustria? 

IVAN RANDO – EX PRESIDENTE GIOVANI IMPRENDITORI CONFINDUSTRIA CALTANISSETTA Sì. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Fino al 2004 Piero Di Vincenzo è stato presidente di Confindustria Caltanissetta. Ha scontato dieci anni per estorsione, è stato assolto dal reato di concorso esterno in associazione mafiosa, ma gli sono stati confiscati 280 milioni di euro, sentenza che lui ritiene ingiusta. Montante ha sfruttato i guai di Di Vincenzo in una guerra tutta interna a Confindustria. 

PAOLO MONDANI Nel 1996 i suoi cantieri subiscono una quantità di intimidazioni da parte della mafia. 

PIETRO DI VINCENZO – COSTRUTTORE EDILE Sì. Quello è il momento in cui Montante esce fuori dagli argini confindustriali. Si presenta nei miei uffici e mi propone di sistemare le mie difficoltà presentandomi il suo compare d’anello, Vincenzo Arnone. 

PAOLO MONDANI Magari tu tiri fuori qualche… 

PIETRO DI VINCENZO – COSTRUTTORE EDILE No questo non me l’ha detto… però voglio dire…era sottointeso: “te lo presento, quello si mette a disposizione, evita che tu abbia questi attentati nei cantieri” ed evidentemente questo com’è noto va compensato, va compensato con dei soldi. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Tra il 2001 e il 2002 Michele Tornatore è il braccio destro di Antonello Montante. E un giorno a Milano… 

MICHELE TORNATORE – RISTORATORE Andammo in un albergo dove aveva prenotato una stanza, in largo Augusto, al Jolly Hotel di Milano. Andiamo dentro e lui prende una borsa come quelle dei medici, di quelle che si aprono davanti, da sopra voglio dire… 

PAOLO MONDANI Grande quanto? 

MICHELE TORNATORE – RISTORATORE Mah… su per giù…grande così e la infila sotto il letto. Nel modo di infilarla sotto il letto questa borsa si apre e mi accorgo che era piena di banconote di diverso taglio, 100 – 200 euro, adesso non ricordo. Ma comunque abbastanza piena. Lui vide il mio stupore e disse: “sono soldi che devo dare a Paola, nascondiamoli qua sotto che così nessuno li vede”. Punto. 

PAOLO MONDANI Paola? 

MICHELE TORNATORE – RISTORATORE Paola Patti. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Paola Patti aveva una società con Montante ed è figlia di Carmelo Patti proprietario dei villaggi Valtur sparsi in tutto il mondo. Nel 2012 la DIA chiese il sequestro del suo patrimonio per il valore di 5 miliardi di euro. Il sospetto dei i magistrati era che Patti, ora deceduto, fosse il prestanome del numero uno di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro. 

PAOLO MONDANI Secondo lei a che servivano quei soldi? MICHELE TORNATORE – RISTORATORE Il mio pensiero è stato: sfrutteranno la rete di villaggi all’estero che aveva la Valtur all’epoca per poter portare fuori del denaro, in qualche isola felice, in qualche paradiso fiscale. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Antonello Montante deve a Emma Marcegaglia le nomine a presidente siciliano, responsabile per la legalità e vice presidente di Confindustria. Per capire come arriva così in alto partiamo da Ivan Rando che nel 2003 è presidente dei giovani imprenditori di Caltanissetta. In quel periodo arrivano a Confindustria le prime lettere di minaccia contro gli imprenditori del gruppo Montante. 

PAOLO MONDANI Voi avete avuto la sensazione che in qualche modo, possiamo dir così, i mandanti di quelle lettere anonime potessero far parte del gruppo di Montante o fosse addirittura Montante? 

IVAN RANDO – EX PRESIDENTE GIOVANI IMPRENDITORI CONFINDUSTRIA CALTANISSETTA La sensazione era assolutamente forte sì, era quella. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Per questo motivo, nel 2005, 40 giovani imprenditori di Caltanissetta lasciano Confindustria, ma per loro e molti altri la cosa non è indolore. 

PAOLO MONDANI Molti imprenditori che ad un certo punto rompono con Antonello Montante improvvisamente… 

PASQUALE TORNATORE – IMPRENDITORE – ASSESSORE COMUNE CALTANISSETTA Ricevono ispezioni della Guardia di Finanza. Questo comandante della Guardia di Finanza, colonnello Orfanello o comandava ispezioni a imprenditori che non erano in linea con Montante o, diciamo, insabbiava le ispezioni nei confronti invece di imprenditori amici. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Attualmente Ettore Orfanello è agli arresti domiciliari indagato per corruzione ed altri reati. 

PASQUALE TORNATORE – IMPRENDITORE – ASSESSORE COMUNE CALTANISSETTA Furono trovate teste di agnelli sgozzati davanti la sede di Assindustria. Scritte nei muri della villa di Montante, scritte minacciose a Serradifalco. Ma anche di Marco Venturi, nella villa di Marco Venturi. Buste di proiettili. 

PAOLO MONDANI E chi pianificava tutto questo, secondo lei? 

PASQUALE TORNATORE – IMPRENDITORE – ASSESSORE COMUNE CALTANISSETTA Secondo me era lui che pianificava. 

PAOLO MONDANI Cioè Montante? 

PASQUALE TORNATORE – IMPRENDITORE – ASSESSORE COMUNE CALTANISSETTA Sì sì era Montante, per costruire tutto questo percorso di attribuzione di persona che per la legalità e contro la mafia veniva minacciato. 

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Montante aveva detto: “in Sicilia o scegli la legalità o la illegalità”. Lui le aveva scelte entrambe. Solo che quella della legalità era una maschera. Il suo potere era cresciuto a colpi di falsi, false le teste di agnello che erano state depositate a casa sua come minacce, falsa la laurea, falsa la vecchia fabbrica di biciclette. Ma per renderla credibile aveva utilizzato la penna fine dell’inconsapevole scrittore Camilleri. Chi meglio di lui? Quello che aveva creato nell’immaginario degli italiani il simbolo della legalità, il commissario Montalbano. È stato fantastico per questo. Montante però aveva un compito ben preciso, quello di scegliere la migliore classe imprenditoriale in un territorio difficile e invece l’ha penalizzata. E a colpi anzi di clava avrebbe utilizzato le forze dell’ordine per mettere in riga i dissidenti e ha favorito così l’ascesa della classe imprenditoriale marcia. Come quella del suo amico e compare di nozze, boss Arnone, Arnone riferimento della mafia stragista. Gli ha spalancato le porte di Confindustria, addirittura l’ha messo seduto al tavolo dei saggi. E se c’era qualcuno che osava fare indagini su di lui, lo minacciava. Come il colonnello dei Carabinieri: “ti spacco i denti” gli ha detto, minaccia che poi ha avuto successo. E portava il boss Arnone come la Madonna Pellegrina, a protezione di quegli imprenditori che ricevevano le minacce in cambio di soldi. Questa almeno è la versione di Di Vicenzo. Bene, soldi, ne giravano tanti. E secondo il suo ex braccio destro, Michele Tornatore, c’era una valigetta zeppa di soldi nascosta sotto il letto di un albergo, destinata, a quanto pare, alla figlia del patron della Valtur, sospettato a lungo di essere il prestanome del capo di Cosa Nostra, il latitante Matteo Messina Denaro. Eppure Confindustria aveva consegnato nelle mani di Montante, il vessillo dell’antimafia. Perché ha scelto lui? Semplice. È stato il primo a capire che si poteva fare business con la legalità in Sicilia. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO A metà degli anni 2000 la stagione dell’antimafia di Confindustria Sicilia viene inaugurata da Ivan Lo Bello, imprenditore che produce biscotti e Antonello Montante, costruttore di biciclette e ammortizzatori. Una coppia inseparabile. 

PAOLO MONDANI Sia Ivan Lo Bello che Antonello Montante hanno spesso raccontato che avrebbero cacciato da Confindustria tutti coloro, quegli imprenditori che fossero stati scoperti a pagare il pizzo. È mai successo che abbiano cacciato qualcuno? 

TULLIO GIARRATANO – EX DIRETTORE GENERALE CONFINDUSTRIA CALTANISSETTA Mai nessuno. 

PAOLO MONDANI Si dice che siano stati buttati fuori trenta imprenditori dalla Confindustria di Caltanissetta. Si è letto sui giornali. 

TULLIO GIARRATANO – EX DIRETTORE GENERALE CONFINDUSTRIA CALTANISSETTA Beh, trenta li ho buttati io fuori per fare l’assemblea che poi ha eletto Montante. Per fare una assemblea in assoluta regola. 

PAOLO MONDANI E li buttò fuori perché… TULLIO GIARRATANO – EX DIRETTORE GENERALE CONFINDUSTRIA CALTANISSETTA Perché non pagavano i contributi. 

PAOLO MONDANI Cioè in realtà non sono stati cacciati per essere in qualche modo collusi con il sistema mafioso, ma perché non pagavano le quote di Confindustria? 

TULLIO GIARRATANO – EX DIRETTORE GENERALE CONFINDUSTRIA CALTANISSETTA Esatto. PAOLO MONDANI Mondiale! TULLIO GIARRATANO – EX DIRETTORE GENERALE CONFINDUSTRIA CALTANISSETTA Mondiale! 

PAOLO MONDANI Confindustria però aveva fatto diventare Montante una madonna pellegrina. 

TULLIO GIARRATANO – EX DIRETTORE GENERALE CONFINDUSTRIA CALTANISSETTA Ah, assolutamente, ma perché era l’unico che era uscito fuori con questa cosa dell’Antimafia. E a Milano pagano tutti. Per parlare io e lei guardandoci nelle palle degli occhi. E a Termini Imerese pure la Fiat pagava. L’indotto del petrolchimico di Gela costava il 20 percento in più di tutti gli altri indotti d’Italia, degli stabilimenti Eni. Che era stu 20 percento in più? 

PAOLO MONDANI La mafia. TULLIO GIARRATANO – EX DIRETTORE GENERALE CONFINDUSTRIA CALTANISSETTA Dovevano pagare e allora in qualche maniera spuntavano costi. 

PAOLO MONDANI Facevano uscire i soldi così. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Eni smentisce, mentre la Fiat non risponde. Dal 2005 al 2013 Giovanni Crescente è stato direttore generale di Confindustria Caltanissetta con Montante presidente. 

PAOLO MONDANI C’è un caso o più casi nei quali lei ha potuto verificare che lui producesse prove o indizi di prova falsi per screditare una persona? 

GIOVANNI CRESCENTE – EX DIRETTORE GENERALE CONFINDUSTRIA CALTANISSETTA Sapevo che lui… sotto-sotto si creava delle documentazioni, delle cose anche false per screditare le persone. 

PAOLO MONDANI Le risulta che lui aveva fatto dei favori a figli di magistrati, di poliziotti, di finanzieri? 

GIOVANNI CRESCENTE – EX DIRETTORE GENERALE CONFINDUSTRIA CALTANISSETTA Sì. 

PAOLO MONDANI Figli o parenti o amici o fidanzati… 

GIOVANNI CRESCENTE – EX DIRETTORE GENERALE CONFINDUSTRIA CALTANISSETTA Beh, fu assunta la figlia del colonnello della Guardia di Finanza dell’epoca, al Confidi, Giuliana Ardizzone; fu assunta la Tirrito che era la compagna del maggiore Orfanello, anche lei assunta al Confidi. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Visti i rapporti di interesse tra alcuni magistrati e Antonello Montante, la Procura di Catania ha aperto e subito archiviato un’inchiesta. Ma nei suoi “diari segreti” Montante vanta molti incontri con i più importanti magistrati antimafia. Michele Vullo conosce bene i legami tra Montante e i magistrati. Da dirigente della Camera di Commercio di Caltanissetta ha contestato i metodi di Montante e Montante gliel’ha fatta pagare. 

MICHELE VULLO – EX DIRIGENTE CONFCOMMERCIO CALTANISSETTA Le mie aspettative legittime di diventare segretario generale sono state completamente tagliate. 

PAOLO MONDANI Ed è stato sostituito di fatto da un, come dire, candidato importante, un candidato d’oro, alla segreteria generale perché è il figlio del? 

MICHELE VULLO – EX DIRIGENTE CONFCOMMERCIO CALTANISSETTA Il figlio del procuratore generale sì, procuratore generale Barcellona di Caltanissetta. 

PAOLO MONDANI Ma non entra solo il figlio del procuratore generale Barcellona, entra la figlia di un altro magistrato importante in Camera di Commercio. 

MICHELE VULLO – EX DIRIGENTE CONFCOMMERCIO CALTANISSETTA Del dottore Di Natale, procuratore. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Totò Moncada guida un’azienda leader nel settore dell’eolico. L’impresa nasce ad Agrigento, ma ora lavora solo negli Stati Uniti e in Sudafrica. Nel 2010 Moncada lascia anche Confindustria perché Antonello Montante gli dice: “Lavori solo con il nostro permesso”. 

PAOLO MONDANI Cosa significa concretamente avere il loro permesso? 

SALVATORE “TOTÒ” MONCADA – PRESIDENTE MONCADA ENERGY GROUP Ma guardi io l’unico esempio che le posso fare con documentazione alla mano, è il caso del nostro parco eolico sulla costa di Gela dove c’erano problemi di natura amministrativa e Catanzaro però mi disse: “Sai io vorrei un pezzetto di questa iniziativa”. 

PAOLO MONDANI Quindi lei ha capito che avere il loro permesso significava entrare in affari con lei. Prendersi un pezzo del suo lavoro. 

SALVATORE “TOTÒ” MONCADA – PRESIDENTE MONCADA ENERGY GROUP Assolutamente. E mi sono allontanato ovviamente dicendo con una lettera di dimissioni: “non ho avuto a che fare con la mafia, non voglio avere a che fare con la mafia dei colletti bianchi”. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Giuseppe Catanzaro è il re delle discariche in Sicilia ed è l’uomo che Antonello Montante piazza alla presidenza della Confindustria regionale dopo le sue dimissioni. Oggi Catanzaro è indagato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti nello stesso procedimento di Montante. I due nel 2010 si scontrano anche con Confindustria di Enna e il suo presidente Nino Grippaldi. 

NINO GRIPPALDI – IMPRENDITORE - EX PRESIDENTE CONFINDUSTRIA ENNA Quel connubio di finta antimafia e di lobby affaristica era la dimostrazione che serviva l’oppio di una finta cultura della legalità per consumare nell’illegalità i propri sporchi e privati affari. Questo è successo. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO La valle del Dittaino, vicino Enna, è il granaio della Sicilia e le aziende fanno il pane DOP che arriva in tutta Italia. Nel 2010, Montante e Lo Bello vogliono che Giuseppe Catanzaro realizzi la discarica più grande della regione proprio qui, in mezzo ai campi di grano. Le aziende del pane vincono la loro battaglia, ma Grippaldi e 120 imprenditori lasciano Confindustria. 

PAOLO MONDANI Con Antonello Montante e con Ivan Lo Bello che cos’era diventata, che cos’è diventata Confindustria Sicilia? 

NINO GRIPPALDI – IMPRENDITORE - EX PRESIDENTE CONFINDUSTRIA ENNA Guardi potrei usare una battuta: poltronissima. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO L’affare del poltronissimo Giuseppe Catanzaro è la ex discarica pubblica di Siculiana, vicino Agrigento. Come è riuscito a ottenerla e ad ampliarla? 

NICOLÒ MARINO – MAGISTRATO – EX ASSESSORE REGIONALE RIFIUTI GIUNTA CROCETTA La risposta secca è: in palese violazione delle leggi amministrative che reggono il sistema concessorio e delle autorizzazioni. Ma non solo: non ha mai fatto una sola gara pubblica. 

PAOLO MONDANI Come potrebbe definire in poche parole il sistema Montante? 

NICOLÒ MARINO – MAGISTRATO – EX ASSESSORE REGIONALE RIFIUTI GIUNTA CROCETTA Una antimafia col metodo mafioso. 

PAOLO MONDANI Come ci sono cascati tutti gli imprenditori? Perché ci hanno creduto? 

NICOLÒ MARINO – MAGISTRATO – EX ASSESSORE REGIONALE RIFIUTI GIUNTA CROCETTA Allora, da quello che emerge anche dalle dichiarazioni di Cicero e di Venturi… 

PAOLO MONDANI Che sono i due imprenditori grandi pentiti, diciamo così, dell’inchiesta di Caltanissetta. 

NICOLÒ MARINO – MAGISTRATO – EX ASSESSORE REGIONALE RIFIUTI GIUNTA CROCETTA Si comprende a piene mani che tu non potevi più uscire da quel sistema. Perché tu imprenditore non sei tenuto a conoscere chi è Montante, Montante è già lì, ma quando entri nel sistema Montante e vuoi uscirne non ne puoi può uscire. É un po’ come il sistema di Cosa Nostra. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Marco Venturi è l’imprenditore che Montante fece nominare assessore regionale alle attività produttive sotto il governo Lombardo e che oggi ha deciso di accusare il suo capo. Anche Alfonso Cicero ha creduto all’antimafia di Confindustria. Era presidente dell’Irsap, l’Istituto della regione Siciliana per lo sviluppo delle undici ASI, le aree industriali, quando nel 2015 molla tutto e va alla procura di Caltanissetta a denunciare il sistema Montante. 

PAOLO MONDANI Lei 25 anni fa, nel 1993, in un momento di crisi personale… insomma, fortunatamente si è salvato e miracolosamente è vivo. Io ho visto un’intercettazione telefonica fra Antonello Montante e un altro soggetto, del 18 aprile 2016, un’intercettazione telefonica che lei non conosce perché non è stata ancora diffusa. In questa intercettazione Montante dice: “I nemici moriranno”. E per quel che riguarda lei dice: “Vedrai, vedrai, tu vedrai”, - a questa persona – “che Cicero si butta di nuovo”. 

ALFONSO CICERO – EX PRESIDENTE IRSAP SICILIA Sono impietrito, è qualcosa di gravissimo che calpesta prima di tutto le sofferenze di una persona, di una famiglia. La mia famiglia grazie a Dio… 

PAOLO MONDANI Ce l’ha fatta insomma a superare questo problema. Senta ma non le sembra che sia stata anche una minaccia? 

ALFONSO CICERO – EX PRESIDENTE IRSAP SICILIA Mi verrebbe da dire: una persona disposta a tutto. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Alfonso Cicero resta presidente di Irsap tra il 2013 e il 2015 e fa un repulisti: smaschera e sospende i dirigenti collusi, denuncia colletti bianchi e aziende mafiose delle aree industriali di Catania, Agrigento, Caltanissetta e Palermo. 

PAOLO MONDANI Prima del suo arrivo alla presidenza dell’Irsap si facevano le informative antimafia sulle aziende che si installavano nei Consorzi Asi? 

ALFONSO CICERO – EX PRESIDENTE IRSAP SICILIA No, assolutamente. Per decenni non sono state richieste le informative antimafia per le imprese insediate. 

PAOLO MONDANI E nel suo periodo di presidenza dell’Irsap lei invece chiede le informative antimafia per tutte le aziende di tutte le aree industriali. 

ALFONSO CICERO – EX PRESIDENTE IRSAP SICILIA Assolutamente. Io ho revocato i lotti o gli appalti a seguito delle informative antimafia che dicevano che quelle erano imprese vicine a Cosa Nostra. 

PAOLO MONDANI Dopo le sue dimissioni il governo Crocetta nomina Maria Grazia Brandara a commissario dell’Irsap e Mariella Lo Bello assessore delle Attività produttive della Regione. Due soggetti legati ad Antonello Montante. Cosa fanno delle aree industriali? 

ALFONSO CICERO – EX PRESIDENTE IRSAP SICILIA Non ci sono più le richieste di informative antimafia per le aziende insediate nelle aree industriali. In quel periodo i dirigenti che erano stati condannati dalla Corte dei Conti, anche in via definitiva o dai tribunali penali o sotto inchiesta… 

PAOLO MONDANI I dirigenti Irsap che lei aveva denunciato… 

ALFONSO CICERO – EX PRESIDENTE ’IRSAP SICILIA Questi ritornano tutti al comando. 

PAOLO MONDANI Quindi dopo le sue dimissioni il sistema Montante ripristina i vecchi poteri. 

ALFONSO CICERO – EX PRESIDENTE IRSAP SICILIA Secondo me diventano ancora più forti questi poteri. 

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Come la gramigna. Se c’è voluta la stagione dei pentiti per fiaccare Cosa Nostra, indebolirla, qui ce ne sono due pentiti del sistema Montante. Uno è Marco Venturi, ex assessore regionale alle attività produttive, lo aveva messo lui stesso lì ai tempi del governatore Raffaele Lombardo. L’altro è Alfonso Cicero. Aveva abbracciato la strada antimafia di Montante. Ma si è accorto che era lastricata di buche. Una strada fatta di minacce, di falsi, di dossier sulla vita privata dei suoi avversari, anche alcuni a luce rossa, di rapporti incestuosi con la politica, con le istituzioni, con le forze dell’ordine. Di rapporti clientelari, aveva assunto Montante figli di magistrati anche quelli dei comandanti della Guardia di Finanza. Cicero denuncia, ma Montante non molla, anzi da perfetto viceré, nomina anche il suo erede, il baby Giuseppe Catanzaro, indagato anche lui oggi. Lo aveva usato come cavallo di Troia, per cannibalizzare gli imprenditori sani, entrare e penetrare nei loro affari. Se Montante però ha potuto fare tutto questo, indisturbato, aumentare il suo potere, è grazie anche a un silenzio, il silenzio complice di alcuni giornalisti che hanno abdicato al loro ruolo di cane da guardia, optando per quello da passeggio al guinzaglio di Montante che ha saputo, l’Apostolo di Confindustria, sedurre anche la parte più smaliziata dell’antimafia. Questo perché Confindustria ha dettato nell’ultimo decennio le strategie, ha lavorato al codice etico, ha condizionato la stesura della "white-list", della lista degli imprenditori puliti attraverso la quale le prefetture concedevano appalti e lavori. Un meccanismo premiare, a dare le carte neanche a dirlo. Montante, il quale aveva anche svuotato in un certo senso il significato del certificato antimafia e spingeva affinché i beni confiscati venissero gestiti dai privati. Dava le carte, ma barava. 

CONFERENZA STAMPA CONFINDUSTRIA – 19 LUGLIO 2018 PAOLO MONDANI Non avevate capito che tipo di gestione c’era dell’antimafia in Sicilia, che tipo di gestione c’era anche della vostra associazione che ha visto per anni andare via decine di bravi imprenditori? 

VINCENZO BOCCIA – PRESIDENTE CONFINDUSTRIA Per quanto riguarda la questione Montante, Montante è di fatto sospeso da ogni incarico che aveva in Confindustria. Noi non abbiamo una visione categoriale, non generalizziamo, non siamo giustizialisti e non giustifichiamo. Le sentenze dimostreranno cos’ha fatto, se lo ha fatto, ha tradito anche noi, se non lo ha fatto evidentemente una sentenza noi prima non la emettiamo perché non facciamo nemmeno sciacallaggio nei confronti delle persone. Ce ne potevamo accorgere noi? Non se n’è accorto nessuno. 

 PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Non se n’era accorta la ex ministra Cancellieri che definì Montante “l’apostolo dell’Antimafia”; non se n’era accorto l’ex ministro dell’Interno Alfano che il 3 ottobre scorso è stato sentito dall’Antimafia siciliana sul caso Montante. È Alfano a nominarlo all’Agenzia nazionale dei beni confiscati e lo incontra anche dopo essere stato indagato per reati di mafia. Proviamo a fare domande all’ex ministro, ma lui si dà, tra i corridoi della Regione. 

PAOLO MONDANI Avvocato, non è più ministro! Non è più ministro, lei. Ma per cortesia. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Anche i giornalisti non fanno una bella figura. 

PAOLO MONDANI Il 9 febbraio 2015 tu scrivi per “Repubblica” un articolo nel quale annunci l’invio dell’avviso di garanzia ad Antonello Montante per concorso esterno in associazione mafiosa. Da quel momento in poi nessuno può far più finta di niente, neanche i giornalisti. 

ATTILIO BOLZONI – GIORNALISTA LA REPUBBLICA I giornalisti non solo non hanno finta di niente, hanno fatto finta di tutto. Ne aveva tanti amici il cavaliere Montante tra i giornalisti. 

PAOLO MONDANI Quali? ATTILIO BOLZONI – GIORNALISTA LA REPUBBLICA Quali? Beh, uno era sicuramente Galullo del “Sole24Ore”, Roberto Galullo, che gli stava scrivendo il memoriale… a un indagato di mafia. E poi c’era Astone, Filippo Astone che c’aveva scritto un bel libro su questa finta rivoluzione siciliana. Poi abbiamo Sottile, Giuseppe Sottile è una vecchia conoscenza: trentacinque anni fa era molto vicino ai Salvo di Salemi oggi – a sentire le intercettazioni – con Montante. Anche Mulè l’ex direttore di Panorama. Questo direttore… un giornalista gli manda un articolo su Montante; Mulè che cosa fa? Lo dà a Montante e non lo pubblica. Ma ce ne sono circa venticinque colleghi che hanno manifestato una promiscuità veramente eccessiva. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Tra questi Vincenzo Morgante che un mese fa ha lasciato la Rai da direttore della Tgr per TV2000, la rete della Conferenza Episcopale Italiana. 

PAOLO MONDANI Nell’ordinanza dei magistrati di Caltanissetta c’è una e-mail del 4 aprile 2012 che tu invii ad Antonello Montante nella quale chiedi di essere raccomandato per la vicedirezione della Tgr nazionale, ma dalla Sicilia. Perché hai inviato quella e-mail? 

VINCENZO MORGANTE - EX DIRETTORE TGR RAI – AL TELEFONO Quello era il presidente degli industriali. Il mio impegno in quel periodo era affinché alla Tgr Sicilia venisse assegnato per la prima volta un vice direttore. Un anno e mezzo dopo vengo promosso direttore di tutta la Tgr. 

PAOLO MONDANI Ma tu continuavi a vedere Antonello Montante anche dopo la notizia del concorso esterno per associazione mafiosa. 

VINCENZO MORGANTE EX DIRETTORE TGR RAI – AL TELEFONO No, no. Non c’erano più motivi, diciamo, di avere nessun tipo di contatto con lui. 

PAOLO MONDANI Sì ma dalle carte dei magistrati io vedo che c’è una cena al ristorante “Da Tullio” a Roma del 16 settembre del 2015 tra te e Montante. Quindi vi siete visti anche dopo. 

VINCENZO MORGANTE EX DIRETTRE TGR RAI – AL TELEFONO Anche… non lo so se sia stata la cosa giusta. Ma insomma, lui continua a mantenere come tu sai anche per molto tempo tutte le sue cariche. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Molte associazioni antimafia e antiracket hanno creduto alla rivoluzione di Confindustria e hanno sottovalutato il fenomeno Montante, come Libera di Don Ciotti, la più grande di tutte. 

PAOLO MONDANI C’è un problema che riguarda l’Antimafia, per anni lui è stato definito, Montante, il paladino dell’Antimafia. Cosa è successo, anche a Libera? Ci abbiamo, ci avete creduto tutti o vi siete anche addormentati? 

GIAN CARLO CASELLI – PRESIDENTE ONORARIO LIBERA L’Antimafia è un fiume impetuoso, importante, che fa del bene a tutti. Come ogni fiume impetuoso trasporta, raccoglie anche dei detriti. Se ci sono dei detriti, ecco, il corso del fiume non è turbato più di tanto. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Da anni, il detrito Antonello Montante fornisce i suoi ammortizzatori all’Azienda Siciliana Trasporti e a Ferrovie dello Stato, appoggiato dall’alfaniano Dario Lo Bosco che ha avuto ruoli dirigenti in entrambe le aziende. Con Lo Bosco a fianco, nel 2012 Montante compra le azioni di una piccola impresa, la Jonica e vuole scalare la più importante società pubblica della Regione Sicilia, l’Azienda Siciliana Trasporti. 

SERGIO LO CASCIO – UFFICIO LEGALE AZIENDA SICILIANA TRASPORTI Ovviamente una volta che si faceva la fusione, questo imprenditore Montante entrava nel capitale di Ast, senza nessuna gara perché il progetto non prevedeva nessuna gara, come invece sarebbe stato necessario. 

GIUSEPPE TERRANO – UFFICIO LEGALE AZIENDA SICILIANA TRASPORTI Avendo un patrimonio immobiliare intorno ai 40 milioni di euro, al momento dell’inizio quindi intorno al 2011, la nostra paura era che ci fosse proprio una scalata da parte del Montante per poter raggiungere quindi il fine che era quello degli immobili perché possiamo dire che potevano servire, diciamo, per scopi di speculazione e non certo di investimento. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Giulio Cusumano era vice presidente dell’Azienda Siciliana Trasporti e fu l’unico ad opporsi alla privatizzazione pro Montante. Quando un giorno l’allora Governatore della Regione Sicilia Raffaele Lombardo lo convoca per chiedergli conto del contenuto di un plico anonimo, pieno di false accuse. 

GIULIO CUSUMANO – EX VICE PRESIDENTE AZIENDA SICILIANA TRASPORTI Mi dice: “Sai, tu hai una vita poco raccomandabile: organizzi delle feste, festini, fai uso di droghe. Sarebbe opportuno che tu rassegnassi le dimissioni”. 

PAOLO MONDANI Possiamo anche dire che è entrato nel merito della sua sessualità? 

GIULIO CUSUMANO – EX VICE PRESIDENTE AZIENDA SICILIANA TRASPORTI Sì. Io infatti gli dissi chiaramente che ero gay. Non mi son dimesso ovviamente e ovviamente mi sono battuto per non procedere alla fusione per incorporazione. 

PAOLO MONDANI Senta, ma chi ha inviato secondo lei quel plico? 

GIULIO CUSUMANO – EX VICE PRESIDENTE AZIENDA SICILIANA TRASPORTI Montante, è chiaro. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Antonello Montante produce i suoi ammortizzatori nelle aziende di Serradifalco e Asti. Nel 2005 la procura astigiana procede contro di lui per falso in bilancio e sente a verbale Ezio Trinchero, che con Montante ha lavorato undici anni. Trinchero conosce bene i bilanci. 

EZIO TRINCHERO – IMPRENDITORE C’erano delle voci che erano incompatibili con la gestione dell’azienda e con i risultati gestionali dell’azienda. 

PAOLO MONDANI Lei ha avuto la sensazione che ci fosse del nero? 

EZIO TRINCHERO – IMPRENDITORE I soldi che lei iscrive in un bilancio di una società di capitale in cassa e non li ha, vuol dire che sono stati spesi in nero. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Nel 2005 Sebastiano Sorbello era il procuratore capo di Asti. 

PAOLO MONDANI Poi sentiste il commercialista di Montante. 

SEBASTIANO SORBELLO – EX PROCURATORE DELLA REPUBBLICA ASTI Poi abbiamo sentito il commercialista che finì con l’ammettere sostanzialmente che vi erano dei bilanci manipolati. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO L’inchiesta di Asti finì alla procura di Caltanissetta diretta da Renato Di Natale che la archiviò. Ma qualche anno dopo, Michele Trobia, presidente del Circolo del Tennis di Caltanissetta e grande amico di Montante, intercettato al telefono racconta dove finisce il nero dell’amico. 

PAOLO MONDANI Io ho visto delle intercettazioni nelle quali lei dice che Montante è pericolosissimo, avido e che lei ha visto una borsa di 600-800 milioni per Totò Cuffaro dati da Montante. Sono cose vere? 

MICHELE TROBIA – EX PRESIDENTE CIRCOLO TENNIS CALTANISSETTA E allora… 

PAOLO MONDANI Lei le ha dette… 

MICHELE TROBIA – EX PRESIDENTE CIRCOLO TENNIS CALTANISSETTA Sì, sì, ha ragione le ho dette queste cose. Il punto è questo, la parola in libertà. 

PAOLO MONDANI Ho capito, ma lei ne ha fatte tante…ne ha dette tante di cose. Ha detto per esempio di aver ospitato anche un latitante… perché il boss di Favara glielo chiede e lei lo ospita a casa sua due giorni… le ripeto basta che mi dica, cose vere o no? 

MICHELE TROBIA – EX PRESIDENTE CIRCOLO TENNIS CALTANISSETTA Allora…le dico semplicemente. Sono un po’ i miti che il personaggio ama raccontare a volte. È come raccontare una barzelletta, riuscire a… 

PAOLO MONDANI Una barzelletta? 

MICHELE TROBIA – EX PRESIDENTE CIRCOLO TENNIS CALTANISSETTA Dico… adesso non siamo… assessore buon giorno scusami… 

PAOLO MONDANI Lei dice 600-800 milioni li ha visti, l’ha ripetuto svariate volte. 

MICHELE TROBIA – EX PRESIDENTE CIRCOLO TENNIS CALTANISSETTA Le posso dirle con molta… no no, allora con molta onestà, sincerità e le posso giurare sui miei figli, sui miei nipoti che io non ho visto niente. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Trobia nega tutto, ma nei conti di Montante succedono cose strane. Le sue aziende fanno utili per poche centinaia di migliaia di euro eppure nel 2014 i giornali di Skopje, la capitale della Macedonia, dicono che Montante aprirà qui questa azienda di ammortizzatori, investirà 10 milioni di euro e porterà 400 posti di lavoro. Alle autorità macedoni il nostro eroe dichiara di avere in Italia 2.300 dipendenti e un fatturato di 800 milioni di euro. Un falso clamoroso. Ma cosa ha spinto Montante fino a qui? 

ANA PETRUSEVA – DIRETTORE BALKAN INVESTIGATIVE REPORTING NETWORK MACEDONIA Una tassazione conveniente e una forza lavoro a bassissimo costo. E poi ci sono gli aiuti di Stato che Antonello Montante aveva ottenuto, ma solo a condizione di investire e assumere personale. Cosa che lui non ha ancora fatto. 

PAOLO MONDANI Però succede un fatto curioso: dai documenti del registro commerciale macedone, vediamo che il capitale sociale della sua società cresce fino a 1,3 milioni di euro. La famiglia di Montante ha portato qui buona parte di questi soldi dopo il suo arresto, a giugno scorso. Non ti sembra un po’ strano, per un’azienda non attiva? 

ANA PETRUSEVA – DIRETTORE BALKAN INVESTIGATIVE REPORTING NETWORK MACEDONIA Sì, mi sembra strano, ma non mi sorprende. Montante ha fatto accordi con il governo precedente, notoriamente chiacchierato, mentre l’attuale Primo Ministro si sta chiedendo che denaro è arrivato dall’estero in questi anni e ritiene che in moltissimi casi siano operazioni di riciclaggio. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Antonello Montante avrebbe trovato soldi anche per l’elezione di Rosario Crocetta che è stato Presidente della Regione Siciliana tra il 2012 e il 2017. Nella sua giunta Montante piazzò Linda Vancheri all’assessorato alle Attività Produttive, oggi indagata con lui pur rimanendo dirigente di Confindustria nazionale, mentre l’ex deputato del Pd Giuseppe Lumia era il regista politico del gruppo. 

PAOLO MONDANI Come definirebbe Rosario Crocetta, già Presidente, già Governatore della Regione Siciliana? 

NICOLÒ MARINO - MAGISTRATO – EX ASSESSORE REGIONALE AI RIFIUTI GIUNTA CROCETTA Un pupazzo nelle mani di Montante. 

PAOLO MONDANI Giuseppe Lumia? 

NICOLO’ MARINO - MAGISTRATO – EX ASSESSORE REGIONALE AI RIFIUTI GIUNTA CROCETTA Un gestore degli affari insieme a Montante. 

PAOLO MONDANI Lei è indagato nella vicenda Montante per finanziamento illecito ai partiti, per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Cioè Montante le avrebbe procurato circa un milione di euro, illecitamente, per finanziare la sua campagna elettorale tramite un gruppo di imprenditori. 

ROSARIO CROCETTA - EX PRESIDENTE REGIONE SICILIANA Beh, io sinceramente che abbia un milione di euro non me ne sono accorto mica. Io l’unica cosa che ho ricevuto da Montante è una scatola di torrone. 

PAOLO MONDANI Mi scusi Crocetta, ma allora perché Montante, sentito a verbale, insiste nel dire che in qualche modo, come dire, l’ha fatto eleggere lui, a lei? 

ROSARIO CROCETTA - EX PRESIDENTE REGIONE SICILIANA Montante può essere un mio dante causa come lo sono milioni di persone, miei dante causa. Ma che Montante possa aver condizionato il mio operato, no. 

PAOLO MONDANI Marco Venturi afferma alla autorità giudiziaria che il senatore Peppe Lumia, l’ex senatore Peppe Lumia, gli aveva chiesto finanziamenti in nero per la campagna elettorale per lei. 

ROSARIO CROCETTA - EX PRESIDENTE REGIONE SICILIANA Bisognerebbe chiederlo al senatore Lumia, eventualmente. 

GIUSEPPE LUMIA – EX PRESIDENTE COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA Marco Venturi su questo caso dice delle fesserie enormi, una boutade enorme, tanto è vero che non ha portato a nessun elemento, tanto è vero che non c’è nessuna attività contro di me. 

PAOLO MONDANI Ma lei non si era accorto di nulla di Antonello Montante? Lei che è stato praticamente il suo referente politico? 

GIUSEPPE LUMIA – EX PRESIDENTE COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA Se me ne fossi accorto l’avrei preso - come si dice – a calci nel sedere e l’avrei denunciato. 

PAOLO MONDANI Ma chi era questo Montante che è riuscito per anni a imbrogliare magistrati, Lumia, investigatori, capi dei servizi segreti? 

GIUSEPPE LUMIA – EX PRESIDENTE COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA Era una persona double face. PAOLO MONDANI E lei non è double face? 

GIUSEPPE LUMIA – EX PRESIDENTE COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA Mai fatto. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Antonello Montante double-face utilizzava le forze dell’ordine per fare controlli illegali sui suoi nemici usando la banca dati del ministero dell’Interno mentre uomini delle istituzioni avrebbero rivelato notizie segrete sull’inchiesta agli indagati. Tra questi l'ex capo del servizio segreto civile, il generale Arturo Esposito e il senatore Renato Schifani ora indagato per concorso in associazione a delinquere. 

PAOLO MONDANI Vorrei sapere come si difende, Presidente. RENATO SCHIFANI – SENATORE FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE No, non ho parlato su questo, parlerò nelle sedi opportune. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO E Crocetta su Montante aggiunge qualcosa. 

PAOLO MONDANI Ma lei non si era reso conto che quest’uomo era… 

ROSARIO CROCETTA - EX PRESIDENTE REGIONE SICILIANA Mi deve credere su mia madre che è morta: io pensavo che questo fosse.. 

PAOLO MONDANI Il paladino dell’Antimafia? 

ROSARIO CROCETTA - EX PRESIDENTE REGIONE SICILIANA Uno dei Servizi. 

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Burattinaio o burattino? Per ora ha mollato un pacco anche al governo macedone promettendo posti di lavoro. Ma i soldi che ha investito da dove provengono? Il presidente del circolo di tennis di Caltanissetta Trobia, amico di Montante, intercettato al telefono ha parlato di ottocento milioni di vecchie lire in nero destinate alla campagna elettorale dell’allora governatore Cuffaro, poi condannato per aver favorito la mafia. Trobia ha anche detto di aver nascosto per alcuni giorni un latitante. Poi intervistato dal nostro Paolo Mondani ha detto: no scherzano, era una barzelletta. Ma c’è poco da ridere. Perché Montante ha ingannato il ministro dell’Interno e della Giustizia, che qualche possibilità di verifica ce l’hanno. Addirittura il suo conterraneo Alfano, gli ha dato in mano la gestione per un periodo dei beni confiscati a Cosa Nostra. E dunque la domanda è: l’apostolo dell’antimafia è un frutto della sua abilità o è un personaggio costruito ad arte? Il dubbio lo ispira Crocetta. Dice: Montante pensavo fosse un uomo dei servizi. Quello che è certo è che nel momento di difficoltà l’apostolo trova dei chierici trasversali, disponibili a portargli acqua santa. L’ex presidente della Commissione antimafia, Lumia, ventennale senatore del Pd di Termini Imerese, l’ex presidente del Senato di Forza Italia Renato Schifani, anche lui siciliano, l’ex capo del servizio di informazione civile, del servizio di sicurezza, Arturo Esposito. Cosa avevano in comune tutti questi personaggi? Forse la spiegazione della genesi di una banca che spunta dal nulla, piazza sportelli nel sud d’Italia, in un territorio difficile, la cui ascesa, sviluppo e la fine coincidono con l’ascesa in paradiso e poi caduta negli inferi dell’apostolo antimafia. Una banca piena zeppa di personaggi particolari, con la testa e la sede in un palazzo particolare. Una storia che ci viene raccontata in esclusiva da chi quella banca l’ha vissuta da dentro e l’ha vista nascere e ci ha messo mano anche un personaggio… una vecchia conoscenza. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Questo è il feudo dei principi di Butera, vicino Caltanissetta, che il banchiere Gianni Zonin compra alla fine degli anni ’90. É il suo biglietto da visita perché qualche anno dopo, nel 2002, Zonin e la sua Popolare di Vicenza fondano in Sicilia Banca Nuova, l’istituto che fino al 2014 ospiterà i conti dei nostri servizi segreti e di Antonello Montante. È lui ad affittare a Zonin il suo palazzo di Caltanissetta. E, stando al nostro testimone, Banca Nuova nasconde la genesi della nostra storia. 

EX MANAGER Fu Nicolò Pollari a tenere a battesimo Banca Nuova. Diciamo, i conti dei servizi stavano da noi ma non si trattava di un rapporto solo fiduciario. La banca è stata una vera e propria creazione dei servizi. 

PAOLO MONDANI Lei mi sta dicendo che Nicolò Pollari che ha guidato il Sismi tra il 2001 al 2006 ha creato Banca Nuova? 

EX MANAGER La fa Zonin, ma la pensano i servizi: cioè Pollari, poi Giorgio Piccirillo direttore dell’AISI e dopo di lui il generale Arturo Esposito. Erano grandi amici della banca, avevano i conti da noi ma poi appoggiavano Montante. Tanto che Esposito è indagato con lui. 

PAOLO MONDANI Banca Nuova era diventata la principale banca del Sud. 

EX MANAGER La famiglia Ciancimino aveva i conti da noi, li aveva l’ex ministro Alfano e la moglie. Li aveva la KSM di Basile e anche Finmeccanica. 

PAOLO MONDANI Eravate insomma una banca di sistema. 

EX MANAGER Di più. Le banche di sistema fanno favori alla classe dirigente. E noi eravamo il sistema. Cioè, la classe dirigente la creavamo noi. Mangiavamo e facevamo mangiare. 

PAOLO MONDANI Ma tutto questo potere da dove proveniva? EX MANAGER Allora, Gianni Letta presenziava ad alcuni consigli di amministrazione di Banca Nuova. A quale titolo me lo chiedo ancora oggi, ma la potenza della banca proveniva da lì. Anche Totò Cuffaro veniva ai Cda. E nel 2009, sotto la sua presidenza, Banca Nuova diventa tesoriere dell’Assemblea regionale siciliana e gestisce parte dei contributi anche europei. 

PAOLO MONDANI Poi Banca Nuova comincia ad assumere i parenti dei magistrati come Francesco Messineo, Ignazio De Francisci, Leonardo Guarnotta, e i parenti dei politici come Raffaele Lombardo, Renato Schifani, Diego Cammarata, Carlo Vizzini, Guido Lo Porto. EX MANAGER Non si concentri sulle minchiate, perché in una banca è normale assumere i parenti di... Si concentri su quello che conta. Cioè a Roma, a via Nazionale 230, all’inizio degli anni 2000 c’era l’ufficio dove Nicolò Pollari aveva piazzato Pio Pompa a costruire dossier su politici, magistrati e giornalisti. E nello stesso palazzo c’era la direzione di Banca Nuova. 

PAOLO MONDANI Sì ho capito, ma in tutto questo cosa c’entra Antonello Montante che i giudici di Caltanissetta indicano come il promotore di una rete spionistica. 

EX MANAGER C’entra perché Montante, diciamo, aveva ereditato un meccanismo oliato, in un certo senso. Perché Montante è stato un investimento per i servizi. Intanto, lui e Pollari si incontravano. Tanto che Banca Nuova era una centrale informativa. Uomini dei servizi segreti si vedevano lì e passavano informazioni ai nostri dirigenti, che poi le facevano filtrare ai soggetti interessati dalle indagini della magistratura. E nella nostra filiale di Roma i funzionari dell’ambasciata americana e gli agenti Cia erano di casa. Diciamo che eravamo noi la banca dei nostri servizi e della Cia. 

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO Il generale Nicolò Pollari smentisce i suoi rapporti con Banca Nuova, ma a noi comunque risultano i suoi incontri con Antonello Montante quando è già indagato per mafia, a che titolo? A Banca Nuova aveva i conti anche il Tribunale delle misure di prevenzione di Palermo. Qui vengono dati in gestione i patrimoni confiscati alla mafia e la ex Presidente Silvana Saguto è sotto processo accusata di aver nominato amministratori dei beni, scelti tra familiari e amici. Il principe degli amministratori avrebbe liquidato al marito della Saguto 750 mila euro di parcelle. Tanto che il Csm l’ha espulsa dall’ordine giudiziario: altra icona dell’antimafia finita nella polvere. 

PAOLO MONDANI Com’era possibile che l’affidamento degli incarichi avvenisse ad amici e parenti? 

SILVANA SAGUTO – EX PRESIDENTE MISURE DI PREVENZIONE TRIBUNALE PALERMO Venivano i giudici, i colleghi, venivano i cancellieri, venivano gli avvocati e ci segnalavano i loro amici, parenti e conoscenti. 

PAOLO MONDANI Lei ha avuto giudici che le hanno raccomandato, diciamo così, delle persone di fiducia? 

SILVANA SAGUTO – EX PRESIDENTE MISURE DI PREVENZIONE TRIBUNALE PALERMO Potrei dirle tutti. 

PAOLO MONDANI Vogliamo fare qualche nome? 

SILVANA SAGUTO – EX PRESIDENTE MISURE DI PREVENZIONE TRIBUNALE PALERMO Vogliamo fare il nome? Cominciamo: Franco Ingargiola che non era più presidente della Corte d’Appello, ma mi viene a presentare i suoi figli. Possiamo dire Puglisi che non era più presidente, ma mi viene a presentare sua figlia. Possiamo dire il dottore Binenti che mi presenta sua cognata. Vietti, il presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, cessato l’incarico ci porta un intero studio. 

PAOLO MONDANI Ma lei cosa pensa del fatto che i figli o i parenti dei magistrati o dei giudici vengano usati per… 

SILVANA SAGUTO – EX PRESIDENTE MISURE DI PREVENZIONE TRIBUNALE PALERMO La legge non vieta di nominare parenti di altri. 

 PAOLO MONDANI Non crede che sarebbe stato meglio o che sarebbe meglio trovare un meccanismo più oggettivo per individuare coloro che fanno l’amministratore giudiziario? 

SILVANA SAGUTO – EX PRESIDENTE MISURE DI PREVENZIONE TRIBUNALE PALERMO Se lei lo trova, lo suggerisca. 

PAOLO MONDANI Per titoli… 

SILVANA SAGUTO – EX PRESIDENTE MISURE DI PREVENZIONE TRIBUNALE PALERMO No, non esiste per titoli. Perché io ho conosciuto professori che sono degli emeriti cretini! Il criterio non può essere diverso perché chiunque assume chiunque lo assume perché si fida. Ma perché lei se assume una cameriera come la piglia? 

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Sicuramente brava e affidabile. Ma non è questa la questione. La questione è che c’è una banca diventata poltronificio la cui mission sarebbe quella di creare un sistema. Il dominus secondo la testimonianza che abbiamo ascoltato, sarebbe il capo, l’ex capo dei servizi segreti, dei servizi di sicurezza militari, Nicolò Pollari. Rimasto alla guida dei servizi dal 2001 al 2006. Pollari è stato coinvolto nel rapimento di Abu Omar, l’imam egiziano, all’opera degli uomini della Cia. Durante l’indagine sul rapimento, il Pm Spataro scopre una centrale di spionaggio in via Nazionale 230. Dentro un ufficio, c’è Pio Pompa un funzionario che fa riferimento direttamente a Pollari, che scheda giornalisti, politici, sindacati. E poi fa anche un piano, ipotizza anche un piano per contrastare i magistrati ritenuti nemici di Berlusconi. Quando Berlusconi poi torna al governo nel 2008 è lui che sposta i conti, fa spostare i conti ai servizi di sicurezza nella Banca Nuova. Ecco, che si può ipotizzare? Che a centrale di spionaggio sgamata subentra altra? Che al grigio funzionario Pio Pompa che spiava dall’ufficio di via Nazionale subentri un pimpante imprenditore, gli venga costruita intorno un’aurea di apostolo dell’antimafia, venga infiltrato per avvelenare quella buona? Questa è ovviamente un’ipotesi. Ma che il diavolo possa presentarsi con le sembianze di un angelo avrebbe dovuto saperlo anche un uomo di chiesa, come don Luigi Ciotti. Il leader di Libera. Se vogliamo continuare la metafora che ha ispirato l’ex magistrato Gian Carlo Caselli, del fiume in piena che trascina i detriti, beh, forse è il caso che Libera cominci a guardare alla sorgente limpida da cui è ispirato il movimento, è sgorgato il movimento. Torni a far sentire la sua voce, forte e chiara sul caso Montante, anzi la faccia sentire per la prima volta forte e chiara. Torni a denunciare i casi di mafia perché la alle spalle una forza incredibile di migliaia di volontari che credono nella libera informazione, credono nella lotta alla mafia che un po’ si è infiacchita, indebolita, forse più attratta dal business che in questi anni ha coinvolto l’antimafia. E anche perché, questo da una parte, anche perché non ha ben chiaro l’avversario. Che cosa è diventata la mafia oggi? Si è inabissata dopo l’arresto di Provenzano? Ha smesso la coppola e ha indossato il colletto bianco, dialoga con le istituzioni. Non sai più chi è che hai difronte quando stai parlando. In questo contesto, il latitante capo di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro vive indisturbato da trent’anni. Un contesto nel quale il double face Montante è riuscito da indagato per concorso esterno alla mafia a mollare la bicicletta della legalità anche a Salvini, era il 2017. Salvini era leader della Lega, tuttavia oggi da Ministro ha rinunciato a costituirsi parte civile in un procedimento dove sono coinvolti funzionari infedeli dello Stato. Anzi addirittura uno è difeso dall’avvocatura dello Stato. Lo Stato, già. Dove sta lo Stato? Lo sappiamo, deve farci anche capire dove vuole sembrare di stare perché pochi giorni fa il decreto sicurezza, l’articolo 37 è stato approvato al Senato: la possibilità di dare in gestione ai privati, cedere ai privati i beni confiscati alla mafia. È in linea col pensiero dell’apostolo Montante. 


Come fermare il processo Montante? Prima le buste con i proiettili ed adesso le minacce dal carcere…



Sono davvero inquietanti i messaggi che Antonello Montante continua a lanciare dal carcere, attraverso i suoi avvocati, all’indirizzo dei magistrati che lo stanno processando. Qualche mese fa sono state recapitate tre buste contenenti dei proiettili al Procuratore della Repubblica di Caltanissetta, Amedeo Bertone, al capo della Squadra Mobile, Marzia Giustolisi ed al Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Claudio Fava, che si stanno interessando del suo intricato caso giudiziario. Adesso i suoi avvocati, Carlo Taormina e Giuseppe Panepinto, oltre a tentare di fare scarcerare il loro assistito per motivi di salute, hanno depositato in Cassazione un esposto contro i magistrati nisseni, per tentare di fare spostare il processo ad altra sede giudiziaria. Le loro motivazioni sono davvero stupefacenti! Essi denunciano testualmente:

“un atteggiamento intollerabile fondato su un pregiudizio nutrito nei suoi confronti dai magistrati del Tribunale di Caltanissetta con i quali ha condiviso per oltre dieci anni il compimento di sistematiche ed altamente proficue attività antimafia, nonché rapporti personali, fino alla familiarità che non permettono ad essi serenità di giudizio in considerazione che detti rapporti possano in qualche modo ritorcersi contro di essi e quindi essere coinvolti nei giudizi negativi oggi formulati nei confronti di Montante, donde le distorsioni e il rigore inammissibile fino all’ultimo provvedimento di mancata scarcerazione di un imputato dichiarato incompatibile con il regime carcerario”.

Chi si sta continuando ad occupare del cosiddetto Sistema-Montante, dopo avere subito delle minacce mafiose, adesso deve fare i conti con delle infamanti accuse, peraltro contenute negli scritti difensivi di un soggetto che è  pesantemente coinvolto in diverse inchieste giudiziarie. E’ come se continuasse la scia delle trame eversive di cui si è reso protagonista Antonello Montante, unitamente ad alcuni esponenti di spicco delle Forze dell’Ordine e di alcuni ben individuati apparati deviati dello Stato. Si tratta chiaramente di una strategia processuale basata su un attacco frontale alla Magistratura, a cui ha replicato con molta serenità il Procuratore di Caltanissetta Bertone:

“Noi siamo sereni e tranquilli, come sempre. Anche rispetto a questa richiesta della difesa. Non abbiamo scheletri negli armadi: gli atti su alcuni magistrati sono stati da noi inviati alla Procura di Catania per la valutazione di competenza”. 


La preoccupazione del Montante è quella che le ulteriori attività di indagine, tuttora in corso a Caltanissetta, possano rendere inattaccabile l’impianto accusatorio a suo carico che già, ad oggi, è parecchio complicato. Infatti sono diversi i filoni d’inchiesta che lo riguardano, assieme alla sua lobby, di cui faceva parte, in primis, il suo delfino e successore alla presidenza di Sicindustria, Giuseppe Catanzaro, il re delle discariche siciliane.
Come è noto sono parecchi i personaggi eccellenti coinvolti in un’inchiesta che gli organi inquirenti hanno denominato Double face, per rimarcare la doppiezza morale e civile ed un palese tradimento delle Istituzioni dello Stato, da parte dei personaggi coinvolti. Tra di loro spiccano sicuramente le figure del Presidente del Senato Renato Schifani e dell’ex Comandante di Stato Maggiore dei Carabinieri,Artuto Esposito il cui processo, col rito immediato, si celebrerà, assieme a quello ordinario, a partire da giorno 14 gennaio prossimo.
A stare sul chi va là in questo momento sono in tanti! Basta solo ricordare che risultano coinvolti anche due ex ministri dell’Interno e della Giustizia, Anna Maria Cancellieri ed Angelino Alfano che dovrebbero ancora spiegare come mai abbiano fatto diventare una manica di malfattori degli ‘apostoli della legalità’. Sono stati infatti anche i responsabili dei più importanti Dicasteri Ministeriali ad assicurare a gente come Montante delle incredibili coperture istituzionali, anche attraverso delle capillari attività di spionaggio. Antonello-Calò di Serradifalco, compare d’anello di noti mafiosi, finora ha disertato tutte quante le udienze che riguardano il suo processo. 

Non si fa vedere ma si fa sentire! Da dentro la sua cella del carcere Malaspina di Caltanissetta, continua a lanciare messaggi dal chiaro tenore minatorio ed intimidatorio, all’indirizzo dei magistrati che si occupano di lui. In cima ai suoi pensieri in questo momento c’è sicuramente la dott.ssa Graziella Luparello che, come stabilito nel calendario delle varie udienze che ci separano dai primi verdetti relativi al Sistema-Montante, entro il mese di marzo dovrebbe emettere le prime sentenze, non ultima quella che lo riguarda personalmente.
Il caso Montante a Report (aprile 2016)
00:44
04:03





















E’ stato arrestato questa mattina Antonio Calogero Montante, attuale presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta e presidente di Retimpresa Servizi di Confindustria Nazionale, dove aveva ricoperto in passato anche la carica di responsabile nazionale per la legalità. Agli arresti domiciliari anche il colonnello dei carabinieri Giuseppe D'Agata, ex capocentro della Dia di Palermo tornato all'Arma dopo un periodo nei servizi segreti, Diego Di Simone, ex sostituto commissario della squadra mobile di Palermo, Marco De Angelis, sostituto commissario prima alla questura di Palermo poi alla prefettura di Milano, Ettore Orfanello, ex comandante del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza a Palermo, il “re dei supermercati” siciliani Massimo Romano. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di essersi associati allo scopo di commettere più delitti contro la pubblica amministrazione e di accesso abusivo a sistema informatico, nonché più delitti di corruzione. 
Il 22 gennaio 2016, come raccontato l’aprile successivo da Report nell’inchiesta di Bernardo Iovene “Padroni si nasce” (guarda la clip in questa pagina), Montante aveva ricevuto un avviso di garanzia per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. A fare il suo nome, alcuni collaboratori di giustizia e due ex amici dell’imprenditore, Marco Venturi, ex assessore regionale, e Alfonso Cicero, ex presidente dell'Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive. Ora gli inquirenti gli contestano di aver creato, per spiare detta inchiesta, una rete illegale di informatori di cui avrebbero fatto parte gli agenti arrestati stamane. Altre 22 persone, che avrebbero contribuito a veicolare le informazioni a Montante, risultano indagate ma non sono state raggiunte da provvedimenti cautelari: tra di loro l'ex presidente del Senato Renato Schifani, l'ex generale Arturo Esposito, ex direttore del servizio segreto civile, Andrea Cavacece, capo reparto dell'Aisi, Andrea Grassi, ex dirigente della prima divisione del Servizio centrale operativo della polizia. All’origine di questo filone di indagine il ritrovamento, durante una perquisizione nella villa dell’imprenditore, in una stanza nascosta da una libreria, di archivi cartacei e informatici che riportavano contatti, incontri, e compensi per i corrotti.

Secondo quanto riferito oggi in conferenza stampa dal procuratore nisseno Amedeo Bertone, non sarebbero state acquisite sufficienti prove per formulare l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Nondimeno, Bertone delinea un quadro composto da corruzione, amicizie con mafiosi e dossieraggio in danno di una quarantina di magistrati, giornalisti, colleghi di Confindustria Sicilia e di potenziali nemici che avrebbero potuto ostacolare la propria ascesa ai vertici di Camera di Commercio e Confindustria.


(lunedì 14 maggio 2018)
L'apostolo dell'antimafia 











SOCIETÀ di Paolo Mondani
Collaborazione di Norma Ferrara

Per dieci anni è stato a capo degli industriali siciliani che hanno detto “no” al pizzo ma dal maggio scorso è in carcere con l’accusa di associazione a delinquere per corruzione e per aver creato una rete che spiava politici, giornalisti e magistrati. È Antonio Calogero Montante, detto Antonello, imprenditore siciliano costruttore di biciclette nato a Serradifalco, un paesino in provincia di Caltanissetta. Nella sua casa è stato trovato un archivio pieno di fascicoli sui suoi nemici e nella sua rete di informatori figurano i vertici dei servizi segreti civili, esponenti delle forze dell’ordine, il senatore Renato Schifani e l’ex governatore della Sicilia Rosario Crocetta. Per anni Confindustria ha deciso la strategia dello Stato sull’Antimafia ed è stato Antonello Montante ad anticipare la linea che oggi vuole svuotare la normativa sui certificati antimafia per le aziende e consegnare ai privati la gestione dei beni confiscati alla criminalità. L’inchiesta di Paolo Mondani è andata in cerca di risposte: chi ha creato questo falso eroe e perché? A cosa serviva la rete di spionaggio gestita da Montante? Cosa avevano in comune importanti magistrati antimafia, uomini delle istituzioni, del mondo politico e della società civile con questo finto paladino della legalità? Quali accordi sono stati siglati "in nome dell'Antimafia" fra pezzi di Stato e pezzi di Confindustria? Chi ha pianificato la falsa “rivoluzione” degli industriali siciliani? Un testimone racconterà la genesi di una storia che parte dalla Sicilia per arrivare nella Capitale. 





Antimafia, Caltanisetta,CAMILLERI, Catanzaro, CICERO, CONFINDUSTRIA, CROCETTA, CUFFARO,LO BELLO, LOMBARDO,LUMIA, Marino, MATTEO MESSINA DENARO, MERCEGAGLIA, MONDANI PAOLO, PATTI, Report, VALTUR, VENTURI, 
Marino: «Ecco le Istituzioni che hanno coperto il sistema Montante» 

di Mario Barresi

CATANIA. Nomi, cognomi. E, soprattutto, cariche. Tutte importantissime. Ministri, procuratori, togati, politici, imprenditori. È la Marino’s List. Sottotitolo: «Le istituzioni che hanno coperto il sistema Montante». Il magistrato catanese - oggi in servizio alla Corte d’Appello di Roma, dopo il burrascoso commiato da assessore regionale ai Rifiuti - rompe un lungo silenzio. Che durava dall’ultima intervista al nostro giornale, in cui Nicolò Marino per primo denunciò «le ingerenze del potere di Confindustria Sicilia nel governo regionale».
Da quel novembre 2014 a oggi sono cambiate molte cose...
«Quando segnalai lo strapotere di Confindustria nella gestione dell’amministrazione regionale in diversi settori con particolare riferimento a quello dei rifiuti, perché la vicenda Catanzaro docet, non era uscita la notizia che Montante fosse indagato».

E lei è tornato a fare il magistrato. Dopo la rottura con Crocetta.
«Proprio il grande conflitto che si originò dalla mia posizione ferma rispetto a Crocetta fece sì che io dovetti andarmene. Io avevo due possibilità: adeguarmi al sistema di Confindustria, perdendo coerenza e dignità, e restare in piedi. Oppure andare via, con le conseguenze per me e per la mia famiglia: lasciare la Sicilia, accettare un incarico altrove. Ebbene, io scelsi la dignità e la coerenza».
Ha pagato un prezzo per quella scelta?
«Potevo andare a ricoprire determinati incarichi fuori ruolo che mi avrebbero consentito di restare vicino alla linea politica che avevo scelto. Ma, forse sarà una coincidenza, ho trovato ostacoli dappertutto».
Oggi, invece, l’elenco degli accusatori di quel sistema s’è allungato.
«Sì, in ultimo c’è stata l’interrogazione parlamentare dei grillini. E prima ancora il “pentimento” di Marco Venturi, preceduto dalla posizione di Massimo Romano. Quando, molto prima, fui io a denunciare, da uomo delle Istituzioni, mi sarei aspettato che le istituzioni stesse cominciassero a prendere le distanze da chi aveva gestito come centro di potere questo gruppo di Confindustria. Invece non fu così. E io ebbi lo scontro con Crocetta, uscendo dalla governo regionale».
Ma le istituzioni non sono soltanto Crocetta.
«L’elenco è lungo. C’è un passaggio della relazione del presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta, Salvatore Cardinale, che Montante lesse a modo suo, in cui si diceva che erano preventivati attacchi a Confindustria. I magistrati del territorio ben conoscevano la posizione di Montante, come dimostra la successiva notizia sulle indagini per mafia, che nascono prima. E che comunque, questo ci tengo a dirlo, sono andate avanti».
Quelle indagini nascono quando era pm a Caltanissetta. E dunque anche lei sapeva.
«Le dichiarazioni di Carmelo Barbieri (uno dei pentiti che accusa Montante, ndr) le raccolsi io, da pm a Caltanissetta, assieme a Sergio Lari nel 2009 e 2010. Io non feci nemmeno domande a Barbieri. Le fece Lari. La posizione di Montante era già ampiamente conosciuta».

Ed è a questo che alludeva quando nell’intervista ci disse «io e Lari eravamo assieme a Caltanissetta ed entrambi sappiamo chi è Montante»?
«Sì. Tutta Caltanissetta sa chi è Montante. C’è una parte che lo teme e un’altra che lo rifugge. Le istituzioni di Caltanissetta, tutte, ben sapevano chi fosse. Io sul “Fatto” criticai Lari che additava Montante come simbolo della legalità. Nessuno ne prese le distanze, ma addirittura arrivarono ulteriori tributi a questo sistema di potere, persino conclamato a simbolo della legalità nei discorsi di inaugurazione dell’anno giudiziario».
Si riferisce all’ex pg di Caltanissetta, Roberto Scarpinato?
«Non vorrei parlarne. Dico solo che l’avrei fatto più accorto in questa vicenda. Come poteva non sapere delle accuse dei pentiti a Montante? Poi c’è un altro fatto gravissimo che grida vendetta... ».
Quale?
«Il comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza. Il primo si fece per le stragi. Il secondo, alla presenza del ministro Alfano e di altissime autorità, si fa a Caltanissetta. Per celebrare le lodi di una persona che alcuni magistrati dovevano sapere che era indagato o iscritto sul registro delle notizie di reato. Fino alla goccia che fece traboccare il vaso».
Ovvero? A cosa si riferisce?
«Alfano fa un’altra operazione che doveva portare all’assoluto predominio di questa Confindustria: nomina Montante nel Cda dell’Agenzia dei beni confiscati alla mafia. È l’operazione, gravissima, che avrebbe completato il disequilibrio di Confindustria nella struttura più ricca al mondo per il valore dei beni. Ricchezza e potere di orientare le sorti della politica... ».
È l’inizio della fine, per Montante.
«Il sistema Montante, per ironia della sorte, non lo incrinano le istituzioni. Si mette in discussione da solo. Per l’eccesso di tracotanza, per la “hybris” del potere... ».
Il giocattolo si rompe. Perché proprio in quel momento?
«Il giocattolo Montante si rompe quando arriva all’Agenzia, perché proprio le istituzioni che avevano implementato il suo potere creano uno squilibrio nei confronti di quel tipo di Confidustria nella gestione dei beni. Determinando un potere straordinario nelle mani di Montante, manager comunque capace sotto questo profilo, e delle persone a lui vicine».
O magari Montante era arrivato così in alto. Una guerra fra antimafie: “old style” contro “parvenu”?
«Possiamo anche indicarla così. Mi sta chiedendo se c’entri don Ciotti con Libera? Io sono convinto che questo scontro nasca proprio da Libera, che poi incappa nello stesso errore. Perché diventa un’altra struttura, non più spontanea. Ma è un altro discorso... ».
Cosa le fa pensare che c’entri Libera?
«È una mia idea, io ne sono convinto. Ma non ho elementi per dimostrarlo. Posso solo dire che l’unico dato non allineato al consenso che viene fuori dopo la nomina di Montante nel Cda dell’Agenzia è la posizione di Libera, che comunque fino a quel momento non era certo in contrasto con quella Confindustria».
In che senso?
«Io feci una conferenza, assieme a don Ciotti, in una scuola di Lentini, alla quale era stato assegnato un bene proprio da Libera. In quell’occasione non posso dimenticare che don Luigi, persona di grandissima cultura, tesseva le lodi pubbliche di Montante e di Lo Bello. E io, nel mio intervento, anche allora lo criticai. Così come presi posizione contro questo modo fittizio di gestire l’antimafia di Confindustria in diverse occasioni, anche nel 2003 e nel 2004. Anche una volta in cui Lo Bello era relatore. La cosa che mi fa specie è che fior fiori di prefetti e di uomini delle Istituzioni hanno tessuto le lodi o si sono fatti fotografare al momento della firma dei protocolli di legalità, che erano la finzione più grande. Chiunque, anche l’uomo della strada poteva accorgersene. Eppure gli uomini delle istituzioni hanno fatto finta che fossero altro».
Continua a dire che tutti sapevano. Però anche lei sapeva. Perché non andò da un suo collega magistrato a denunciare?
«Io feci molto di più. Non solo le critiche e le denunce pubbliche nei convegni, non solo lo scontro con Crocetta perché mi battevo contro questo sistema, ma anche dettagliati riscontri nelle audizioni alle commissioni parlamentari d’inchiesta. E persino degli atti trasmessi ai colleghi, non soltanto della Procura di Palermo, sulla tracciabilità dei rapporti fra le società di Montante e soprattutto di Catanzaro con alcuni personaggi legati a Cosa Nostra. Tutto documento, carte alla mano. Ma di questo, magari, ne parliamo un’altra volta... ».
D’accordo. Riprendiamo il filo. A un certo punto, è il febbraio 2015, lo scoop di “Repubblica” su Montante indagato.
«Questo è un altro fatto esterno: il via libera a “Repubblica”, che quelle vicende le conosceva già da tempo. Perché le scrive allora e non prima? Ma le istituzioni che parteggiano per Montante sono sempre lì e subiscono questo attacco. A quel punto chi aveva il dovere di agire e aveva omesso fino a quel momento di farlo, finalmente interviene, spinto dalla pubblicità delle notizie sull’indagine a carico di Montante».
Ha avuto scontri durissimi con i vertici di Confindustria Sicilia.
«Non solo scontri e querele, di più. Io scopro oggi dal memoriale depositato da Montante che vi è allegato, con data maggio 2015, un esposto a firma Lo Bello, Catanzaro e Venturi, quest’ultimo evidentemente ancora non pentito, contro di me».
Cosa c’è in quest’esposto?
«Nell’utilizzo che ne fa Montante davanti al Tribunale del Riesame, emergerebbe che era in atto una sorta di complotto contro questa Confindustria antimafia. E di questo complotto farebbe parte il sottoscritto, perché così scrive un anonimo che ricevono Lo Bello, Catanzaro e Venturi».
E quali sono le accuse nei suoi confronti?
«Tramite l’avvocato Colonna orienterei le dichiarazione dei collaboratori di giustizia. Un’accusa che io oggi rileggo nel contesto di quelle dichiarazioni di Cardinale sugli attacchi a Confindustria. E l’altra accusa è che io gestirei delle intercettazioni illegali attraverso due ditte».
È indagato per questa vicenda?
«Mai sentito, né altro. Mi viene comunicato da persone di Caltanissetta, anch’esse accusate da Montante di essere dei complottisti. Io dico: ben venga. O si dimostra che Marino ha fatto davvero questa cosa, oppure chi ha utilizzato questo sistema sta ponendo in essere un’azione criminale contro uomini delle istituzioni. Venturi, fra i firmatari di quell’esposto contro di me, ha preso una posizione chiara contro Montante. Mi auguro che sia lui stesso a fare chiarezza sulla vicenda. Se non lo sentirà la Procura di Catania, chiederò di fare eventuali indagini difensive e di poter ascoltare la sua versione».
Perché Venturi ha rotto con Montante?
«Venturi è un po’ codardo. È sempre stato così. Cosa gli abbia chiesto Montante lo sa solo lui, ma secondo me si tratta di una cosa di palesemente e spudoratamente illecito. Perché, tutto sommato, Venturi è una persona perbene».
Lei ebbe uno scontro anche con Lo Bello.
«Lo Bello per me è un uomo che vive di luce riflessa. Paradossalmente stimo di più l’indagato per mafia Montante, rispetto a chi approfitta delle situazioni di convenienza».
Attenzione: non è mai nemmeno sfiorato da un’indagine.
«Io non dico che Bello non possa essere una persona perbene, dico che si è avvalso di questo sistema. Ed è uno che di male ne ha fatto abbastanza: anche lui firma l’esposto contro di me».
E Crocetta in questo quadro che ruolo ha?
«Crocetta è una persona amorale. Ed è perfettamente consapevole di quello che è avvenuto».
Vi siete mai più parlati dopo le sue dimissioni?
«L’ho sentito solo una volta, due anni dopo la mia uscita dalla sua giunta, perché non aveva redatto il parere per la mia ultima valutazione di professionalità attesa da Corte d’Appello di Roma e Csm. Lui, dopo aver esordito con un “che piacere sentirti! ”, mi disse: “Mi dispiace per quello che è accaduto”. E poi utilizzò queste parole: “Non sapevo le cose che tu sapevi”».
E lei gli crede?
«Crocetta è una persona di grande intelligenza. E di grande furbizia. Non so se è più furbo o più intelligente. Ma uno del territorio, così come lo è Lumia, non può far finta di ignorare quello che stava avvenendo, supportando il sistema Montante».
Lei dice: non potevano non sapere.
«Sarebbe un oltraggio all’intelligenza pensare che ignorassero o che fossero in buona fede nel non sapere del sistema Montante. Anzi le dico di più: lo stratega di questo sistema è proprio Lumia. L’anima nera di questo gruppo è lui».
A proposito di antimafia. Oltre alle indagini su Montante, un’altra icona caduta in disgrazia è il giudice Saguto.
«Io però porrei una distinzione. Mentre per la Saguto il nodo è nel modo di gestire i beni, e non nei provvedimenti emessi dal magistrato, il sistema Confindustria è la più grande finzione che un uomo delle Istituzioni di medio livello aveva il dovere di leggere. Così come l’abbiamo letta in tanti. Solo che in pochi abbiamo avuto il coraggio di parlare».
Perché questi silenzi? Connivenza, complicità? O cos’altro?
«Montante era riuscito a creare un rapporto istituzionale con vertici della Dia, con magistrati e con ministri. Ed è stato bravo a creare dei rapporti con i vertici che comandavano il Paese».
Di cosa stiamo parlando?
«Ho avuto notizia, fra altro documentata anche dall’allontanamento dell’ex capocentro della Dia di Caltanissetta dopo l’audizione in Antimafia, che uomini delle Istituzioni si erano spesso rivolti a Montante per ottenere alcuni vantaggi nella carriera. Evidentemente ritenendo che questo potere non fosse millantato. Di alcune nomine anch’io mi sono stupito, così come di inspiegabili blocchi di promozioni».
Ha appena parlato di «vertici che comandavano il Paese».
«Non dimentichiamo che il ministro Cancellieri lo definì “apostolo della legalità”. Quando sentii questa affermazione, chiamai il capo di gabinetto del ministro e gli dissi: “Ma come fai a non informare la Cancellieri di chi è Montante? ”. Ma del resto anche lo stesso procuratore Lari definì Montante “simbolo della legalità”. In un convegno giuridico, peraltro».
Lei dà per scontato che Montante sia colpevole. Ma l’indagine potrà finire con la constatazione che è un galantuomo. E in molti gli dovranno chiedere scusa.
«Io prescindo dall’esito dell’indagine, perché la magistratura non può svolgere la funzione di supplenza sotto il profilo morale, etico, amministrativo, politico. Sono proprio le Istituzioni che hanno consentito la crescita di Montante ad avere il dovere di non stare più in silenzio. Proprio per dimostrare di non essere asservite a quel sistema che si spera abbiamo supportato involontariamente».
Quindi l’invito che ha fatto Venturi nell’intervista al nostro giornale è legittimo?
«Legittimo e doveroso. Occorre una posizione dei governi regionale e nazionale. Una chiara presa di distanza rispetto a tutti gli uomini che hanno fatto parte del sistema Montante e anche di quelli che ne hanno preso le distanze. Oggi, ad esempio, non puoi più supportare Lo Bello».
Ufficialmente Lo Bello non ha mai preso le distanze da Montante. Ma alcuni giornali hanno parlato di gelo fra i due.
«Mi dicono che sia una finzione, un gioco delle parti. In ogni caso si sono sempre alternati, Lo Bello ha sempre respirato il sistema Montante. Il tema è questo: è Confindustria nazionale a dover fare pulizia al proprio interno. Squinzi non può far finta che non sta succedendo niente a Montante, aspettando l’esito della vicenda giudiziaria. Questa è la dimostrazione della collusione di questa Confindustria con il sistema Montante. Se il vertice nazionale non prende posizione, azzerando tutti gli uomini che di quel sistema hanno fatto parte, compresi quelli che fingono di aver preso le distanze o l’hanno fatto davvero, significa che assume una posizione di copertura».
È il momento della verità, dunque.
«Le istituzioni non possono più far finta di nulla. A partire dal signor ministro dell’Interno, Alfano, che si è permesso di fare un comitato nazionale a Caltanissetta e che ha il dovere un mea culpa soprattutto per aver cercato di supportare quel sistema con la nomina di Montante all’Agenzia dei beni confiscati».
twitter: @MarioBarresi


“Quel ruffiano di Treppiedi” Queste le parole dell’imprenditore Bulgarella nei confronti del sacerdote quando questi decise di rendere testimonianza nel processo contro il senatore D’Alì




Intanto la costruzione dei centri commerciali si decidevano nel salone di un barbiere e spunta il nome dell’on. Paolo Ruggirello.

Sono intercettazioni clamorose quanto emblematiche del personaggio, quelle contenute nell’ordinanza dei pm della Dda di Firenze che hanno sottoposto a indagini l’imprenditore trapanese Andrea Bulgarella. Ve ne sono un paio che riguardano i colloqui tra Bulgarella ed una sorta di suo “confessore”, un piccolo imprendiotre trapanese, con un passato da editore della carta stampata, Ignazio Grimaldi. E’ Grimaldi per esempio che la mattina del 19 noivembre 2014, alle 7,07 gli dà notizia dell’arresto di Luca Bellomo, il nipote di Matteo Messina Denaro che con il gruppo Bulgarella aveva avuto rapporti per arredare alcune strutture turistiche. Nell’ordinanza si legge: “Bulgarella comprende subito che è il Bellomo che lui ben conosce ma prudentemente per telefono si limita a dire che si tratta un soggetto che vendeva pialli … cose di rappresentanza. Bulgarella però è curioso e forse anche preoccupalo, ed alle ore 9.32 – non dal suo telefonino ndr – richiama il Grimaldi per avere maggiori notizie sugli arresti e su Bellomo aggiunge: ... si .. io lo conosco …. Forse vendeva …. Suo padre perlomeno ….Vendeva cose per il ristorante….. ma ques to è pericoloso? Grimaldi gli comunica che la moglie del Bellomo è avvocato penalista e che è figliadella sorella di Matteo Messina Denaro. La conversazione si conclude con la richiesta di Bulgarella di fargli avere ulteriori notizie. Alleore I0.12 Bulgarella richiama dal suo telefono Grimaldi ed i due commentano la notizia anche con riferimento agli altri arrestati, Bulgarella su Bellomo dice: .. e questo che suo padre mi vendeva le cose a me ….. questo qui è un minchion e … una cosa inutile” . Ma le telefonate quotidiane tra Bulgarella e Grimaldi, soliti vedersi a Trapani passeggiare insieme sopratutto nei fine settimana, affrontavano diversi argomenti, preferiti quelle sulle indagini antimafia. Quelle riguardanti il senatore Antonio D’Alì, sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Ma non solo, i due, Grimaldi e Bulgarella parlano di Cuffaro e dell’ex prefetto Fulvio Sodano, promosso il primo, bocciato il secondo. Bulgarella esprime ammirazione per Cuffaro, “leader pure in galera”, “uomo vero” per aver confidato ad un amico che era sotto intercettazione, giustificando tale condotta: ” .. .. non è che …che ha rubato… ha tradito cose… niente… solo perchè ad amico … una persona … esatto una persona per bene …”. In altre occasioni i due discutevano della cittadinanza onoraria rifiutata all’ex prefetto Fulvio Sodano, che sarebbe stata uno smacco per il senatore D’Alì, lui si “persona perbene”. Bulgarella e Grimaldi vengono adscoltati a esprimere giudizi negativi sull’ex prefetto Sodano che invece, scrivono i pm fiorentini, “si era distinto per la lotta al patrimonio della cosca mafiosa facente capo a Matteo Messina Denaro, tanto che Bulgarella ripetutamente afferma di non capire il motivo del conferimento di tale onorificenza”. Ancora parlando con l’amico Ignazio Grimaldi è stato sentito esprimere “preoccupazione e timori per un’eventuale condanna nei confronti di D’Alì a seguito dell’ammissione delle nuovetestimonianze ed, in particolare, di quella del sacerdote Treppiedi (teste di accusa nel processo ndr), additato da Bulgarella con iI terminespregiativo di ruffiano”. E’ cosa nota a Trapani che nei salotti trapanesi chi collabora con la giustizia è considerato un untore…ora si apprende che chi decide di testimoniare per tale gente è anche un ruffiano. Tra le carte dell’indagine fiorentina ce ne è anche per l’attuale deputato regionale Paolo Ruggirello, attraverso il quale, annotano la Dda di Firenze e il rapporto dei Carabinieri del Ros, “Bulgarella ed il cognato Peppe Poma (anche lui indagato per autoriciclaggio ndr) intendevano aprire un supermercato a Trapani”. Un accordo che sarebbe stato stretto nella bottega di un barbiere che organizzò pure l’incontro. “Il Bulgarella per tale iniziativa si è incontrato con Ruggirello nella sala del barbiere di quest’ultimo. L’incontro , come documentato da apposito servizio di osservazione , risulta essere avvenuto la mattina di domenica 8 settembre 2013. Due giorni prima Coppola (il barbiere di Ruggirello) aveva per telefono concordato l’appuntamento con Bulgarella senza, però nel corso della telefonata venisse fatto il nome del deputato che è stato indicato come un non meglio specificato“portavoce “ di un soggetto interessato per la realizzazione di un centro commerciale”.

http://www.alqamah.it/2015/10/10/quel-ruffiano-di-treppiedi-queste-le-parole-dellimprenditore-bulgarella-nei-confronti-del-sacerdote-quando-questi-decise-di-rendere-testimonianza-nel-processo-contro-il-senatore-dali-intanto/

«Era la Banca dei servizi segreti e di Antonello Montante»


Le rivelazioni di un ex manager di Banca Nuova a Report e anticipate dal Fatto. Ma l'ex capo del Sismi Nicolò Pollari: «Sono tutte fandonie»




Una banca, in questo caso la Banca Nuova, creata dai servizi segreti e diventata nel frattempo una centrale informativa del “lavoro” di Antonello Montante, l’ex vicepresidente di Confindustria e arrestato nel maggio scorso al culmine di una inchiesta della Procura di Caltanissetta con l’accusa di aver creato una rete spionistica per tenere sotto scacco politici, imprenditori e giornalisti.
Questo è almeno quanto ha rivelato nel corso della trasmissione Report - e anticipato dal Fatto Quotidiano - un ex manager di Banca Nuova intervistato sotto copertura da Paolo Mondani. L’ex manager ha chiamato in causa Nicolò Pollari, il capo dei servizi segreti italiani tra il 2001 e il 2006 raccontando che nello stesso palazzo dove c’era una sorta di centrale dei servizi che aveva il compito di realizzzare dossier c’era la direzione di Banca Nuova: “Montante – dice l’ex manager - fu un investimento per i Servizi”.
Il processo ad Antonello Montante, che si svolgerà con il rito abbreviato, comincerà il prossimo 15 novembre. L’ex manager ha rivelato circostanze inedite sui rapporti tra l’ex vicepresidente di Confindustria e Banca Nuova, l’istituto di credito siciliano fondato da Gianni Zonin, l’ex presidente della Banca Popolare Vicentina: “Fu Pollari a tenere a battesimo Banca Nuova. I conti dei servizi stavano da noi ma non si trattava di un rapporto solo fiduciario. La banca è stata una vera e propria creazione dei servizi… La fa Zonin, ma la pensano i servizi: cioè Pollari, poi Giorgio Piccirillo direttore dell’AISI e dopo di lui il generale Arturo Esposito. Erano grandi amici della banca, avevano i conti da noi ma poi appoggiavano Montante. Tanto che Esposito è indagato con lui”.
E sempre la gola profonda aggiunge: “Montante è stato un investimento per i servizi. Intanto, lui e Pollari si incontravano. Tanto che Banca Nuova era una centrale informativa. Uomini dei servizi segreti si vedevano lì e passavano informazioni ai dirigenti di Banca Nuova che poi le facevano filtrare ai soggetti interessati dalle indagini della magistratura. E nella nostra filiale di Roma i funzionari dell’ambasciata americana e gli agenti Cia erano di casa. Diciamo che eravamo noi la banca dei nostri servizi e della Cia”. Chi aveva i conti in Banca Nuova? “La famiglia Ciancimino – dice sempre l’ex manager - , l’ex ministro Alfano e la moglie, la KSM di Basile e anche Finmeccanica. Una banca di sistema? Di più. Le banche di sistema fanno favori alla classe dirigente. Noi eravamo il sistema. La classe dirigente la creavamo noi. Mangiavamo e facevamo mangiare. Gianni Letta presenziava ad alcuni Cda di Banca Nuova e a quale titolo me lo chiedo ancora oggi...”.


Una ricostruzione che però Nicolò Pollari ha smentito: “Quanto riferito da un «ex manager» di Banca Nuova alla trasmissione Report, e pubblicato oggi da Il Fatto Quotidiano - e cioè che la banca in questione fu creata dai servizi segreti di Nicolò Pollari e che «sarebbe stata una centrale informativa del 'lavorò di Antonello Montante, l’ex vicepresidente di Confindustria arrestato con l’accusa di avere creato una rete spionistica per tenere sotto scacco politici, imprenditori e giornalisti - «almeno per quanto mi riguarda, è falso”. «Senza tema di smentita e con la forza della verità – ha aggiunto l’ex capo dei Servizi - asserisco che il contenuto di quest’articolo, almeno per quanto mi riguarda, è falso. Non ho detto impreciso, parziale od equivoco: per quanto mi riguarda è falso. E ove si fosse proceduto ad un minimo di verifica delle informazioni acquisite la mia asserzione avrebbe trovato agevole e sicura conferma. Non ho e non ho mai avuto alcuna conoscenza, né diretta né indiretta, delle persone coinvolte nel processo di Caltanissetta, escludendo ovviamente i direttori dei Servizi evocati nel tempo dalla stampa. Non conosco, non ho mai conosciuto e non ho mai intrattenuto rapporti con alcun vertice, dirigente o persona della banca ivi indicata o della sua capogruppo se non con i dirigenti pro tempore dell’agenzia presso la quale, nel corso del 2007 2008, ho aperto un conto corrente bancario, unitamente ad alcuni membri della mia famiglia, dietro presentazione al direttore dell’agenzia dell’epoca da parte di un amico personale, estraneo alla Pubblica Amministrazione ed al mondo bancario. Nel periodo in cui ho assolto le funzioni di direttore del Sismi, non mi è capitato di dovermi occupare direttamente od indirettamente di rapporti con soggetti bancari, né mi è capitato di prendere notizia del nominativo delle banche che intrattenevano rapporti con il Servizio. Da quanto ho letto dalle cronache, sono propenso a ritenere che ogni eventuale apertura di rapporto con le banche evocate nell’articolo sia intervenuta in epoca successiva a quella in cui ho espletato il mio mandato. Il Sismi da me diretto non ha mai interagito con le menzionate banche per ragioni istituzionali. È difficile, infatti, interagire con chi non si conosce o con ambienti dei quali, al più, si ha mera notizia dell’esistenza. Ciò si può agevolmente rilevare, anche documentalmente dal carteggio che esiste tanto presso l’ex Sismi, quanto presso la banca. Da tale carteggio emerge ictu oculi come ogni procedura, decisione o data non siano in alcun modo riferibili alla mia persona od anche solo compatibili con decisioni a me riferibili. Le ulteriori illazioni riportate nell’articolo sono, evidentemente, altrettanto false»
https://www.lasicilia.it/news/cronaca/202099/era-la-banca-dei-servizi-segreti-e-di-antonello-montante.html


BULGARELLA 2013 DECRETO 4103 2013 PERQUISIZIONE PALENZONA UNICREDIT CALCESTRUZZI ERICINA POMA SERENI MERCURI PROCURA FIRENZE

REPORT 2010 COSI FAN TUTTI PALENZONA UNICREDIT CALCESTRUZZI ERICINA MASSONERIA MAFIA






BULGARELLA 2013 DECRETO 4103 2013 PERQUISIZIONE PALENZONA UNICREDIT CALCESTRUZZI ERICINA POMA SERENI MERCURI PROCURA FIRENZE







BULGARELLA 2013 DECRETO 4103 2013 PERQUISIZIONE RUGGIRELLO PIPPO GIANNI PALENZONA UNICREDIT CALCESTRUZZI ERICINA POMA SERENI MERCURI PROCURA FIRENZE








BULGARELLA 2010 REPORT UNICREDIT PALENZONA RUGGIRELLO PIPPO GIANNI POMA SERENI COSI FAN TUTTI UNICREDIT CALCESTRUZZI ERICINA MASSONERIA MAFIA DECRETO 4103 2013 PROC FIRENZA AUTOPARCO






 





















Antimafia, Caltanisetta, Camilleri, Catanzaro, CICERO, CONFINDUSTRIA, CROCETTA, CUFFARO, LO BELLO, Lombardo, LUMIA, Marino, MATTEO MESSINA DENARO, MERCEGAGLIA, MONDANI PAOLO, MONTANTE, PATTI, Report, VALTUR, VENTURI, 




2019 25 OTTOBRE Don Piddu, don Paolino e don Vincenzo IL SISTEMA MONTANTE ANTONELLO ARNONE PAOLINO, CONFCOMMERCIO, DI FRANCESCO DARIO, DOSSIER, FERRARO SALVATORE, IRSAP, LO CICERO ALFONSO, MADONIA GIUSEPPE, MONTANTE ANTONELLO, REPORT, RANUCCI SIGFRIDO, TAG, VENTURI MARCO,

No comments: